Landini “federa” la Sinistra sul palco della CGIL. I leader uniti: “Mai più divisi come nel 2022”, resta nodo patrimoniale | Video

giovedì, 5 Novembre 2026
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RICCARDO MAGGI RADICALI, NICOLA FRATOIANNI AVS, ELLY SCHLEIN PD, GIUSEPPE CONTE M5S, ANGELO BONELLI AVS, MARIA ELENA BOSCHI ITALIA VIVA E MAURIZIO LANDINI CGIL

La serata è quella delle grandi occasioni. I leader del campo progressista si ritrovano sullo stesso palco, questa volta ospiti dell’assemblea programmatica della Cgil al Teatro Brancaccio. Il perimetro si fa ogni giorno un po’ più ampio ed il campo stasera è davvero largo: accanto a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi c’è anche Maria Elena Boschi, in rappresentanza di Italia Viva. A fare gli onori di casa è Maurizio Landini, mai come oggi “federatore” della Sinistra che sembra scrivere le prime pagine del programma di coalizione che tarda ancora ad arrivare.

Campo largo dalla CGIL, Schlein guida la coalizione contro Meloni: “Oggi un’opportunità”

 

Che il rapporto tra le forze politiche sia meno esacerbato di quanto si racconti lo nota per primo Giuseppe Conte: “Oggi c’è un clima diverso: ci stiamo confrontando sui contenuti. Per fortuna ora i tavoli si sono formati, il programma va avanti e si è creato un clima di dibattito per mettere a punto tutte queste misure”. Il leader del M5S descrive un cantiere già aperto, ma è Elly Schlein a trasformare quel clima in un impegno politico, rivolgendosi direttamente alla platea: “Non faremo più alle destre il favore di dividerci, non succederà più quello che è accaduto nel 2022. Dobbiamo essere testardamente unitari perché ce lo chiede la nostra gente che non vuole più vedere divisioni. Dobbiamo soprattutto risvegliare una speranza e per farlo non credo che basti la lista di proposte compiute che sono il frutto di un lavoro costante di questi tre anni e mezzo. Servono valori e visione perché la sinistra ha perso terreno quando ha abbracciato il modello liberista. Dobbiamo mettere al centro un modello diverso fatto di giustizia sociale, redistribuzione delle ricchezze, del tempo e del sapere”.

La segretaria del Pd trova subito una sponda in Nicola Fratoianni, che richiama la ferita di quattro anni fa con parole ancora più dure: “Se c’è una cosa su cui dobbiamo intenderci è di non ripetere il suicidio politico del 2022, se a qualcuno venisse in mente di privilegiare la divisione all’unità si assumerebbe una responsabilità grossa”. Il sostegno arriva anche da Italia Viva. Per Maria Elena Boschi, quella offerta dalla Cgil è un’occasione che cade al momento giusto: “È una bellissima occasione che ci offre la CGIL di confronto e soprattutto diciamo arriva proprio nell’imminenza del tavolo sul programma che partirà a brevissimo. Non è la prima volta che stiamo tutti insieme, abbiamo fatto la battaglia contro l’autonomia differenziata, nelle varie campagne elettorali per le regionali, da ultimo anche in Campania. Però è vero che sul palco della CGIL è la primissima volta che siamo tutti insieme a confrontarci, ma credo che sia un momento in cui anche la situazione del Paese richiede una responsabilità ancora più forte, un impegno che noi mettiamo con convinzione da tempo per un centrosinistra unito, che possa dare un’alternativa a questo Paese”.

A galvanizzare i leader contribuiscono anche i risultati delle elezioni americane, letti come il segno di un vento che cambia. “Loro hanno vinto in America – ha detto Elly Schlein al suo arrivo -. A noi sta di vincere qua, come abbiamo già fatto a partire dal referendum di questo marzo. È un’onda che è iniziata dall’Italia grazie anche alla società civile e al protagonismo delle nuove generazioni. La porteremo avanti”. Sulla stessa linea Boschi, che dal voto statunitense trae fiducia e lo contrappone alla situazione italiana: “Dopo quattro anni e mezzo di fallimento del governo Meloni, sia sulle politiche della sicurezza che soprattutto su quelle economiche e sociali, è un paese che soffre, lo abbiamo visto nelle piazze, l’abbiamo visto nelle proteste di queste ultime settimane e a questo paese noi vogliamo ridare una speranza. Peraltro il risultato negli Stati Uniti di ieri, nella mattina di ieri, sicuramente è un elemento che dà fiducia nel futuro, che dà speranza nella possibilità appunto che si possa scrivere un’altra pagina”.

