Francia chiama Italia. Cosa soffia sotto il fuoco di queste violenze. Leggere per credere

domenica, 18 Ottobre 2026
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Scontri, sommosse, barricate, teppismo, agenti feriti e giovanissimi arrestati. Dalla Francia (Parigi, Lione, Marsiglia), all’Italia (Torino, Milano, Roma, Bologna). Sembra lo stesso film del Sessantotto, partito dalle Università americane per ragioni pratiche (l’agibilità delle aule), ed estesosi a macchia d’olio in tutta Europa, diventando una rivolta generazionale rivoluzionaria, antagonista, libertaria, anti-autoritaria, i cui elementi culturali vivono ancora oggi e che hanno comunque determinato precisi cambiamenti legislativi e di costume nella nostra società e non solo.
Dunque: ’68, vigilia dei nuovi anni di piombo, o mera contestazione, nel caso nostro, alla Meloni e all’odiato governo “fascista”; una bomba a orologeria dal basso su cui la sinistra sta soffiando in vista del prossimo voto, o qualcosa di più profondo?
Non è un caso che ci si è messo pure Landini, che al contrario dei doveri di un sindacalista, ha teorizzato da tempo la rivolta e ha convocato lo sciopero generale, modello Cofferati anti-Berlusconi, il 20 novembre.
Da esperto di comunicazione, purtroppo, sono in grado di indovinare ogni mattina e ogni sera le dichiarazioni dei diretti interessati via etere. Sembra che uno spin doctor appositamente dedicato istruisca (addomestichi) politici, intellettuali, giornalisti a ripetere a pappagallo le stesse frasi: la sinistra minimizza le violenze di piazza, rivendicando il valore oggettivo della protesta, temi come la sanità, la scuola, la casa che la Meloni ignora, pensando unicamente alle armi per l’Ucraina. E la destra enfatizza la parte cruenta della cronaca, difendendo la polizia dai “delinquenti”.
E se la sinistra parla di “onda nera” quando la destra vince elle elezioni, la destra, specularmente, parla di “onda rossa” delle piazze.
Insomma, le due narrazioni si elidono, si annullano. Sono solo utili all’incombente clima elettorale per rafforzare e galvanizzare i rispettivi target.
Nessuno va in profondità. Quando i politici, i giornalisti, gli intellettuali si riducono in tv a fare le scimmie ammaestrate a tempo, gli spot-man a comando, gli emoticon con smorfie e gesti grotteschi di consenso o dissenso quando comunica un avversario-nemico, non possiamo lamentarci che il tasso di consenso dei partiti sia in crisi irreversibile. Sia ai minimi storici. E che i giovani abbiano altre agenzie di senso, non tutte positive.
E c’è dell’altro. Nessuno ammette che siamo agli “ultimi giorni di Pompei” del sistema liberal-democratico occidentale, costruito dopo la seconda guerra mondiale (con organismi internazionali annessi), e che vede il fallimento di ogni posizione di governo sia di destra, sia di sinistra. Non esistono ricette salvifiche, né salvatori di turno, cui i popoli si aggrappano ciclicamente. Da noi, l’abbiamo visto: Berlusconi, Renzi, Salvini, la Meloni e adesso Vannacci. Questi leader vincono nel breve, vincono con gli annunci, ma perdono con i fatti quando governano. Un’esaltazione che poi porta allo scontato “piazzale Loreto” delle urne se i salvatori non fanno il lavoro sporco al posto dei cittadini. Con un italiano su due che non vota.
Signori, la crisi in primis, della Spagna, della Francia, della Germania (con i loro premier delegittimati), i motori della Ue (anch’essa agli sgoccioli), ci devono far capire che siamo un una fase cruenta di passaggio tra un vecchio mondo in agonia e un nuovo mondo che tarda a nascere, dove solo l’estrema destra e l’estrema sinistra stanno emergendo. Destra sociale e sinistra sociale. Se non ci fosse la strumentalizzazione dell’antifascismo continentale i due fiumi carsici populisti si sarebbero già incontrati a metà strada. Una rivolta non di protesta, come dicono i fan e i difensori dell’Ancien Regime, ma sostanziale, che passa dalle piazze per arrivare non sappiamo ancora dove.
L’estrema destra sta rappresentando i temi legati alla sicurezza, all’anti-immigrazione, alle tradizioni identitarie dei popoli contro la globalizzazione causa della povertà a 360 gradi; l’estrema sinistra ha impugnato la difesa dell’Welfare (la casa, la scuola, la sanità).
Effetto questo di problemi non risolti che sono scoppiati. E ancora: abbiamo tutti visto nei cortei dei casseurs parigini e dei nostri antagonisti italiani, quanti italiani di seconda generazione si sono divertiti a sfasciare tutto? Meditate Schlein, Bonelli, Fratoianni, Conte.
La destra liberal e la sinistra liberal sono ormai arroccate dentro un Palazzo che crolla. Ricondurre questa realtà a categorie morte, superate è un errore e una cecità.
Ormai siamo quasi alla “presa della Bastiglia”, come hanno gridato ieri in piazza gli studenti a Parigi.
E se da noi a questi si uniscono i camionisti, gli agricoltori, gli operai delle fabbriche che chiudono, sono e saranno dolori.

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