Lockdown a Shangai, tra rabbia e follia: una storia che si ripete

domenica, 24 Aprile 2022
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di Gabriele Maria Follin

Shanghai. Dal covid-19 al covid-22, una storia che si ripete. La Cina non riesce a lasciarsi alle spalle questo maledetto virus che riparte da dove tutto è cominciato. Dal 27 marzo la capitale economica cinese sta vivendo in un lockdown totale a tempo indeterminato per contenere la nuova ondata di contagi.

Questa è la nuova strategia “zero Covid” adottata dal governo locale che consiste in un lockdown totale, duro e obbligatorio per limitare qualsiasi tipo di relazione. A ciò consegue uno screening serio con test periodici, e l’isolamento dei positivi in strutture governative appositamente predisposte. Ma lungi da essere vicino allo zero il numero dei nuovi positivi che si aggira intorno ai 20 mila casi giornalieri, di cui otto casi su dieci provengono proprio dalla città di Shanghai.

Le immagini che arrivano dalla megalopoli ci calano nella realtà: chi in Italia parla di “dittatura sanitaria” ha tanto da imparare nel dosare le parole. La politica di tolleranza zero del Partito Comunista costringe 26 milioni di persone ad uno stato di totale prigionia. Catenacci ai cancelli dei condomini, palazzi sgomberati per creare centri di isolamento, minori positivi separati dai genitori, cani uccisi in quanto ritenuti portatori del virus.

La situazione è completamente fuori controllo e il malcontento della popolazione sembra non essere finito in isolamento. Milioni di persone stanno finendo il cibo e l’acqua potabile inizia a scarseggiare, i servizi di delivery sono in sovraccarico e la rabbia della popolazione è in “picco”. I social network, che sfuggono al controllo dal Partito, sono contagiati da video di disperazione e a tratti di follia di una città che sta vivendo un incubo mai passato.

Karl Marx diceva: “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. Tutto sembra tranne che una commedia la strategia imposta ai cittadini di Shanghai.

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