Manovra, sanità, lavoro ed energia

Sulla Legge di Bilancio l’attacco è unanime, e a guidarlo è ancora Schlein, che non concede margini al governo: “Questa manovra va completamente riscritta perché non dà risposte alle istanze che moltissimi italiani stanno portando nelle piazze di queste settimane. Non dà risposte, soprattutto taglia sulla sanità. Ieri all’unanimità le regioni, le regioni tutte, anche quelle governate dal centrodestra, hanno detto che i tagli sulla sanità colpiscono la sanità pubblica e le risorse sono insufficienti e noi continueremo a lottare per difendere la sanità pubblica e abbattere le liste d’attesa assumendo più medici e infermieri. Servono più risorse e non ci vengono a dire che non le trovano perché bastava non mettere un miliardo e sette su quella card che andrà direttamente nelle tasche della sanità privata, e non dimentichiamo che è una manovra che aumenta la spesa militare di 14 miliardi di euro che è l’aumento più grande della storia. Oggi il programma della Cgil è una bella occasione perché sul lavoro sono già tante le proposte che abbiamo fatto insieme alle altre opposizioni, penso a quella sul salario minimo che in altri paesi ha aiutato molto le famiglie davanti all’inflazione che sta galoppando al 5% e naturalmente anche rispetto a un potere d’acquisto che in questo paese è calato più che altrove”.

Dal terreno dei conti pubblici si passa a quello del costo della vita, dove l’affondo è di Boschi, che boccia la strategia degli interventi tampone: “Ennesimo decreto bollette che insegue il precedente che insegue quello sul caro benzina. Ogni volta ci sono misure spot del governo che non danno una soluzione strutturale e che purtroppo non incidono davvero sul costo per le famiglie che ormai pagano il 30% in più per le bollette, che si somma al 30% in più per il carrello della spesa, al 30% in più per gli affitti. Gli stipendi reali nel loro potere d’acquisto diminuiscono, mentre tutto il resto continua a salire. Meloni dà semplicemente cerotti che non servono a niente”.

Fisco, la sfida sui super-ricchi e la tassa di solidarietà

È però sul fisco che il confronto entra nel vivo, e a dettare l’agenda è il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che sembra invitare ad avere coraggio i leader: “Serve agire sul fisco, i soldi si devono prendere dove sono. Non è che in Italia non ci sono soldi, c’è stata una concentrazione della ricchezza senza precedenti, serve applicare la progressività presente in Costituzione a tutti, non solo a dipendenti e pensionati. A parità di reddito dev’esserci parità di tassazione. Avanzeremo a breve una proposta di riforma fiscale, per noi il principio è la progressività su tutte le forme di reddito e restituire il fiscal drag, che quest’anno vale 4,5 miliardi che lavoratori e pensionati pagano di tasse che non dovrebbero pagare”.

Schlein raccoglie l’invito e rilancia, facendo proprio il principio dell’uguaglianza di trattamento: “Va fatta una rivisitazione profonda perché hanno reso il fisco più ineguale. Vogliamo stabilire un principio per cui l’aliquota, a parità di reddito, deve essere la stessa a prescindere da come fai quel reddito. Siamo favorevoli a tassare i super ricchi, è una battaglia che abbiamo portato avanti in Europa e siamo aperti a discuterne anche a livello nazionale”. La segretaria dem approfitta poi dell’occasione per pungere la maggioranza: “Quello che vorrei sottolineare è che per anni la destra ci ha detto: ‘Guardate che però non si può fare perché altrimenti i patrimoni fuggono all’estero’. Allora, la destra ci dovrebbe spiegare perché all’articolo 17 della sua manovra ha introdotto una exit tax, non sui 5 miliardi di cui parlava Nicola o sui due di cui parlava Maurizio, ma sugli 800.000 euro in su, tassando i patrimoni in uscita sulle plusvalenze non realizzate, cioè la traduco così: dopo che ogni volta che diciamo che bisogna ragionare su una tassazione sui super ricchi, ci spiegano che non si può fare, la soluzione ce l’hanno data loro in questa manovra e quindi li ringraziamo per il contributo alla discussione che dovremmo fare anche tra di noi per vedere come comporre le nostre differenze. Ma c’è una cosa che secondo me ci unisce anche su questo, guardate: noi non vogliamo alzare le tasse al ceto medio, questo l’ha già fatto il governo Meloni portando la pressione fiscale a record degli ultimi 12 anni”.

