Le piazze si riempiono, la tensione sale e il governo cerca una risposta che non si fermi alla condanna delle violenze. Dopo giorni di disordini, scontri con le forze dell’ordine e proteste che hanno provocato disagi in diverse città, Giorgia Meloni riunisce a Palazzo Chigi i vertici dell’esecutivo e degli apparati di sicurezza. Sul tavolo c’è una domanda che va oltre la gestione dell’emergenza: quali strumenti servono per impedire che una manifestazione si trasformi in un’occasione di devastazione, senza comprimere il diritto di scendere in piazza?
La riunione, durata circa un’ora e mezza, si è conclusa con l’indicazione di approfondire ulteriori misure di prevenzione e contrasto. Ma la strada verso un nuovo provvedimento non è ancora definita. L’ipotesi di un decreto-legge resta sul tavolo, con la possibilità di portare le norme in Consiglio dei ministri già domani quando l’esecutivo potrebbe decidere l’invio di 500 militari a Milano a presidio delle strade meneghine.
Al tavolo, insieme alla premier, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, quest’ultimo collegato in videoconferenza, i ministri Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Francesco Lollobrigida, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, oltre ai vertici di Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e intelligence. Un confronto nel quale il governo ha fatto il punto sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle informazioni raccolte dagli apparati di sicurezza, con un’attenzione particolare al coinvolgimento dei più giovani nei disordini.
La prima partita è soprattutto politica e procedurale. La Lega vuole trasformare rapidamente in decreto-legge alcune delle disposizioni contenute nel disegno di legge sulla sicurezza, approvato dal governo a luglio e ora all’esame del Senato. L’obiettivo è evitare che norme considerate urgenti debbano attendere i tempi ordinari dell’iter parlamentare.
Tra le proposte sostenute da Salvini c’è innanzitutto l’estensione ai minorenni del fermo preventivo, insieme al divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo, a nuove disposizioni sul danneggiamento commesso in gruppo e alla possibilità di ricorrere all’arresto differito.
Il disegno di legge prevede, tra le altre misure richiamate nel confronto politico, la procedibilità d’ufficio per le lesioni ai danni di un pubblico ufficiale e la reclusione fino a cinque anni, accompagnata da una multa fino a 15mila euro, per il danneggiamento di gruppo.
È questa, dunque, la prima direttrice della possibile stretta: rafforzare gli strumenti per identificare, fermare e perseguire chi partecipa ad azioni violente, rendendo più incisiva la risposta anche quando i responsabili agiscono in gruppo.
Resta però una distinzione fondamentale: le misure contenute nel disegno di legge non diventano automaticamente operative perché il governo ne propone l’anticipazione. Occorre definire quali disposizioni inserire in un eventuale decreto, verificarne i presupposti giuridici e completare il relativo percorso istituzionale.
Il fermo preventivo è uno dei punti più delicati dell’intero pacchetto. Questa misura punta a consentire alle forze dell’ordine di trattenere temporaneamente persone ritenute pericolose in vista di manifestazioni, con l’obiettivo di impedire che soggetti sospettati di voler partecipare a disordini raggiungano la piazza.
La Lega ne chiede l’estensione ai minorenni. La questione, tuttavia, non riguarda soltanto l’efficacia operativa: investe anche le garanzie individuali, i criteri che giustificano il fermo e i controlli sulla sua applicazione.
Il problema è stabilire su quali elementi concreti si possa fondare un intervento preventivo, per quanto tempo una persona possa essere trattenuta e quali garanzie debbano accompagnare la misura. Per questo il confronto con il Quirinale sarà un passaggio importante nella definizione di eventuali nuove norme, soprattutto se riguarderanno i minori. Il governo dovrà trovare una formulazione compatibile con le garanzie costituzionali, senza affidare a valutazioni generiche la possibilità di limitare preventivamente la libertà di una persona.
L’altra priorità riguarda i giovani coinvolti negli episodi di violenza. A Palazzo Chigi si valuta un intervento che, nelle intenzioni della maggioranza, possa seguire una linea simile a quella del decreto Caivano, con strumenti specifici per affrontare situazioni di criminalità giovanile. Forza Italia chiede di accelerare le norme che rendono più agevole perseguire penalmente i minori tra i 14 e i 17 anni e di rafforzare gli strumenti per procedere nei casi più gravi, in particolare quando si ipotizzano devastazione e saccheggio.
La questione è particolarmente sensibile perché intreccia responsabilità penale, prevenzione e ruolo delle famiglie. Una stretta repressiva può intervenire sulle conseguenze dei comportamenti violenti; resta però da affrontare il problema di come evitare che quei comportamenti si ripetano e di come distinguere le responsabilità individuali dalle dinamiche di gruppo.
Accanto agli scontri di piazza, il governo guarda alle proteste che bloccano strade e collegamenti, con particolare attenzione ai disagi registrati nel Sud Italia. L’intenzione, secondo le informazioni circolate alla vigilia e dopo il vertice, è valutare un inasprimento delle pene per i blocchi stradali.
Il tema apre un fronte distinto da quello della guerriglia urbana. Un conto è colpire chi aggredisce gli agenti o distrugge beni; un altro è disciplinare forme di protesta che possono paralizzare la circolazione e danneggiare attività economiche, servizi e cittadini estranei alla mobilitazione. La questione centrale sarà individuare una risposta proporzionata alle condotte contestate, distinguendo le manifestazioni pacifiche dalle azioni che producono rischi concreti per la sicurezza o impediscono gravemente la mobilità. Anche in questo caso, l’efficacia delle norme dipenderà dalla precisione delle fattispecie e dalla loro applicazione concreta.



