Soumahoro dalle uova d’oro ora sputa veleno

mercoledì, 11 Gennaio 2023
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Apparve un giorno come il Soumahoro dalle uova d’oro. Abbagliati da tanto splendore, l’ingenuo “Fra’ Toianni” e il pio compare Bonelli non esitarono un attimo a eleggerlo a caritatevole icona dei braccianti sfruttati.

Ma quell’oro si rivelò presto una patacca. E la sinistra rosso-verde pensò bene di scaricarlo senza tanti complimenti, anche se non ebbe il coraggio di cacciarlo formalmente dalle sue file. Il fatto è che il povero Aboubakar Soumahoro è diventato ingombrante per tutti. Anche per i “compagni” del Pd. Ne sa qualcosa Elly Schlein, la quale è subissata da qualche giorno da battutacce e improperi dopo che qualche perfida manina ha rilanciato sul web una foto che la ritrae insieme con l’ex icona dei braccianti mentre sfodera un sorrisone smagliante ed eccitato, neanche si trovasse in compagnia di Lula da Silva o di Bob Dylan o persino di Damiano dei Maneskin.

Alla fine Aboubakar  s’è stancato di essere trattato come un appestato (dopo essere stato osannato) e ha fatto il grande passo di dire addio agli onorevoli compagni rosso-verdi aderendo al Gruppo Misto. Non senza però questa velenosa chiosa: «Mi ha francamente stupito e amareggiato, ad eccezione di qualche parlamentare, l’assenza della solidarietà umana e del supporto politico da parte del Gruppo parlamentare Alleanza Verdi-Sinistra». Un addio con rabbia che chiude malamente una storia imbarazzate per la sinistra.

Intendiamoci, quel campo della politica è attualmente agitato da ben altri problemi che non il rimediare alla figuraccia subita per colpa del Soumahoro scivolato sull’oro. Non il suo, per la precisone, ma quello esibito dalla di lui consorte, Liliane Murekatete, detta la Griffata per tutte le firme presenti nel suo look fashon. Alla faccia dei poveracci che, secondo la Procura di Latina, devono ancora ricevere lo stipendio dalle cooperative gestite dalla stessa Liliane e dalla di lei madre, Marie Therese Mukamitsindo, che è quindi la suocera (lei sì , dalle uova d’oro)  del nostro eroe. Il quale eroe, sia detto per inciso, aggiunse patacca a patacca quando pensò di giustificare le firme che ricoprono il corpo della consorte asserendo che la povera Liliane «ha diritto all’eleganza», mentre i poveretti che lavorano sotto il sole (e sotto lo sguardo arcigno dei caporali) non hanno diritto neanche al refrigerio di una Ferrarelle.

Ma, dicevamo, ben altri sono i problemi che affliggono “Fra’ Toianni” e compar Bonelli, unitamente alla loro congregazione rosso-verde e, in più generale, all’intera confraternita della sinistra. Primo fra questi problemi è lo stabilire quale sia ormai la ragione sociale di tutta questa gente. E già, perché, questa sinistra, che rincorre il consenso dei salotti radical chic e delle anime belle borghesi, tutte migranti e Lgbt, questa sinistra protesa verso i diritti dei gay e delle varie minoranze “oppresse”, ha dimenticato i diritti dei lavoratori e dei disoccupati (italiani).

Sia chiaro che la gente italiana non è egoista. Il problema è che ha assistito alla perdita di reddito, diritti e status sociale di pari passo con l’apertura delle frontiere e con la conseguente offerta di lavoro a buon mercato d’origine straniera (per la gioia di capitalisti e frequentatori di salotti). E tra i diritti di questa gente italiana c’è anche quello di sentirsi un po’defraudata e un po’ arrabbiata, nonché di nutrire una istintiva e legittima avversione verso tutti coloro che indicano i modelli virtuosi  del cosmopolitismo (più o meno umanitario) e del globalismo liberal.

Ma vallo a spiegare a “Fra’ Toianni”, compar Bonelli e, soprattutto, ad Elly Schlein , per i quali è più importante ricevere gli applausi dei salotti radical chic che recuperare il gradimento del popolo “populista”.  E dire che il Soumahoro  verrebbe cacciato a pedate dai salotti di cui sopra se osasse presentarsi alle dame radical chic con gli stivali ricoperti di fango, come fece, da neodeputato “idealista”, nella seduta inaugurale della Camera . I pavimenti degli altri, soprattutto se pavimenti di Stato, sono sempre i più insozzabili.

Forse la mesta confraternita della sinistra italiana farebbe bene a seguire l’esempio offerto da alcune correnti della sinistra anglosassone, a partire da quei gruppi del Labour Party (detti “Blue Labour”, dai “colletti blu” delle tute operaie) che cominciano a sposare le cause “populiste”. «Una delle idee chiave di questo filone di pensiero – ha scritto in proposito Luca Ricolfi– è che gli strati popolari sono culturalmente conservatori e che, anche per le loro condizioni di esistenza, siano portati ad assegnare una importanza decisiva al valore della sicurezza, qual che sia la fonte della minaccia (terrorismo, criminalità, immigrazione irregolare)».

Vale la pena ricordare, a chiosa, che la sinistra prende spesso abbagli a causa di “eroi” politicamente corretti che poi rivelano un profilo discutibile. Poco più di un anno fa è stato ad esempio condannato dal Tribunale di Locri l’ex-sindaco di Riace Mimmo Lucano, prima di allora assurto alla notorietà nazionale come campione dell’accoglienza ai migranti. L’accusa (vedremo che accadrà nei successivi gradi di giudizio) è quella di un uso, diciamo disinvolto, di fondi pubblici.

C’è sempre un metallico bagliore a ingannare l’odierna sinistra italiana: da quello prodotto dall’oro di Soumahoro a quello causato dai bronzi (spesso collegati alle facce) di Riace.

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