Le differenze, come anticipato, emergono sulla patrimoniale. Giuseppe Conte frena sui toni troppo netti e propone di partire dai dati: “Sulla patrimoniale, se volete facciamo un seminario, discutiamone concretamente però vediamo anche con una ricerca comparativa perché non ha funzionato in tanti Paesi europei. Non ha funzionato per due problemi: perché sono nati dei contenziosi e dopo un po’ lo Stato ha dovuto rinunciare, e secondo perché chi ha più soldi a quel livello non resta piantato in una cittadina di provincia, è una ricchezza che travalica i confini nazionali e quindi è facilmente occultabile”.

Una visione contrastata dai leader di Alleanza Verdi Sinistra. Angelo Bonelli rivendica la bontà dell’intervento e suggerisce anche un cambio di nome, richiamando le parole dello stesso Landini: “Noi riteniamo che la tassazione sui grandissimi patrimoni sia un atto di giustizia sociale. Le modalità per fermare la fuga dei capitali di norme ce ne sono, le possiamo studiare. Sono d’accordo con Maurizio Landini quando dice ‘Non chiamiamola patrimoniale, perché questo è un termine che incute terrore, no?’ va bene, chiamiamola ‘contributo di solidarietà’. Affrontiamo anche un tema che la Corte Costituzionale ha già affrontato, che è intervenuta su questi elementi dicendo che non si tassa più di una volta per un contributo di solidarietà. Cerchiamo di fare un’esperienza magari a tempo legata al fatto del contesto che stiamo vivendo, ovvero una grande crisi di povertà, una grande crisi energetica”.

Con amara ironia rincara la dose Nicola Fratoianni, che sul tema si ritrova nel ruolo, per lui inedito, del moderato: “Adesso, mi tocca fare il moderato, perché noi abbiamo avanzato una modesta proposta di tassazione delle grandissime ricchezze sui patrimoni netti personali che partono non da 2, da 5,4 milioni di euro, pensa a come mi sono ridotto io, no? A diventare il moderato della situazione. È una cosa comica. Sono 50.000, non 500.000, finisco subito: 50.000 italiani su 60 milioni, lo 0,1%. Quella imposta ad aliquote progressive: 1, 2, 3,5% salendo, naturalmente, libererebbe nella peggiore delle ipotesi 12, nella migliore 16, 18 miliardi di euro all’anno. E anche questa storia, abbiate pazienza, che scappano, è un po’ datata. La letteratura scientifica più attuale dimostra che questa cosa non è vera, non è vera. Allora io penso che sia arrivato il momento, anche su questo punto, di avere coraggio. Se avremo coraggio e ambizione, possiamo invertire la tendenza e vincere le elezioni, altrimenti, guardate, rischiamo, diciamo, di non farcela neanche in questa occasione”.

L’agenda del prossimo Governo: diritti e politica estera

Archiviato il capitolo fiscale, il fronte progressista guarda alle prime mosse in caso di vittoria. Angelo Bonelli lancia la sfida sui diritti civili e del lavoro: “Possiamo cominciare a dire che se vinceremo abrogheremo i decreti sicurezza perché vogliamo garantire il diritto di sciopero, specie se perdi il posto di lavoro? Non vogliamo garantire sicurezza a mafiosi e corrotti, reintrodurremo l’abuso d’ufficio”.

L’obiettivo viene rilanciato con forza da Giuseppe Conte, che traccia la rotta dei primi cento giorni e chiude il dibattito con un messaggio di unità e ambizione: “C’è una sintonia che è stata affinata dall’inizio della legislatura. Abbiamo tanti progetti normativi condivisi. Abbiamo tante direzioni di intervento che sono assolutamente pienamente accettate e condivise anche queste. Allora, possiamo vincere? Dobbiamo vincere. Dobbiamo vincere perché partiamo da un dato: 4 anni di governo e l’Italia sta molto peggio. Io credo e spero che questa sia finalmente l’occasione per cambiare il Paese. Perché un governo progressista, noi abbiamo realizzato nel Conte 2, poi l’esperienza si è interrotta. Io credo che questa volta non possiamo permetterci più di fallire. Spero che l’abbiano compreso tutti. Dobbiamo governare per cambiare il Paese, non lo riesci a fare in pochi mesi. Sicuramente dall’inizio, dal primo Consiglio dei ministri daremo un forte segnale di discontinuità, a partire dal riconoscimento della Palestina, strapperemo l’accordo di cooperazione militare con Israele che è un’assurdità, rimuoveremo tutte quelle norme che oggi impediscono ai cittadini di protestare liberamente, esprimere un dissenso politico. E poi, un attimo dopo, però, dovremo andare a cambiare questo Paese e lì non basterà qualche mese di governo, un anno, occorrerà una legislatura intera e io credo che se riusciamo ad essere credibili in questo, noi andiamo a vincere, anzi a stravincere”.

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