Sabato il prossimo appuntamento. La guerriglia urbana si attrezza, a partire dalla sua dimensione digitale. Gruppi creati sul posto, ingressi tramite QR code, informazioni in tempo reale, cancellazione delle conversazioni a operazione conclusa. Un messaggio che circola in rete descrive una procedura precisa per organizzare comunicazioni riservate durante le manifestazioni. Al centro c’è Session, l’app di messaggistica con base in Svizzera che consente di registrarsi senza numero di telefono né indirizzo email.
Il testo è esplicito: scaricare l’applicazione, arrivare in piazza, creare gruppi e inserire soltanto contatti fidati attraverso QR code scambiati direttamente tra telefoni. Poi, usare le chat per comunicare in tempo reale ciò che accade e trasmettere informazioni agli altri partecipanti. Alla fine, cancellare tutto, gruppo compreso. Per le piazze successive, si ricomincia da capo.
La procedura descrive una precisa logica operativa: selezione degli interlocutori, compartimentazione delle comunicazioni, rapidità degli scambi e cancellazione delle tracce. Elementi che assumono particolare rilevanza quando si indaga su gruppi violenti capaci di coordinarsi e rendere più difficile la ricostruzione delle responsabilità individuali.
Milano ha mostrato quanto una mobilitazione possa degenerare in aggressioni, devastazioni e scontri. Per ricostruire questi fenomeni bisogna guardare anche a ciò che accade prima e durante le manifestazioni, sugli schermi dei telefoni. Le immagini documentano la violenza; le comunicazioni digitali, quando vengono acquisite dagli investigatori, possono contribuire a ricostruire preparazione, gerarchie e coordinamento.
Session nasce per proteggere la riservatezza degli utenti e ridurre le informazioni personali necessarie per comunicare. L’assenza di un numero di telefono o di un indirizzo email obbligatori rende meno immediata l’identificazione attraverso i tradizionali dati di registrazione. Caratteristiche legittime sul piano della privacy, ma che possono interessare anche chi intende nascondere la propria identità mentre organizza attività criminali.
Il problema non riguarda soltanto le piazze. Nel panorama della criminalità digitale, sistemi di comunicazione cifrata sono stati utilizzati da organizzazioni criminali, trafficanti di esseri umani e reti dedite allo sfruttamento sessuale dei minori. Questo non dimostra un coinvolgimento specifico di Session in tali attività, ma conferma quanto gli strumenti di comunicazione riservata possano diventare rilevanti nelle indagini sui circuiti criminali.
La distinzione riguarda chi utilizza queste tecnologie e per quali scopi. Un appartenente alle Forze dell’Ordine può servirsene per infiltrare ambienti criminali, raccogliere informazioni e prevenire reati nel rispetto della legge. Chi le impiega per coordinare aggressioni, pianificare attività illegali o ostacolare deliberatamente le indagini assume invece il profilo di un malicious actor, un attore ostile.
La domanda è quanto siano attrezzate le Forze dell’Ordine per individuare e ricostruire la dimensione digitale della violenza urbana. Le responsabilità non si esauriscono in chi viene ripreso mentre aggredisce qualcuno o devasta un negozio: se esistono pianificazione e coordinamento, occorre ricostruire anche la rete di comunicazioni che li ha resi possibili.
La guerriglia urbana può cominciare molto prima del primo cassonetto rovesciato. A volte, il primo segnale è una chat. E proprio da lì possono partire le indagini.



