Un’Aula della Camera quasi vuota, con un numero esiguo di deputati della maggioranza ad ascoltare la relazione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. È questa “la plastica immagine di un governo diviso e senza linea”, come denunciano in una nota congiunta i gruppi parlamentari di Pd, M5S, Avs, Iv e +Europa. Dopo quattro anni a Palazzo Chigi, le opposizioni accusano l’esecutivo di non aver risolto le emergenze economiche di imprese, famiglie e lavoratori: con il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) in discussione oggi, il governo certificherebbe le difficoltà del Paese senza indicare una strategia per la crescita. Il “fallimento politico”, prosegue la nota delle opposizioni, è scritto nei dati: l’Italia non cresce, il debito aumenta e i salari reali, secondo l’Istat, hanno perso il 9,4% dal 2021. A pesare è anche una stangata fiscale da 13 miliardi legata al fiscal drag, che colpisce dipendenti e pensionati e che il governo si dimostra incapace di sterilizzare. Di fronte a questo scenario, le opposizioni hanno risposto presentando una risoluzione unitaria. Le reazioni dei leader de l’opposizione raccolte da Lo Speciale.
Dpfp le parole dei leader di opposizione
A tracciare la linea dell’attacco è il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, parlando a margine della manifestazione degli studenti dell’Udu davanti alla Camera: “Le spese sulle armi non producono crescita come ha detto Banca d’Italia. L’Istat certifica che i salari sono crollati – meno 9% – e Meloni cosa fa? Prevede 14 miliardi e mezzo per le armi”. Conte rivendica il risultato politico del documento congiunto: “Attenzione, noi siamo veramente orgogliosi di aver compattato le opposizioni sul nostro no al riarmo. Perché con le armi gli italiani non mangiano, non si curano. La ricetta è chiara: dobbiamo recuperare i soldi dal riarmo, dagli extra profitti di banche e colossi energetici per investire nella sanità, nell’istruzione, per abbassare i salari reali [sic, a contrasto dell’inflazione, ndr], venire incontro a famiglie e imprese che sono in difficoltà per il caro vita e il caro bollette. Questo governo deve andare a casa”.
A fargli eco è la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che inquadra il documento condiviso non solo come un atto parlamentare, ma come un vero e proprio manifesto politico per il centrosinistra: “La risoluzione unitaria sul DPFP dimostra che l’alternativa alle destre poggia già su una base programmatica comune: 21 punti di politica economica e sociale che le forze progressiste hanno condiviso a partire dal lavoro di opposizione parlamentare: dalla crescita al lavoro e gli stipendi, dal congedo paritario e la difesa della sanità universalistica alla ricerca, dal diritto alla casa alla politica industriale, fino alla contrarietà verso lo scostamento di bilancio per aumentare le spese militari”. Per la leader dem, la strada tracciata oggi in Aula è chiara: “Questa risoluzione rappresenta, nei fatti, una prima bozza del programma dell’alleanza progressista, un punto di partenza concreto per cambiare l’Italia”.
Una bocciatura totale delle scelte di Palazzo Chigi che arriva anche da Nicola Fratoianni. Il leader di Sinistra Italiana (Avs), sceso in piazza Montecitorio al fianco degli studenti in tenda, punta il dito contro le priorità di spesa cristallizzate nel Documento di finanza pubblica: “In quel documento c’è un impegno per spendere 14 miliardi di euro nei prossimi due anni per nuove armi. Questo è l’unico segno di questo governo: l’aumento della spesa militare, mentre il sistema sanitario nazionale pubblico perde 18 miliardi negli ultimi anni in termini reali, mentre gli stipendi italiani sono fermi al palo, mentre il costo della vita, a cominciare anche dal costo della casa, continua a crescere”. Da qui, la necessità di compattare il fronte: “Così questo Paese non regge, bisogna andare in una direzione ostinata e contraria a quella della maggioranza. Per questo serve un’alternativa, per questo noi ci candidiamo a rappresentarla”.



