La Finlandia a tutti costi nella Nato, ma non solo, è stata indigesta a Sanna Marin, la premier uscente sconfitta dai conservatori di centrodestra. Evidentemente la battaglia per mettere fine alla storica neutralità del suo Paese con l’ingresso deciso e perseguito nell’alleanza atlantica non ha pagato. Ma soprattutto ha rinfocolato le velleità dei rivali. In primis, i conservatori del Partito della Coalizione Nazionale (Ncp) guidati dall’ex ministro delle Finanze Patteri Orpo, che hanno ottenuto quasi il 21 per cento dei consensi. Orpo ha 53 anni, è sposato e ha due figli. E’ capo di “Kokoomus” dal 2016. Ha fatto parte di diversi governi in cui ha ricoperto incarichi da vicepremier, ministro delle finanze, ministro degli interni e ministro delle politiche agricole. Uno dei punti principali del suo programma elettorale è l’abbattimento del debito pubblico, salito in meno di quattro anni dal 65 al 71 per cento in rapporto al Pil.
Ma ciò che da stanotte inquieta le cancellerie europee è l’ascesa dell’estrema destra populista di “Veri finlandesi”, seconda forza del Paese, guidata dal 2021 dalla 45enne Riikka Purra. Che già si è presentata: «La signora Meloni? Non la conosco». E giusto per capire come la pensano i “Veri finlandesi” occorre ricordare che sono contro le politiche migratorie e sono assai scettici sulle misure concernenti il clima, la criminalità e l’energia. Sono contrari alla neutralità energetica entro il 2035 e non hanno abbandonato il sogno della “Fixit”. Insomma, un inquilino scomodo, che ha ingrossato la propria rappresentanza l’Eduskunta, il parlamento monocamerale.
La maggioranza è un rebus. I socialdemocratici di Sanna Marin hanno perso, ma non sono molto al di sotto delle percentuali dei conservatori. La premier uscente ha escluso possibili compromessi con il partito della Purra, definito a più riprese “razzista”. Il pallino quindi è nelle mani del tranquillo Petteri Orpo, per mesi schiacciato dalla personalità politica delle sue rivali, ma potrà comodamente decidere con chi formare il nuovo governo. Lo sbocco naturale sembrerebbe quello di invitare i socialdemocratici e riannodare le fila della maggioranza uscente. Tuttavia, Orpo non ha escluso a priori un’eventuale alleanza con la formazione euroscettica della Purra. Il vero problema è che in partenza nessuno può formare il governo in solitaria. Per la maggioranza servono 101 deputati sui 200 parlamentari. Quindi il partito conservatore, con i suoi 48 seggi, dovrà chiedere il sostegno o ai nazionalisti di “Veri finlandesi”, 46 seggi, oppure ai socialdemocratici della Marin, 43 seggi.
Ma qualora Orpo volesse virare a destra mancherebbero sette seggi nell’Eduskunta, per arrivare alla maggioranza di 101. L’alleanza tra Kok e Sp si fermerebbe infatti a 94, rendendo necessario il sostegno di una terza forza, che non sembra sia il Partito di centro (Kesk), che tramite la leader Annika Saarikko, ha annunciato l’intenzione di rimanere all’opposizione. Questa scelta complica in partenza i piani di Orpo, con molta probabilità costretto ad allargare il campo e ragionare su una “grande coalizione” ancora con i socialdemocratici. La distanza sui dossier economici tra Kok e Sdp non è superiore a quella esistente tra il Partito di coalizione nazionale e i “Veri finlandesi” sui temi legati all’Unione europea.
Un’eventuale maggioranza costituita da Kok, Sdp, Verdi (scesi al 7 per cento) permetterebbe di occupare 104 scranni in Parlamento, a cui potrebbero aggiungersi quelli di altre formazioni minori. Le trattative delle prossime settimane chiariranno le intenzioni di Orpo e le possibili alternative a una grande coalizione con i socialdemocratici. L’esito delle urne di domenica ha intanto confermato una delle tendenze della politica finlandese da oltre un decennio, quella che vede la difficolta per il primo ministro uscente di mantenere l’incarico, nonostante il gradimento per la Marin tra i cittadini. Inoltre, con il piatto della bilancia che pende decisamente a destra, tramonta anche a Helsinky il mito dello stato sociale scandinavo sostituito dai timori per un’economia perennemente in crisi e dalla paura di un mondo sempre più insicuro.



