Mai come stavolta il risultato delle presidenziali in Francia si presenta molto incerto, e mai come stavolta Marine Le Pen è vicina alla vittoria. Il presidente Macron si trova oggettivamente in difficoltà a rincorrere l’avversaria che gli sta con il fiato sul collo. Dopo la vittoria di Orban in Ungheria e il successo di Marine Le Pen in Francia, è evidente che i sovranisti non sono affatto estinti. E in Italia? Ne abbiamo parlato con il filosofo sovranista Paolo Becchi che con il suo libro “Italia Sovrana”, uscito nel 2018 ha in pratica delineato una sorta di manifesto del sovranismo italiano.
Mai come stavolta Marine Le Pen è vicina alla vittoria. Pensa ce la possa fare?
“Penso che Macron se vorrà vincere dovrà chiedere i voti a Mélenchon e accordarsi con lui, garantendogli magari la nomina a primo ministro. Non mi sembra abbia altre possibilità, visto che stavolta non può contare sull’appoggio né dei gollisti, né dei socialisti che si sono letteralmente polverizzati. Il successo di Mélenchon è talmente notevole che Macron non può non indirizzarsi su quel bacino elettorale. Tenga conto che il leader della sinistra radicale ha escluso l’appoggio alla Le Pen ma non ha assicurato nulla a Macron. E’ chiaro che punta ad una trattativa. Tutto è nelle mani del presidente uscente. E’ molto difficile che la Francia possa avere un primo ministro dell’estrema sinistra, ma per come si sono messe le cose non lo escluderei neppure. Macron potrebbe essere costretto a giocare tutte le carte che ha in mano per convincere Mélenchon a votare per lui”.
Quindi vede reale anche una vittoria della destra?
“Assolutamente sì. Marine Le Pen è stata molto agevolata stavolta dalla presenza in campo di Zemmour che ha creato un soggetto alla sua destra, accusandola di essere diventata troppo moderata. Aver avuto un competitore all’estrema destra, ha permesso la normalizzazione della Le Pen, la sua piena democratizzazione. E’ dunque crollata la pregiudiziale antifascista contro di lei, visto che il fascista della situazione stavolta è apparso essere Zemmour. Credo che Le Pen abbia tutte le carte in regola per vincere. A meno che, come detto, non si saldi un accordo fra Macron e Melenchon che a sinistra è l’unico vincitore”.
Il successo della Le Pen risveglia in qualche modo l’orgoglio sovranista?
“Il sovranismo non è mai morto, semmai lo hanno dato per morto. Due settimane fa abbiamo avuto la grande vittoria di Orban in Ungheria, ora questa partita completamente aperta in Francia. Il sovranismo è vivo e vegeto. Semmai il vero problema è la crisi dei sovranisti in Italia”.
Si riferisce a Salvini?
“Certo, soprattutto a lui. Il leader della Lega non ha saputo reagire alla crisi innescata dalla pandemia e ora galleggia sulla guerra. Sta sostenendo una posizione troppo ambigua, mostrandosi in disaccordo con le decisioni del governo, per poi però approvarle tanto nel Cdm che in Parlamento. Inutile dire che non poteva fare diversamente avendo le mani legate, gli elettori non comprendono certe finezze. Notano invece evidenti contraddizioni fra ciò che si dice e ciò che si fa, e non si può giustificare l’ambiguità dicendo che stare al governo obbliga a subire certe decisioni”.
Pensa che Salvini dovrebbe uscire dalla maggioranza?
“Non può farlo, per una semplice ragione. Qualora lo facesse lascerebbe campo libero all’approvazione di una legge elettorale proporzionale che lo metterebbe fuori gioco. L’unica partita possibile Salvini può giocarla nel centrodestra e quindi con una legge elettorale almeno identica a quella attuale, in grado di premiare le coalizioni. Finché starà al governo potrà impedire un cambiamento della legge elettorale, è per questo che non esce dalla maggioranza”.
