Se c’è un’immagine edificante proposta recentemente dai media è sicuramente quella della smobilitazione al rave party di Modena, con i ragazzi intenti a ripulire l’area da tutta la sporcizia da loro stessi provocata durante la precedente nottata di sballo.
Dal rave alla ramazza, è la nuova pedagogia di Stato? Magari fosse solo così. Il problema è che il governo ha voluto complicare le cose introducendo il reato di rave. Pene pesantissime, dai tre ai sei anni, per chi organizza l’ “invasione di edifici finalizzata a raduni di oltre 50 persone da cui possono derivare pericoli per l’incolumità pubblica, l’ordine pubblico o la sanità pubblica”. Pena ridotta, ma sempre pena, anche solo per chi partecipa a simili eventi.
Il governo Meloni non ha un po’ esagerato al suo primo consiglio dei ministri? Il nuovo ministro dell’Interno, Roberto Piantedosi, che ha evidentemente ispirato il decreto legge anti-rave, s’è forse messo in testa di passare alla storia come il Mario Scelba del terzo millennio?
Il problema non riguarda solo la pesantezza delle pene previste, quanto l’applicazione della legge, che potrebbe essere estesa anche alle occupazioni di scuole, università e fabbriche. E, di questi tempi, basta solo ventilare una simile possibilità per gettare benzina sul fuoco di piazze già in preallarme. Il rischio è che l’esecutivo ottenga l’effetto, paradossale, di peggiorare la situazione dell’ordine pubblico che vorrebbe viceversa risolvere.
Le opposizioni, manco a dirlo, sono insorte. Enrico Letta parla di “libertà dei cittadini che viene messa in discussione” . Giuseppe Conte afferma dal canto suo che si tratta di una “norma raccapricciante, da Stato di polizia”. Al coro delle critiche si sono uniti anche i moderati del terzo polo, con Carlo Calenda che punta l’indice contro una “norma scritta a cavolo”.
Forse gli oppositori esagerano. Certo è che la formulazione di questa legge risulta troppo generica, tale da prestarsi a interpretazioni “estensive” da parte dei prefetti. Piantedosi giura che non sarà così, dicendosi anche indignato per i dubbi insinuati da Pd, M5S e Azione/IV. “Trovo (…) offensivo – afferma in un’intervista al Corriere della Sera – attribuirci la volontà di intervenire in altri contesti (rispetto ai rave illegali n.d.r.) in cui si esercitano diritti costituzionalmente garantiti a cui la norma chiaramente non fa alcun riferimento”. Anche il neosottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) prova a gettare acqua sul fuoco e a Radio 24 dice che la norma “sarà sicuramente rivista in Parlamento”, nel senso che sarà resa più specifica, in modo che si applichi a un’unica fattispecie, quella dei rave party, appunto.
Staremo a vedere. Rimane il fatto che il governo ha il dovere di chiarire al più presto (e ufficialmente, magari attraverso qualche regolamento o circolare) quale deve essere il raggio di applicazione della legge. Il rischio è che si produca un grande pasticcio politico. E la prima a esserne danneggiata sarebbe la Meloni. A guadagnarci sarebbe non solo l’opposizione, come è ovvio, ma anche Matteo Salvini, il quale s’è già intestato il decreto anti-rave e sembra deciso a cavalcare allegramente la polemica. “No! Indietro non si torna!”, ha dichiarato con il fare incendiario che tutti conoscono. Appare evidente, anche in questo caso, la sua intenzione di occupare il centro della scena, oscurando l’intero governo, a partire dal/dalla presidente del Consiglio.
Se finisse così, sarebbe davvero un’occasione sprecata. Perché la necessità di usare fermezza sul fronte dei rave party è comunque avvertita. Mai più deve accadere quello che successe nell’estate del 2021, quando un’orda di “sconvolti” occupò un terreno privato in provincia di Viterbo e vi allestì un rave che durò una settimana. L’allora ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, diede ordine di non intervenire. Il risultato fu la morte di un giovane. Per non parlare delle centinaia di migliaia di euro di danni subiti dai proprietari dell’area.
Sembrava davvero una storia da Libro Cuore, con l’immagine di quei giovani “psichedelici” che ripulivano il capannone industriale che avevano poco prima insozzato. Tutto sarebbe finito con le mamme e i papà d’Italia che avrebbero gioito. Con gli uomini d’ordine che avrebbero gongolato. Con i netturbini di Modena che avrebbero festeggiano. Tutti sarebbero stati contenti. Invece il diavolo ha voluto metterci la coda. Non a caso il decreto anti-rave è stato scritto il 31 ottobre, giorno che precede la notte di Halloween.


