Si è dovuta sottoporre al test di paternità per dimostrare a tutti che il padre del figlio è il suo compagno e non un dirigente di primo piano del partito che voci di corridoio indicavano come suo amante. E’ l’assurda vicenda di cui è stata protagonista Rachele Silvestri, deputata prima del Movimento 5Stelle e oggi di Fratelli d’Italia. Voci calunniose sostenevano che avesse una relazione con un dirigente del suo attuale partito da cui avrebbe avuto anche il figlio e per questo avrebbe anche ottenuto la candidatura alle ultime elezioni politiche. E’ lei stessa a raccontare tutto al Corriere della Sera. “Sono stata costretta a fare il test di paternità per mio figlio di soli tre mesi. E il padre è proprio Fabio, il mio compagno. Naturalmente, non avevo dubbi. Perché, quindi, l’ho fatto? E, soprattutto, perché chiedo che venga riportata la notizia sui giornali?” scrive Silvestri in una lettera inviata al quotidiano. Poi spiega: “Circa un mese fa, una persona amica mi racconta che gira la voce che il mio bambino non sarebbe figlio del mio compagno, ma di un politico molto influente di Fratelli d’Italia, a sua volta sposato. Mio figlio sarebbe, quindi, nato da una relazione clandestina, grazie alla quale io avrei anche ottenuto la mia candidatura”. Silvestri racconta poi di essersi sentita umiliata, offesa, calpestata nella sua dignità di donna e di madre e di aver quindi deciso di sottoporsi al test di paternità per dimostrare la falsità delle calunnie. Ma è accettabile che ancora oggi una donna che ha successo in politica debba essere colpita con questi stereotipi che arrivano a mettere in dubbio la sua moralità? Non c’è dietro tutto ciò un retroterra culturale che vede nel successo di ogni donna, sempre e soltanto il sospetto di essersi concessa al potente di turno? Ne abbiamo parlato con Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa, ma soprattutto impegnata da anni in difesa dei diritti delle donne e a superare certi tipi di sterotipi duri a morire.
Cosa pensa della vicenda della deputata Silvestri, costretta a sottoporsi al test di paternità per difendersi dall’accusa di aver tradito il proprio compagno?
“Penso sia una vicenda tremenda. Se questa donna si è sentita in obbligo di sottoporsi al test di paternità per dimostrare che il figlio è del proprio compagno e mettere a tacere la notizia di una relazione clandestina con un dirigente del suo partito, ciò sta a significare che certi beceri stereotipi di genere purtroppo sono ancora ben radicati nella mentalità contemporanea. E’ inconcepibile che ancora una volta una donna debba subire l’ennesimo attacco di natura sessuale, facendo credere che se è arrivata dov’è, è soltanto grazie alla protezione di un politico influente cui avrebbe concesso i suoi favori sessuali”.
Ha fatto bene secondo lei ad agire così?
“Di fronte ad un’accusa così becera e violenta, si è difesa evidentemente nell’unico modo che ha ritenuto possibile per mettere a tacere definitivamente queste voci, ma a me dispiace molto che si sia sentita in obbligo di produrre questo tipo di prova. E’ assurdo che oggi, nel 2023, una donna che decide di entrare in politica debba ancora subire questo tipo di stigma ed attacchi di natura sessista che addirittura arrivano a mettere in dubbio la paternità del figlio. Un vero e proprio salto indietro nel più buio medioevo”.
Questa parlamentare ha scelto la maniera forse più evidente per smentire le calunnie su di lei, ma come ci si potrebbe difendere senza arrivare a tanto?
“Il problema è proprio questo. Non mi pare che al momento ci siano molte soluzioni. E’ evidente che una calunnia di questo genere rischiava di creare un pregiudizio alla carriera di questa persona, quindi l’ha costretta a violare la sua intimità e la sua vita privata in maniera davvero tremenda, su un aspetto delicatissimo della sua vita, ovvero la paternità del proprio figlio. Ma purtroppo è molto difficile difendersi da questo tipo di attacchi, soprattutto se si è donna. Il tipo di condotte falsamente attribuite a questa parlamentare possono travolgere la carriera di una donna tanto a livello professionale che politico, quindi comprendo perfettamente il motivo per cui ha scelto la strada della verità e della chiarezza. Ma se questo era l’unico modo per mettere a tacere le calunnie, è altrettanto vero che si è trattato di una violenza in piena regola. Si tratta infatti di una strada dolorossissima da percorrere e quando una donna è costretta a difendersi mettendo in piazza aspetti privati della sua vita, allora vuol dire che c’è da preoccuparsi, perché tutto il lavoro che abbiamo fatto in questi anni per scardinare gli stereotipi di genere non è servito a nulla. Preoccupa soprattutto il fatto che ad alimentare certe calunnie sessiste spesso sia la stessa classe politica che dovrebbe invece avere atteggiamenti ben diversi”.