Però così sta perdendo consensi
“Questo certamente sì e c’è anche chi ne sta approfittando, vedi Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia sta salendo nei sondaggi perché ha le mani libere e può fare opposizione al governo. Un’opposizione tuttavia fittizia se si considera che sulla guerra ha assunto una posizione perfettamente in linea con quella dell’esecutivo, anzi mostrandosi per certi versi più atlantista di Draghi. Però almeno la Meloni una sua identità e una sua visione ce l’ha, mentre Salvini sembra essere carente da questo punto di vista. Il suo grande merito, che nessuno potrà mai negargli, è di aver trasformato la Lega da partito del nord a partito nazionale, portandolo a raggiungere il 35% delle europee. Ma la Lega è diventata il primo partito quando è passata da una visione regionalista ad una sovranista”.
Sta dicendo che Salvini dove tornare a puntare sul sovranismo?
“Certamente, non può continuare a vivere alla giornata come sta facendo adesso. Quali ricette intende proporre agli elettori? Non certo il tema della lotta all’immigrazione clandestina che ormai non interessa più nessuno. Il clima è completamente cambiato. Una buona possibilità di riscatto potrà arrivargli dai cinque referendum sulla Giustizia che ha proposto e che potrebbero permettergli di bilanciare i deludenti risultati che, con grande probabilità, usciranno dalle amministrative del 12 giugno. Vincere i referendum potrebbe consentirgli di mantenere la leadership del centrodestra. Poi c’è un altro aspetto da considerare. L’eventuale vittoria della Le Pen in Francia potrebbe agevolare molto il successo della Meloni in Italia, visto che verrebbe quasi naturale abbinare una donna all’Eliseo con un’altra a Palazzo Chigi”.
A Salvini quindi consiglierebbe di tornare a guardare a destra, rinsaldato i rapporti con i sovranisti europei e rinunciando all’idea di Berlusconi di avere la Lega nel Ppe?
“Salvini deve andare in questa direzione. E’ stato il primo a congratularsi con Orban per la vittoria e adesso deve spendersi per la Le Pen sperando che vinca, per poter avere una preziosa alleata in Europa con la quale intrattiene già ottimi rapporti. La vittoria della Le Pen farebbe crollare del tutto la pregiudiziale antifascista che ancora persiste verso di lei in Europa, nonostante in questi anni abbia chiaramente dimostrato di aver reciso ogni legame politico con il padre e con la tradizione dell’estrema destra francese. Ha presentato un programma molto chiaro, che definirei ‘socialisteggiante’, mettendo i francesi al primo posto e promettendo aumenti della spesa pubblica, una seria riforma della sanità pubblica, un’attenzione particolare per la spesa sociale e i pensionati, un programma fortemente solidaristico. Salvini deve decidere cosa fare da grande. A chi mi dice che c’è ancora tempo prima delle elezioni, rispondo che non sarei così sicuro di arrivare alla scadenza naturale della legislatura”.
Pensa che vogliano far fuori Draghi?
“No, è esattamente il contrario, penso sia Draghi a volersene andare il prima possibile. I partiti non hanno alcun interesse ad andare al voto prima del previsto. Ma Draghi deve fare i conti con i suoi fallimenti. Ha fallito la gestione della pandemia e la campagna vaccinale che non ha fermato il Covid, oggi con la guerra sa perfettamente di avere davanti un’altra emergenza, quella energetica. Sa benissimo che sarà a lui che gli italiani daranno la colpa quando le case resteranno al freddo il prossimo autunno-inverno. Molte aziende saranno costrette a chiudere per carenza di gas e a lui non resterà che andarsene prima che tutto questo si realizzi, essendo il principale responsabile di questa situazione. Ieri ha annunciato in pompa magna il nuovo accordo con l’Algeria, ma questo sarà soltanto un palliativo che non risolverà il problema nel suo insieme ma tutt’al più consentirà soltanto di tappare i buchi. Draghi ha scelto di essere il difensore della Nato in Italia e questo sicuramente lo premia sul piano internazionale nel suo rapporto personale con Biden e gli americani. Ma in italia le conseguenze saranno disastrose. Ha già fallito l’obiettivo di andare al Quirinale, difficile credere che possa restare a Palazzo Chigi a gestire le conseguenze drammatiche delle sue decisione. I partiti faranno di tutto per tenerlo al suo posto fino alla fine, ma non so quanto lui resisterà. Dopo aver gestito due anni di pandemia, dover gestire adesso una carestia non è il massimo”.



