Cosa lega la Germania alla Francia e alla Spagna? Erano visti come l’antidoto naturale al “populismo sovranista” che “sta destabilizzando” Bruxelles, il diritto, le democrazie moderne.
Specialmente la Spagna era considerata dalla sinistra nostrana come un modello da imitare per scongiurare le “orribili” ricette-Meloni-Salvini-Vannacci sull’immigrazione e non solo.
Tre paesi però, in via di rottamazione; con un’estrema destra in crescente avanzata e una sinistra antagonista in perenne fibrillazione. Le ultime manifestazioni di piazza e le recenti elezioni sono state e sono un segnale di un inesorabile cambio di paradigma futuro: la destra tosta intercetta le esigenze della nazione, la sinistra classica no, difende l’establishment mediatico, culturale, economico e politico.
Il governo Mertz, da molto tempo, sta attraversando una fase di forte instabilità politica e di preoccupante calo di consensi, aggravati, come detto, da pesanti sconfitte elettorali locali e da profonde divisioni interne alla coalizione tra CDU e SPD. I risultati negativi in Sassonia e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, hanno indebolito la leadership del cancelliere. E il partito Alternative für Deutschland (AfD) continua a vincere. Nelle urne e nei sondaggi.
Il flop dell’esecutivo è dovuto alle difficoltà economiche, alle politiche di bilancio, ma soprattutto all’incapacità di gestire l’immigrazione.
Stesso discorso per la Spagna. Folle oceaniche stanno attraversando il paese con l’unico obiettivo: abbattere il “corrotto” Sanchez. Una protesta di popolo che nasce da tematiche trasversali e ugualmente gravi: la corruzione famigliare, Ceuta come punta di un iceberg antico mai risolto, e il piano casa.
Una sconfitta fragorosa per il socialismo iberico che potrebbe presto far tornare alle urne. Decisivi per la bocciatura alle Cortes (sul piano casa) i sette voti contrari di “Junts per Catalunya”, il partito indipendentista catalano di Carles Puigdemont, che si sono sommati a quelli del Partido Popular e dell’estrema destra di Vox.
Inutile dire che la piazza (la Spagna reale) si è suddivisa in estrema sinistra ed estrema destra. Oltre mezzo milione a Madrid e scontri violenti a Valencia. Un colpo mortale per il premier.
Se Spagna e Germania piangono, la Francia di Macron non ride.
Oltre alla progressiva disaffezione dell’elettorato verso il presidente, le sconfitte elettorali del suo partito che lo hanno costretto a puntellarsi con esecutivi emergenziali e di minoranza, e l’avanzata continua del partito della Le Pen, ci si è messa ora pure la scuola.
Quello del monarca-repubblicano è un tramonto pesante. Viene criticato per le politiche economiche e sociali (“l’austerità per i molti, i favori per i pochi”); per il costo della vita, per la riforma delle pensioni che resta ancora una ferita aperta. Le recenti manovre economiche mirate a contenere il deficit pubblico (che ha superato il 5% del PIL) hanno imposto rigorosi piani di austerity, minando ciò che resta dello Stato sociale francese. Tradotto: tagli ai servizi essenziali per risanare le casse. Stessa molla della nuova rivolta studentesca di queste ore. Macron accusato di aver impoverito il sistema scolastico, provocando aule sovraffollate, carenza di docenti e strutture fatiscenti.
Infine, deriva autoritaria in ragione dell’uso eccessivo dei decreti parlamentari. Molte riforme approvate senza il voto dell’Assemblea (articolo 49 della Costituzione).
Un bel messaggio e un insegnamento pedagogico per Pd, Avs e grillini. Dove governa in Europa, sia la sinistra, sia il progressismo liberal, il bilancio è nero.
E il dato interessante è che la protesta sta assumendo colori estremi sia di destra, sia di sinistra. Nel nome dell’identità nazionale, dell’anti-immigrazione e del Welfare.
E perché? Perché il fallimento riguarda non due visioni del mondo contrapposte come secoli fa, nell’Ottocento e nel Novecento, comunismo, socialismo “vs” capitalismo liberale, ma la medesima visione: “il partito internazionale radicale di massa”. Che ha tradito tutti i valori di riferimento storici della sinistra: l’uguaglianza, la giustizia sociale, i diritti sociali, lo Stato sociale e di conseguenza, ha tradito la scuola pubblica, la sanità pubblica, le pensioni. Sostituendoli con l’economia green, la cultura woke, la cancel culture, i diritti civili, la mistica Lgbtq, la religione globalista con tutto ciò che comporta (la società multiculturale, multietnica, la migrazione selvaggia).
Da noi assistiamo al mantra quotidiano di un Conte, di una Schlein e del duo Bonelli-Fratoianni, che in funzione anti-Meloni, ripetono a pappagallo che non ci sono i soldi per le scuole, per le case, per la sanità, per un’integrazione giusta. Promettendo salvezza se andranno a Palazzo Chigi.
Ma l’esempio dei loro modelli europei ci dice il contrario: non sono la soluzione. Sono i temi dove stanno cascando Spagna, Germania e Francia.
E gridare alla marea nera, al fascismo, al voto dettato dalla paura o di protesta (per delegittimare l’avversario-nemico), non serve. Anzi, serve solo a far crescere l’estrema destra e la sinistra antagonista.
Spagna, Francia, Germania: i popoli contro il partito radicale di massa. Schlein, Conte e Avs, siete avvertiti

Preziosissime analisi della situazione europea e internazionale per l’innegabile fondamento di verità riscontrabili nei dettagli: strumento quindi di conoscenza e di partecipazione da seguire costantemente; grazie infinite al pregiatissimo autore