Scontri “globali” a Milano. Le ragioni di un fallimento generale

martedì, 20 Ottobre 2026
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Non ne posso più di intellettuali da salotto tv, comodamente seduti, sociologi-avatar, influencer ignoranti che fanno i guru, politici che pensano solo ad incassare i dividendi di uno scenario globale che crolla, unicamente per puntellarlo a fini elettorali e garantirsi ancora qualche briciola di futuro e qualche poltrona in più.
Qui c’è una società, così come costruita dal secondo dopoguerra in poi, compresi gli ormai fatiscenti organi sovrastatali (Nato, Onu, Ue), che sta vivendo gli “ultimi giorni di Pompei”: sistema politico al tramonto, totalmente delegittimato, un cittadino su due non vota; sistema economico alla frutta, Welfare (casa, scuola, protezioni varie) che affonda, sistema istituzionale sfasciato, città e periferie degradate, disuguaglianze in ascesa, violenza, rabbia e odio ovunque. La gente sta male. E sopra ogni cosa una nomenklatura, nazionale ed europea che dovrebbe essere spazzata via dalla storia e che invece resiste anzi, medita strategie emergenziali, del tipo “tutti a casa” sperando in un nuovo Covid o un agognato blackout (dato dal carovita, carobollette, caro-energia); oppure “tutti in guerra”, come è già scientificamente accaduto in passato (in tal modo l’economia risorgerebbe).
E quel che rende ancora più ridicole e grottesche certe parole tv e sui giornali, è il goffo e grottesco tentativo di ricondurre un mondo finito a categorie del Novecento: democrazia parlamentare, modello liberal-democratico, Stato di diritto, dialogo, comprensione, cooperazione etc.
Cerchiamo di fare ordine e capire il Dna delle recenti sommosse giovanili e minorili.
DESTRA. Continua ossessivamente con l’approccio securitario, ideando sempre nuovi reati che poi vengono sistematicamente disattivati dalla filiera istituzionale: burocrazia, sindaci militanti dell’altra parte, leggi vecchie (come l’incapacità di intendere e volere di quei sedicenni, che in altri contesti qualcuno pensa addirittura di farli votare. Delle due l’una, o sono capaci o incapaci), e magistrati spesso troppo garantisti e paternalisti, se non giustificazionisti, pur di dare in segnale alla Meloni. La destra di governo fa bene, ma le sue ricette sono insufficienti ad amministrare la complessità. Da un lato, la repressione è di per sé pedagogia (sperando che alle Forze di Polizia vengano dati strumenti veri, come idranti con le vernici, manganelli efficaci e l’ordine di attaccare e non arretrare di fronte alle orde scatenate dei teppisti). Pedagogia legittima, perché chi sbaglia paga e la responsabilità è individuale. Sì dunque, a una legislazione più ferrea, coinvolgendo le famiglie (se i figli minorenni sfasciano devono essere loro a rimborsare lo Stato), la scuola, e le organizzazioni dei sabati “sfascisti” (17 ottobre, Italia in piazza etc). Anche loro responsabili penalmente ed economicamente di quello che fanno e causano.
SINISTRA. Rappresenta l’altra faccia incompleta della luna. Tradotto, la sociologia, che è la declinazione attuale del marxismo: “E’ l’ambiente che determina la coscienza”, diceva Karl (semmai la influenza, la condiziona). Ergo, è sempre colpa della società, del capitalismo, delle ingiustizie, delle disuguaglianze e della mancata integrazione. E naturalmente è colpa del governo “fascista”. Una postura tardo-sessantottina libertaria che vede nell’Autorità (Polizia, Stato, professore, sacerdote, padre di famiglia) un nemico da abbattere. Tale posizione non si traduce, né può tradursi in leggi, semmai nel colabrodo della legalità, nell’impunità e nell’astrazione ideologica. Destra e sinistra devono incontrarsi a metà strada, trovare un equilibrio e tento di spiegarlo ora.
FUTURO. Ai giovani è stato negato. Non c’è lavoro, non c’è speranza, non c’è passato (distrutti gli esempi, le tradizioni, le radici, le identità storiche, culturali e religiose dei popoli, nel nome della globalizzazione, dell’apolide, del precario, del liquido); arriva la guerra o una eterna crisi economica. Ritornerà sicuramente un altro virus mortale. E il pianeta sta morendo. Ditemi voi un giovane quanti alibi si può creare per fuggire, arrabbiarsi, sfasciare per dimostrare di esistere, essere visto, riconosciuto (da un vertice di anziani che danno pessimi esempi); alibi in primis, per non costruirsi una vita degna di essere vissuta. Domanda: ma è mai esistita una realtà ideale e perfetta? Cosa hanno fatto i nostri genitori e nonni prima di noi? Forse qualcuno è morto per unire l’Italia, per farci ripartire dalle rovine della guerra. Forse qualcuno col suo lavoro, impegno e sacrificio ha ricostruito il Paese, mettendo su famiglia e pensando ai figli.
