Pd-Schlein. Dal professionismo dell’umanità al professionismo dei figli

lunedì, 27 Marzo 2023
2 minuti di lettura

Siccome i fan, i guru, i sacerdoti e gli ascari del pensiero unico laicista sapevano di avere un terribile vulnus che rendeva sistematicamente perdenti le loro battaglie, da un po’, con furbizia, hanno rovesciato il paradigma della loro comunicazione politica.

Su utero in affitto, adozioni gay, matrimoni egualitari, famiglia e società civile, i cattolici, i sovranisti, i conservatori, vincevano a mani basse (e lo dimostra la vittoria del centro-destra il 15 settembre). Perché vincevano? Semplice: con i loro argomenti intercettavano (e intercettano ancora) emotivamente e psicologicamente la maggior parte degli italiani.

In che modo? Parlando di bambini che non possono non avere un padre e una madre e una famiglia naturale dove crescere in modo sano ed equilibrato, con due figure pedagogiche di riferimento, diverse e complementari.
E lo schema era come è, logico, conseguenziale, coerente: dal diritto alla vita, dal diritto universale a nascere, fino alla morte naturale; quindi, niente aborto (pur essendo una legge in vigore), ed eutanasia e altre dipendenze (in primis, la droga, la prostituzione).

Ma adesso qualcosa è mutato. L’ordine di scuderia della sinistra mediatica, intellettuale e politica, “modello-Schlein-Sanremo”, è cambiato radicalmente.
La propaganda omosessuale, filo-matrimoni arcobaleno, filo adozioni gay, suscettibile di essere etichettata come alibi per capricci, desideri di ogni tipo che devono obbligatoriamente trasformarsi in diritti costituzionalmente certificati, in favore di uomini e donne ricche che vogliono avere giuridicamente una famiglia, per forza dei figli, comprandoseli all’estero, con l’utero in affitto e non solo, rischiava di essere un autogol. E visto che la neo-lingua mirata a definire questo reato universale a spese della donna sfruttata, povera, o desiderosa di soldi, definita “madre sociale e solidale”, non era sufficiente a fronteggiare la narrazione antropologica degli avversari, ora il mantra sono diventati i bambini.

I “poveri bambini” morti a Cutro per colpa del governo Meloni. I “poveri bambini” che, nati all’estero, vanno inseriti per il loro superiore interesse, dentro famiglie di ogni tipo. E i “poveri bambini” che non devono nascere o essere allattati in prigione, nel caso che le loro mamme siano state condannate.
La sinistra è passata dal “professionismo dell’umanità”, per tutelare l’invasione di migranti in Italia, al “professionismo dei bambini”.

Bambini ignorati, invece, quando viene impedito loro di nascere (l’aborto). In quel caso, il loro diritto non vale, ma conta solo la volontà della madre. E bambini ignorati quando non contano i diritti della madre biologica o che partorisce, ma il delirio della mente dei singoli non genitori naturali (l’iter dell’utero in affitto).
Quindi, non c’è nemmeno bisogno di puntualizzare ulteriormente: si tratta di bieca strumentalizzazione e mistificazione ideologica. Buonismo, umanitarismo strategico, che accusa la destra di essere “disumana”.

Accusa rivolta giovedì scorso alla maggioranza. Emblematica di un duello soltanto pretestuoso. Stiamo parlando dello scontro sulle detenute madri, proposta di legge del Pd, “stravolta” dalla maggioranza.
Il Pd, nel testo, aveva previsto la loro collocazione in strutture protette, come le case-famiglia; la Lega con un suo emendamento, ha tentato di impedire che le borseggiatrici incinte sfuggissero alla certezza della pena, restando in carcere. Polemica figlia, infatti, del caso dei filmati anti-rom alla metro di Milano, i cui autori sono stati contestati per violazione della privacy da amministratori regionali del Pd.
Per i dem, questo emendamento è un atto di disumanità. Per il centro-destra un atto di legalità. Come volevasi dimostrare: due mondi incompatibili.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.