Nobel per la Pace alla giudice sudafricana Navi Pillay. «Genocidio a Gaza? Ho detto solo la verità»

venerdì, 9 Ottobre 2026
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Pillay

Dalla lotta contro l’apartheid in Sudafrica ai tribunali internazionali chiamati a giudicare genocidi e crimini contro l’umanità. È il percorso di Navanethem,  “Navi”, Pillay, giurista sudafricana di 85 anni, insignita del Premio Nobel per la Pace 2026. La Pillay, spiega il Comitato del premio, è stata scelta per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale, sottolineando che il riconoscimento intende ricordare come lo Stato di diritto, a livello nazionale e internazionale, rappresenti il fondamento del sistema creato per garantire la pace e risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza. «Se applaudite un po’ più forte, potrei condividere il Premio con Trump», ha detto la magistrata, scherzando, dopo aver appreso la notizia.

Nata il 23 settembre 1941 a Durban, in una famiglia di origine tamil indiana, la Pillay è cresciuta sotto il regime di segregazione razziale sudafricano, diventando una delle prime donne di origine indiana a esercitare la professione di avvocata nel Paese. Durante l’apartheid ha difeso oppositori politici del regime, tra cui Nelson Mandela, battendosi contro la discriminazione e le violazioni dei diritti fondamentali.

Laureata in Giurisprudenza all’Università del Natal, in Sudafrica, ha proseguito gli studi ad Harvard, negli Stati Uniti. Dopo la fine dell’apartheid, nel 1995 è diventata giudice dell’Alta Corte sudafricana, prima di intraprendere una lunga carriera nella giustizia internazionale. Ha ricoperto incarichi al Tribunale penale internazionale per il Ruanda, contribuendo a storiche sentenze, che hanno riconosciuto come lo stupro e la violenza sessuale possano costituire atti di genocidio e crimini contro l’umanità. Successivamente, è stata giudice della Corte penale internazionale dell’Aia.

Dal 2008 al 2014 ha ricoperto l’incarico di Alta commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, occupandosi delle principali crisi internazionali e denunciando le violazioni commesse da governi e gruppi armati. Cofondatrice dell’organizzazione “Equality Now”, impegnata nella difesa dei diritti delle donne, Pillay ha contribuito allo sviluppo della giurisprudenza internazionale sulla violenza sessuale nei conflitti armati. Più recentemente Pillay ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e su Israele, incaricata di indagare sulle violazioni del diritto internazionale. Ha lasciato la presidenza della commissione nel 2025.In un comunicato diffuso il 16 settembre di quell’anno dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), la commissione aveva presentato le conclusioni di un rapporto secondo cui le autorità israeliane avevano commesso atti di genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza. Attualmente è giudice ad hoc designata dal Gambia nel procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia in cui il Myanmar è accusato di genocidio contro la minoranza rohingya.

«L’ultima cosa che ho fatto è stata il rapporto su Gaza, in cui definisco ciò che sta accadendo lì come un genocidio. Una delle reazioni principali a quel rapporto è stata quella di rendermi omaggio per il mio coraggio. E potete immaginare quanto fossi sorpresa. Perché ci vuole coraggio per dire la verità? Vedi i fatti, interpreti la legge e prendi una decisione imparziale».

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