Sabato “sfascista”2.0 e Youssef Siher. Tre sono le regie delle polveriere. Leggere per credere

domenica, 25 Ottobre 2026
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Si temeva un altro sabato in “salsa francese”. E se a Parigi, Lille, Marsiglia, Nante, Rennes, Bordeaux, grazie anche alla presenza massiccia dei gilet gialli ieri si sono registrate le stesse violenze e gli stessi scontri con la Polizia (che a differenza di quella nostrana “mena” forte), in Italia la scena è stata più blanda. Non i saccheggi, le devastazioni, gli espropri proletari “modello-maranza” di sabato scorso, ma più o meno le medesime tensioni, i medesimi insulti alle istituzioni, con momenti particolarmente cruenti a Torino, Milano, Bologna e Roma.
Merito di un’improvvisa autodisciplina di massa, della paura dei parà della Folgore, di una prima reazione della destra, della gente e degli esercenti che non accettano che i centri storici (e non solo) delle nostre città siano ostaggio del sistematico e ormai rituale sabato “sfascista”?
Merito dei nuovi provvedimenti del governo?
Almeno per quanto riguarda i dati sembra di sì: fermi preventivi, vie d’accesso bloccate da un numero finalmente ingente di agenti. Insomma, la prevenzione sbandierata dal ministro Piantedosi e dalla premier Meloni, la cui immagine a testa in giù, ancora una volta, è stata bruciata in piazza da studenti “tutti antifascisti” i quali, movendo dalla protesta contro la guerra e il carovita, se la prendono ossessivamente con lo Stato, sinonimo di autoritarismo e repressione del potere.
E oggi, ovviamente, assistiamo stanchi e nauseati alle versioni contrapposte dei politici, dei giornali e degli intellettuali.
La sinistra ritorna al sociologismo: “Questi ragazzi vanno capiti non bastonati, la scuola è un disastro, la vita è proibitiva, c’è un disagio oggettivo e mancanza di futuro”. E guai a toccare gli italiani di seconda generazione: “E’ colpa della Meloni che non integra”.
La destra, dal canto suo, esulta per aver acciuffato “la mente del terrorismo”. La Procura di Milano, come noto, ha fermato Youssef Siher, laureato in Scienze Politiche, un ricercatore e giornalista freelance di 30 anni, collaboratore saltuario de Il Fatto e dell’Ispi, ritenuto il principale ispiratore del “Movimento 17 ottobre”, in quanto dopo aver animato in prima persona parecchie manifestazioni Pro-Pal, si era trasformato in amministratore e motivatore della omonima piattaforma Instagram e Telegram, utilizzata, secondo le accuse, per “coordinare e fomentare gli scontri e i cortei”.
In pratica, è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, di cui all’articolo 420 del codice penale.
Sicuramente una figura pericolosa, ambigua, opaca, una delle tante “porte girevoli” che nella forma anziché fare da mediatori culturali di fatto (lui che è un esempio di integrazione riuscita, ha studiato, si è realizzato); sulla carta fanno gli studiosi di fenomeni eversivi, rivoluzionari, sociali, nazionali e internazionali, nella sostanza, giocano dall’altra parte.
Un conto è il diritto che ha ogni cittadino di esprimere e manifestare per le proprie idee, un conto è (come sembra) incitare a compiere reati.
Ma definirlo mente di una strategia terroristica globale ce ne passa (sarà la magistratura a stabilirlo).
Sappiamo che è interesse dell’esecutivo chiudere il cerchio. E certamente questo fermo è il frutto di un’abile investigazione preventiva. Ma la polveriera europea è un tema molto più complesso.
E a questo punto, tre sono le tesi che al momento circolano per spiegare un fuoco che bruciava da tempo; simbolo di un sistema istituzionale (il modello liberal-democratico post-seconda guerra mondiale, istituti internazionali, Stato di diritto etc), che sta crollando pesantemente in termini culturali, sociali, economici, democratici e di consenso. Lo spiego in modo diretto e secco:
1) La destra starebbe organizzando, tramite i servizi, i disordini per gestire il nuovo ordine (teorema-Andreotti) e legittimare lo Stato di Polizia e provvedimenti sempre più stringenti a beneficio del proprio elettorato. Ogni riferimento a Cossiga, ministro degli Interni e alla strategia della tensione, determinata dalla guerra fredda e dalla paura del comunismo, non è “puramente casuale”;
2) Putin ha dichiarato la guerra ibrida contro l’Occidente, usando masse di manovra proletarie, sottoproletarie e migranti eterodiretti dai social. Gli esempi sono tanti. E non solo Ceuta (registi gli Usa e il Marocco?). Lo scopo è chiaro: indebolire l’Europa pro-Ucraina. E Trump che se la prende col “continente meticcio”, è speculare allo Zar;
3) Si tratta delle prove tecniche di una Crociata a rovescio interna già in atto in Europa. E che vede i maranza (italiani di seconda generazione), migranti appena arrivati e non integrati accomunati dalla fede islamica (ricordarsi gli scritti della Fallaci), fare da guastatori, occupare territorialmente i centri urbani per imporre la loro identità e religione a vocazione egemonica. Le molle che scattano sono tante: il disagio, la povertà, la guerra, il governo “fascista”, il costo della vita, l’invidia sociale, il diritto alla ricchezza etc.  E i complici altrettanto numerosi: l’estrema sinistra del no a tutto, ma soprattutto la cultura radical, liberal, la cultura woke che li condivide. E che contribuisce con la tolleranza, il buonismo a indebolire la nostra tradizione.
Quindi, Youssef Siher non una mente, ma dentro uno scenario articolato che somma tanti elementi. Con parecchi registi e utilizzatori finali a dividersi la torta.

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