Corsa a tre per la presidenza della Cei: chi è il grande favorito

venerdì, 6 Maggio 2022
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C’è un passaggio nell’intervista del Corriere della Sera a papa Francesco che riveste particolare importanza per l’Italia, ma che ovviamente è stata oscurata dalle posizioni sulla guerra, su Putin e sulla Nato. Riguarda la nomina del nuovo presidente della Conferenza Episcopale italiana che avverrà a fine mese quando scadrà il mandato del cardinale Gualtiero Bassetti che lascerà l’incarico per raggiunti limiti d’età.

Sarà il papa a scegliere il nuovo presidente, fra una terna proposta dalla stessa Cei. Ma cosa ha detto Francesco di così rilevante? Ecco le sue parole: “Adesso la prossima assemblea dovrà scegliere il nuovo presidente della Cei, io cerco di trovarne uno che voglia fare un bel cambiamento. Preferisco che sia un cardinale, che sia autorevole. E che abbia la possibilità di scegliere il segretario, che possa dire: voglio lavorare con questa persona”. Una frase che apparentemente potrebbe sembrare banale, ma non lo è, dal momento che il papa fa capire chiaramente che il nuovo presidente dovrà essere scelto fra i cardinali, dando quindi una precisa indicazione ai vescovi.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma non è stato sempre così? In realtà Francesco è stato sempre imprevedibile, se si considera che in questi nove anni ha rotto tradizioni consolidate, come quella per esempio di assegnare la porpora ai vescovi chiamati a guidare sedi tradizionalmente cardinalizie, vedi Milano, Venezia, Torino, Palermo. Quindi non era affatto escluso che anche per la presidenza della Cei Bergoglio potesse scegliere un arcivescovo non porporato.

Dopo la dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera escono inevitabilmente di scena tre  figure che erano state indicate come favorite; l’arcivescovo metropolita di Napoli Domenico Battaglia, l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice e l’arcivescovo-abate di Modena-Nonantola, vescovo di Carpi e vicepresidente per l’Italia settentrionale della Conferenza Episcopale Italiana. Erio Castellucci. Tre vescovi molto stimati da Francesco e che molti ritenevano in pole, convinti che il pontefice non avrebbe scelto il presidente fra i cardinali.

La terna cardinalizia a questo punto sembrerebbe ristretta a tre nomi: Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma; Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo metropolita di Bologna e per il terzio posto sarebbero in lista Augusto Paolo Lojudice, Arcivescovo metropolita di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino e Giuseppe Betori arcivescovo di Firenze.

Il grande favorito tuttavia sembrerebbe essere il cardinale arcivescovo di Bologna Zuppi, il quale è senza dubbio fra i porporati italiani, la personalità più autorevole auspicata appunto da papa Francesco. Figura da sempre impegnata nel campo sociale, al fianco dei poveri, degli emarginati, dei carcerati, un vero prete di strada che ha lavorato molto nei quartieri degradati della Capitale. E’ inoltre da sempre impegnato nel campo della pace e della cooperazione internazionale, in qualità di membro attivo della Comunità di Sant’Egidio di cui è stato anche assistente ecclesiastico generale. In questa veste, insieme al fondatore Andrea Riccardi, ha favorito gli accordi di pace che hanno posto fine alla sanguinosa guerra civile in Mozambico.

E’ inoltre impegnato nel dialogo interreligioso e nell’accoglienza, ed è stato in queste settimane fra i più stretti consiglieri del papa nella difficile gestione della guerra in Ucraina (e sembra che sia stato lui l’ispiratore del no all’invio delle armi in Ucraina). Inoltre Zuppi ha dimostrato di possedere anche una straordinaria capacità di mediazione, cercando di tenere unità il più possibile la comunità cattolica bolognese. Non a caso, quando papa Francesco ha emanato il motu proprio Traditionis Custodes con cui ha riscritto in senso restrittivo le regole per le celebrazioni della messa secondo il rito antico, l’arcivescovo di Bologna si è affrettatto a tranquillizzare i fedeli tradizionalisti, garantendo che a Bologna non sarebbero stati posti divieti alle celebrazioni delle messe in latino. E nelle ultime settimane è stato fra i più convinti sostenitori della politica di papa Francesco contro la corsa agli armamenti, puntando il dito in varie occasioni pubbliche contro l’invio di altre armi all’Ucraina e chiedendo che si torni agli accordi di Minsk come base di partenza per un cessate il fuoco.

Ma anche il vicario di Roma Angelo De Donatis gode della stima e della fiducia del papa, e anche lui è figura autorevole che potrebbe imprimere alla Cei quel cambiamento auspicato dal pontefice. Ma ad oggi, specie per i media cattolici, sarebbe Zuppi a spuntarla. Ma Francesco resta imprevedibile e non è detto che alla fine non possa deludere i pronostici, come già accaduto più volte.

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