RAP-TRAP. E’ il lessico e il codice esistenziale dei giovani, dai vestiti alle parole, ai comportamenti. Un mix di criminalità e appartenenza territoriale per bande: donne puttane, soldi, sesso, sangue e droga. E ancora qualcuno dai salotti buoni radical-chic afferma che si tratti di una fotografia, di una denuncia invece di una esaltazione esistenziale. I giovani teppisti di sabato e domenica delle nostre città sono i soldatini di questa musica e dei suoi modelli. Come noi avevamo l’hard rock, il punk o le canzoni dei cantautori “impegnati”.
SOCIAL. I giovani non conoscono né comprendono più il passaggio dal virtuale al reale. Oltre ad essere eterodiretti e plagiati da fonti pericolose e non controllate, hanno un deficit cognitivo da paura, un’autopercezione malata e credono che il mondo esterno sia un video-gioco, perdendo totalmente il rapporto tra atto ed effetto dell’atto, cosi come le vetrine che sfasciano e i feriti che lasciano per terra, spesso accanendosi sulle vittime senza pietà. Stanno morendo (come il caso di Crans-Montana) e si filmano, devastano Milano e si riprendono. Dimostrando per intero la loro angoscia di appartenenza, di identità, vissute in modo distorto.
ESPROPRIO PROLETARIO. Oltre ai minori, la maggior parte dei rivoltosi urbani-non urbani (basta vedere i filmati) è composta dai cosiddetti maranza, italiani di seconda generazione (il simbolo vivente di un’integrazione liberal, radical o catto-comunista fallimentare), che sono l’autentica miccia-polveriera delle sommosse presenti e future (le prove tecniche di una incombente guerra civile. E non importa se emulano Parigi, Londra, Madrid, Porto, Marsiglia). Vivono nelle periferie degradate, soffrono il complesso di inferiorità verso i ricchi “Ztl”, ambiscono al diritto obbligato alla ricchezza (senza merito o lavoro), non vogliono sacrificarsi come i loro genitori, e vogliono le stesse cose dei giovani italiani più abbienti che loro definiscono “raccomandati”. Siamo in presenza di una nuova contemporanea lotta di classe, basata sull’invidia sociale e l’individualismo (il perché non io?). E allora, hanno due possibilità: o la scorciatoia dello spaccio o il furto nelle vetrine, o odiando visceralmente una “società matrigna” che sbagliando li ha accolti e i poliziotti “sbirri” che impediscono loro la libera espressione “nichilista”.
Il loro esproprio proletario è per accaparrarsi i vestiti e le scarpe di lusso, quindi, un esproprio in salsa consumistica, non per sopravvivere come i saccheggi dei negozi da parte degli operai e contadini affamati del passato. Assomiglia più agli espropri proletari anti-capitalistici degli anni Settanta.
FIUME, GUERRA MONDIALE, RISORGIMENTO. Intendiamoci, i giovani sono strutturati mentalmente e fisicamente per combattere, costruire, rompere. Le loro energie rivoluzionarie, eversive, sovversive naturali, devono essere convogliate e indirizzate verso grandi obiettivi, non compresse da una società disinfettata, buonista, politicamente corretta e meccanica. Che tra l’altro, come ho detto, ha ucciso tutto: spazi e prospettive. A 16-20 anni prima si partiva volontari, si moriva per unire l’Italia (i patrioti del Risorgimento erano tutti giovani), si andava a Fiume per realizzare un sogno, si faceva la contestazione (non gli anni di piombo), si faceva il militare, oppure si lavorava presso la bottega dei padri, ancora non svirilizzati da un femminismo matriarcale estremo e sbagliato. I giovani hanno rabbia, ma anche ideali, a patto che qualcuno o un ambiente li possa produrre.
Ma il problema è che oggi l’ambiente, la storia, producono solo nulla, materialismo, consumismo, relativismo, cinismo, disumanità, interessi, profitto e famiglie-farsa. E i giovani fanno gli “sfascisti”, uscendo dai ghetti e dai divani solo il fine settimana. Poi, si riposano o si ammirano su TikTok.

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