A poche ore dall’elezione alla segreteria del Pd di Elly Schlein si è registrato già un primo addio: quello di Giuseppe Fioroni, ex ministro, esponente dell’area cattolica del Pd.
Non proprio un signor nessuno, visto che è stato il numero due di Franco Marini all’epoca in cui era segretario del Partito Popolare, fra i fondatori e i dirigenti di punta della Margherita, poi dirigente del Pd, ministro dell’Istruzione nel Governo Prodi 2 e leader della componente popolare dei dem. Negli ultimi tempi faceva parte della corrente Base Riformista, capitanata dal ministro Lorenzo Guerini. Non solo, Fioroni è stato per molti anni un importante interlocutore delle gerarchie cattoliche nel campo del centrosinistra, in ottimi rapporti con l’ex presidente della Cei Camillo Ruini e con importanti entrature nei sacri palazzi.
E’ vero che ormai da diversi anni era un pò scomparso dai radar (e pure dal Parlamento visto che nel 2018 non era neanche stato rieletto) ma il suo addio fa comunque rumore; perché se il buongiorno si vede dal mattino è probabile che non sarà l’ultimo a lasciare il Nazareno, ora che con la Schlein a capo si avvia ad essere un partito molto diverso da quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi.
Fioroni sembra ben evidenziare il malessere dei cattolici dem, ora che al vertice c’è una segretaria che sembra molto poco incline a rappresentare la sintesi fra le varie anime del Pd. Proprio la componente cattolica sembra quella destinata ad essere marginalizzata di più in virtù dell’estrazione culturale della Schlein, laicista, radicale, paladina dei diritti Lgbt, sostenitrice del gender e dei diritti individuali.
Ma anche i riformisti in generale hanno poco da gioire sfogliando il programma della neo segretaria che sembra ispirato al peggior massimalismo e ambientalismo ideologico; con l’evocazione della tanto amata patrimoniale, la lotta al lavoro flessibile, un ruolo più invasivo dello Stato a scapito della libertà di impresa e di mercato, il no ai termovalorizzatori per la chiusura del ciclo dei rifiuti, la difesa del reddito di cittadinanza.
“È un Pd distinto e distante da quello che avevamo fondato che metteva insieme culture politiche diverse dalla sinistra al centro, con i cattolici democratici, i popolari e la Margherita – ha detto Fioroni – Oggi legittimamente diventa un partito di sinistra che nulla a che fare con la nostra storia, con i nostri valori e la nostra tradizione”.
Un partito insomma molto più vicino all’estrema sinistra francese di Mélenchon che alla socialdemocrazia tedesca o ai laburisti inglesi, che sembra destinato a perdere la sua connotazione riformista in favore di una forte radicalizzazione delle proprie posizioni. Con i temi etici di fatto banditi dalla nuova agenda in favore dell’affermazione dei diritti individuali e dell’ideologia Lgbt; e se fino ad oggi nel Pd a vocazione maggioritaria che pretendeva di rappresentare la sintesi fra le varie e diverse tradizioni era riconosciuta piena cittadinanza alle istanze cattoliche ed era concessa almeno la libertà di coscienza sui temi eticamente sensibili, nel partito della Schlein i diritti civili diventano parte integrante del progetto di rivisitazione integrale della società: una società che dovrà essere green, multiculturale, cosmopolita, fluida, laicista, radicale ecc.
Difficile immaginare che quella di Fioroni possa essere l’unica uscita nel fronte cattolico, moderato e riformista non appena inizierà a delinearsi la nuova strategia della neo segretaria.
Per il momento però Fioroni sembra smentire l’approdo nel Terzo Polo, ma ha soltanto annunciato “un nuovo network dei cattolici e democratici ‘Piattaforma popolare – Tempi nuovi’ per farla diventare la casa di tutti quei popolari e cattolici che sono stati marginalizzati e allontanati”. Certo, l’approdo al centro con Renzi e Calenda sembrerebbe quello più naturale per i cattolici del centrosinistra come Fioroni, ma non è escluso che anche il centrodestra, o quanto meno una parte di esso, possa rappresentare una spiaggia. Se ne è avuta dimostrazione alle ultime elezioni regionali nel Lazio, dove Francesco Rocca è riuscito a raccogliere intorno a sé anche pezzi del centrosinistra moderato, almeno a giudicare da alcune candidature che hanno popolato la lista civica che ha concorso alla sua elezione.
E’ certo che da ieri la politica italiana non è più la stessa. La vittoria della Schlein ha sicuramente rimesso in gioco tutti gli equilibri nel campo dell’opposizione e soprattutto ha costretto anche gli altri partiti a ripensare la loro strategia.
Cosa farà ora il Movimento 5Stelle? Il Pd della Schlein appare chiaramente concorrenziale al Movimento di Conte, ancora di più dopo che la neo segretaria ha dichiarato che difenderà il reddito di cittadinanza. Che farà quindi Conte? Un’alleanza con i dem rischierebbe di fagocitare i 5Stelle, che però allo stesso tempo corrono, in vista delle elezioni europee del 2024, il pericolo di essere scavalcati a sinistra da una neo leader che parla pressappoco il loro stesso linguaggio e che ha dalla sua la forza della novità.
Sull’altro fronte il Terzo Polo difficilmente potrà continuare con la politica dei due o dei tripli forni, visto che con il Pd della Schlein diventerà probabilmente molto difficile anche l’alleanza a livello amministrativo. Ma da soli i centristi hanno dimostrato di valere e di contare molto poco. A meno che, come molti da quelle parti auspicano, non arrivi una nuova scissione nel Pd, soprattutto ad opera degli amministratori locali che erano schierati tutti in larga maggioranza con Bonaccini e che hanno accolto molto freddamente l’arrivo della Schlein. Ma per il momento se ne è andato soltanto Fioroni, che per quanto faccia notizia non sembra avere una forza di trascinamento tale da spingere molti altri a seguirlo. Bisognerà vedere le mosse dei vari Guerini, Gori, Marcucci, Lotti per valutare se il dissenso si estenderà, ma soprattutto sarà fondamentale capire se Schlein lavorerà per tenere tutti dentro o preferirà liberarsi delle correnti ostili. In fondo siamo solo agli inizi



