Pietracatella, si avvicina la verità? Piante di ricino a pochi chilometri dai Di Vita, oggi perquisito il liceo delle sorelle

giovedì, 15 Ottobre 2026
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Gli investigatori seguono due tracce: le piante di ricino trovate nei campi tra Molise e Puglia e le ricerche online sul veleno. Oggi le perquisizioni al liceo Classico di Campobasso, la scuola delle sorelle Di Vita.

Quasi dieci mesi dopo la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, le indagini sul giallo di Pietracatella si allargano al territorio circostante. Gli agenti della Squadra mobile di Campobasso, diretti da Marco Graziano, hanno individuato diverse piante di ricino tra Riccia e il lago di Occhito, il bacino artificiale al confine tra Molise e Puglia. Oggi, 15 ottobre, è scattata la terza delle quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura di Larino: tocca al liceo Classico di Campobasso, la scuola frequentata da Sara e dalla sorella Alice.

Dall’inizio: il Natale del 2025

Tutto comincia a ridosso del Natale a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Antonella, 50 anni, e Sara, 15, stanno male dopo alcuni pasti consumati in casa. Secondo le ricostruzioni, il malore sarebbe insorto tra il 22 e il 24 dicembre. Il padre, Gianni Di Vita, finisce a sua volta in ospedale e viene poi dimesso.

Al pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso i medici pensano a un’intossicazione alimentare. Ma le condizioni delle due donne peggiorano in fretta: dopo diversi accessi in ospedale, tra il 27 e il 28 dicembre muoiono. I medici descrivono un’insufficienza epatica seguita da un cedimento di più organi, con una rapidità fuori dal comune.

Le prime autopsie non indicano cause certe. La Procura sequestra alimenti e affida le analisi tossicologiche al Centro antiveleni Maugeri di Pavia e al Policlinico di Bari. L’inchiesta parte per omicidio colposo, con cinque medici dell’ospedale indagati.

La svolta: la ricina

Il 31 marzo 2026, secondo l’Ansa, gli esami rilevano tracce di ricina nei campioni biologici delle due donne. La Procura apre un secondo fascicolo contro ignoti per duplice omicidio premeditato. Il tossicologo del Centro Maugeri di Pavia Carlo Locatelli isola la sostanza nel sangue dopo oltre 10 mila analisi. A luglio le conclusioni dell’autopsia confermano l’intossicazione da ricina.

Poi i riscontri: il Robert Koch Institut di Berlino riceve circa settanta reperti biologici e alimentari, mentre nell’abitazione della famiglia vengono prelevati 131 campioni dopo oltre dieci ore di tamponi. Il 19 agosto emerge che gli esami di Berlino non hanno rilevato anticorpi alla ricina nel sangue di Gianni e Alice Di Vita, un dato che, precisa la stessa fonte, non permette di escludere in assoluto un contatto con la sostanza. Ai primi di ottobre vengono perquisiti gli studi professionali di Gianni Di Vita, a cui viene chiesto di consegnare una chiavetta Usb e due computer. Il padre non risulta indagato: il fascicolo per omicidio è contro ignoti.

Le tracce di oggi: i campi

Tra agosto e ottobre le piante di ricino sviluppano i semi all’interno delle capsule. Gli investigatori verificano se da quelli trovati nei campi tra Riccia e il lago di Occhito possa essere stata ricavata la materia prima per il veleno. Un elemento rilevante è la quantità di ricina rilevata dall’Istituto Maugeri di Pavia nei campioni di sangue delle due vittime: secondo quanto riportato, il dato farebbe ipotizzare una preparazione artigianale. Saranno gli accertamenti scientifici a stabilire se esista un collegamento tra le piante individuate e il veleno.

Le tracce di oggi: i computer

La seconda traccia è digitale. Gli inquirenti cercano il computer da cui sarebbero partite alcune ricerche sul veleno, risalenti ad agosto, tra cui quella di un utente che su Reddit, presentandosi come scrittore, chiedeva informazioni sulla ricina. Non si sa chi sia né se c’entri con la vicenda, e a oggi non risulta che alcun computer sia stato individuato, come ribadito da una recente smentita.

La Procura ha disposto verifiche su circa 200 computer in quattro istituti scolastici. Gli esperti della Polizia di Stato usano un software che cerca nei dispositivi termini legati alle sostanze chimiche che potrebbero essere state impiegate. Dopo l’istituto agrario e il liceo scientifico di Riccia, dove sono stati esaminati 21 computer, sala insegnanti compresa, senza sequestrare nulla, stamattina poco dopo le 9 gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco sono entrati nel liceo Classico di Campobasso, dove devono controllare i 63 computer della scuola alla presenza del tecnico della società che gestisce il sistema informatico. L’ultimo appuntamento in calendario è il liceo delle Scienze umane di Casacalenda.

Cosa non sappiamo

Non ci sono indagati per l’omicidio, non è noto il movente e non è dimostrato che le piante trovate siano la fonte del veleno. Le piante dicono dove potrebbe essere stata trovata la materia prima, i computer provano a dire chi ne cercava informazioni. Per ora le due piste restano separate.

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