Una tregua annunciata da uno, smentita da tutti gli altri. E violata in tempo reale. Alle 19:18 della serata di ieri Donald Trump scrive sul suo Truth Social, in maiuscolo come sempre: «Con effetto immediato, c’è un cessate il fuoco energetico nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti hanno concordato. Non violatelo!» Peccato che nessuna delle due parti lo abbia confermato. Volodymyr Zelensky dal canto suo resta di sasso: «Per me è una novità. È stata una sorpresa». Poi aggiunge, diplomatico ma gelido: «Se il presidente Trump lo ha negoziato con Putin, ci dica quando comincia. Siamo pronti e lo accetteremo». Un alto funzionario ucraino al Financial Times è più brutale: «Proprio ora le nostre squadre stanno ripristinando elettricità e acqua a Kiev. Nessuno ha sentito parlare di cessate il fuoco». Da Mosca, zero conferme. Il portavoce Peskov solo tre giorni prima aveva definito la proposta di tregua energetica di Kiev: “Uno stop in un settore che è il suo tallone d’Achille». Anzi, poche ore dopo l’annuncio di Trump, Zelensky denuncia che un drone Shahed russo colpisce una centrale elettrica a Kiev, altri due missili incendiano la centrale termoelettrica CHP-5 di Kharkiv. La guerra energetica continua. Non è la prima volta. Già il 14 settembre Trump aveva annunciato la stessa identica tregua, mai avvenuta. Il Financial Times dall’alto della sua autorevolezza allora scrisse che l’aveva annunciata in anticipo per forzare la mano: Putin, secondo le fonti del Cremlino, non vuole fermarsi prima dell’inverno. Colpire al freddo, pensa, costringerà Kiev a cedere. Perché allora questo annuncio ora? Il giorno prima Trump aveva attaccato durissimo Zelensky: “Sta facendo salire i prezzi del diesel». E ancora: «Ha perso varie occasioni per un accordo, gli ucraini dovrebbero sostituirlo con elezioni». Il nodo è interno: il diesel a 2,28 euro al litro in Italia, oltre 4 dollari al gallone negli USA, sta massacrando i Repubblicani a un mese dalle elezioni di midterm. E Trump imputa il rincaro non alla guerra in Iran e allo Stretto di Hormuz ma ai droni ucraini sul petrolio russo. Zelensky, in risposta, ha messo sul tavolo uno scambio: «Pronto a fermare gli attacchi alle raffinerie se Mosca ferma quelli sulle nostre centrali. E organizzo elezioni se Putin accetta 60 giorni di cessate il fuoco globale». Siamo alla diplomazia a colpi di Social. Trump non negozia una tregua, la proclama, sperando che la realtà si adegui.



