Nella settimana in cui l’Europa discute di caro energia a Bruxelles in Italia si scatena l’inferno. Distributori vuoti in Puglia, Calabria e Basilicata, Sicilia ferma dal 16 al 20 ottobre. Il Ministero dei Trasporti fissa il tavolo per il 27 ottobre. Il prezzo del gasolio è diventato una questione di ordine pubblico. I sindacati dei trasportatori minacciano di bloccare il Paese se non si trovano soluzioni utili. Con un litro di diesel che in Europa viaggia a 2,14 euro di media, solo un anno fa era a 1,53 il Sud Italia è in ginocchio. Sette distributori su dieci senza carburante in Puglia, code a Foggia, Cosenza, Catanzaro. Scorte esaurite anche in Basilicata e Sicilia. Non arrivano i farmaci per le cure di base. E da oggi, 16 ottobre, scatta il fermo dei Tir siciliani: fino a mezzanotte del 20 ottobre camion fermi nei piazzali, navi ortofrutta non scaricate nei porti. Supermercati e negozi di generi di prima necessità con gli scaffali vuoti. Scenari apocalittici. È la protesta spontanea che il governo prova a disinnescare convocando un tavolo d’urgenza. Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ha fissato l’incontro per martedì 27 ottobre alle 16 a Porta Pia. Invitati anche Palazzo Chigi, Mef e Mimit. Al centro della rivolta due fattori che si sono sommati. Primo: il taglio delle accise è scaduto. L’ultimo D.L. 162/2026 ha prorogato lo sconto fino al 5 ottobre. Dal 6 ottobre l’aliquota è tornata ordinaria: 672,90 euro ogni mille litri. Risultato immediato alla pompa. Secondo: gli aiuti promessi non sono arrivati. Le imprese agricole avevano un credito d’imposta del 20% per gli acquisti di marzo-maggio, domande chiuse il 30 settembre. Da allora nulla. Per l’autotrasporto c’era la misura del D.L. 33/2026, estesa a ottobre con 21,2 milioni in più, ma i fondi – denunciano le associazioni – sono fermi. “Non ce la facciamo più”, piange Antonio, autotrasportatore bloccato allo svincolo di Pizzo, in Calabria, seduto a terra mentre i colleghi bloccano la Salerno-Reggio. Conftrasporto con Pasquale Russo parla di +50 centesimi al litro dall’inizio della guerra in Iran. In Sicilia la protesta ha già un coordinatore: Salvatore Bella del Comitato Trasporto Siciliano. “Ci siamo staccati dai sindacati nazionali, non ci rappresentano più. Se non fermiamo l’effetto domino, l’aumento del carrello della spesa si abbatte sul cittadino”. Niente blocchi stradali, ma scaffali vuoti in 48 ore se le navi restano ferme. E agricoltori e pescatori sono pronti ad unirsi. Il tavolo del 27 indetto dal governo è lontano. Dodici giorni di vuoto sono, nella logistica, un’eternità. Soprattutto se nel frattempo in Sicilia non si scarica e in Calabria i distributori sono a secco. La questione vera non è tecnica, è politica. E c’è un nodo: l’Italia sta pagando la scelta di aver trattato gli aiuti all’autotrasporto come bonus una tantum e non come politica industriale. Perché se un litro costa 2,14 euro, non si ferma solo un Tir. Si ferma il prezzo del pane a Palermo, dell’uva da tavola in Puglia, dei pezzi di ricambio a Torino. Il tavolo del 27 ottobre arriva tardi. E arriva senza una proposta chiusa su accise e fondi. Se salta, non sarà uno sciopero di categoria. Sarà la prima paralisi logistica nazionale dal 2007. Cosa chiedono i sindacati dell’autotrasporto? “Una urgente convocazione ad horas delle associazioni d’autotrasporto, altrimenti si dovrà ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il paese”. Questo quanto ha sottolineato Russo di Unatras.



