La visita di Re Felipe VI e della Regina Letizia a Ceuta e Melilla, accolti da una folla immensa di spagnoli, spagnolizzati e migranti integrati, mi ha fatto ricordare la nostra Trieste.
Proprio nelle terre contese, dove le identità si confrontano e si scontrano, non sono acquisite o scontate e i confini non sono solo storici e politici, ma anche mentali e culturali, il fuoco degli schieramenti è più forte, più partecipato, più vissuto sulla pelle dei cittadini.
Trieste non a caso, possiamo definirla come la patria conquistata, riconquistata e difesa a dispetto delle logiche di potere.
Cosi come Ceuta e Melilla, un’exclave (enclave in terra esterna rispetto alla propria sovranità geografica), una comunità spagnola in terra africana, marocchina.
Un lascito del passato che però, rivendica orgogliosamente la propria appartenenza.
E re Felipe ha fatto bene ad essere presente. Dimostrando che la Corona sa rappresentare le istanze e le aspettative di un popolo, abbandonato, tradito, in questo caso dal governo Sanchez, nel nome di una strategia di integrazione folle, e in ostaggio di disegni di guerra ibrido-migratoria, non solo orchestrata dal Marocco, ma anche da registi molto più potenti sul piano geopolitico, come gli Usa, che hanno voluto punire la Spagna rispetto a recenti posizioni non condivise.
E la monarchia ha saputo diffendere fisicamente la propria nazione e il proprio popolo, sia dentro i confini, sia fuori. Confermando la propria superiorità istituzionale di fronte alla liquidità di qualsiasi governo.
E il bagno di folla ha confermato la consapevolezza e la centralità di tale ruolo.
E sia a Ceuta, sia a Melilla, pur nell’auspicio di future buone relazioni col regno del Marocco, il re è stato chiaro: “Siete parte inalienabile della sovranità nazionale”. Fin dal 2014 voleva essere presente.
Basta un corpo fisico, mistico, quindi, più significativo di qualsiasi comunicazione verbale, per esprimere un messaggio vero, autentico.
Peccato che la stampa ufficiale, il mainstream mediatico, culturale e politico, non abbia raccontato tale successo monarchico. Dai giornaloni nessun articolo. Se invece, si fosse assistito ad un altro sbarco dei “poverini” migranti ambientali ed economici, avremmo avuto le prime pagine dei giornali piene zeppe di servizi e approfondimenti. E magari elogi a Sanchez, icona di una sinistra in perenne ricerca di modelli esteri, laddove quelli interni sono assolutamente non spendibili.
Ceuta e Melilla. Ecco perché la stampa silenzia il successo di Re Felipe VI
