OpenAI ha lanciato “Intelligent UI”: le risposte possono includere elementi interattivi. I benefici sono dichiarati dall’azienda, mentre restano aperte le domande su accuratezza e fonti.
Il 7 ottobre OpenAI ha avviato a livello mondiale la distribuzione di GPT-6 in ChatGPT insieme a una nuova funzione chiamata Intelligent UI, e dall’8 ottobre l’accesso si è esteso agli utenti Free e Go. Con questa funzione le risposte possono includere grafici, pulsanti, moduli e altri elementi interattivi da usare direttamente nella conversazione. L’azienda dichiara oltre 1,2 miliardi di utenti settimanali, un dato che al momento non ha altri riscontri.
Cosa cambia, secondo OpenAI
Fino a oggi ChatGPT rispondeva quasi sempre con testo. Ora, secondo l’azienda, il sistema può scegliere il formato che ritiene più adatto: per una richiesta su come dividere un conto al ristorante può generare un calcolatore, per una domanda su come un’ala generi portanza può produrre diversi diagrammi, come mostrato in una dimostrazione per i giornalisti. Chi preferisce risposte più tradizionali dovrebbe poter ridurre gli elementi visivi dalle impostazioni ma conviene verificare in app. La distribuzione segue il tipo di abbonamento. GPT-6 Sol alimenta i piani Plus, Pro, Business ed Enterprise, mentre GPT-6 Luna è destinato a Free e Go. I primi modelli della famiglia GPT-6 erano già disponibili per gli utenti paganti a settembre.
Le promesse sulle prestazioni
OpenAI sostiene che GPT-6 possa cominciare a rispondere mentre sta ancora ragionando, e che per le domande che richiedono una ricerca sul web la versione Instant inizi a rispondere in media il 44% prima rispetto a GPT-5.6 Instant.
Sono misurazioni interne dell’azienda, per ora senza conferme da test esterni. L’azienda stessa riconosce che resta da migliorare il “giudizio di design” del modello, cioè la capacità di scegliere l’interfaccia giusta.
Le domande ancora aperte
Nei materiali diffusi finora non emergono indicazioni su come si verifichi l’accuratezza di un calcolatore o di un diagramma generati al momento, né su come vengano indicate le fonti delle informazioni mostrate. Sono due punti che contano per chi usa questi strumenti per capire un tema o prendere una decisione.
Il tema per chi fa informazione
C’è poi la questione del traffico. Se una risposta si trasforma in uno strumento completo, resta da vedere quanti utenti proseguiranno verso le fonti originali: nessun dato, per ora, lo chiarisce. Intanto OpenAI ha pubblicato indicazioni per gli editori. Per comparire nei riepiloghi e negli estratti della ricerca di ChatGPT occorre non bloccare il crawler OAI-SearchBot, mentre chi non vuole che le proprie pagine siano usate per l’addestramento deve bloccare GPTBot. Il traffico in arrivo da ChatGPT è riconoscibile negli strumenti di analisi grazie al parametro utm_source=chatgpt.com.
Il punto, per ora, non è quanto sia comoda una risposta generata, ma cosa sappiamo di come è stata costruita e da dove arrivano le informazioni che contiene.



