Schlein all’ultimo grido. Mentre la leader Pd reggeva lo striscione del 25 Aprile con il fazzoletto rosso al collo, la rivista di moda “Vogue” Italia lanciava un ampio servizio a lei dedicato sull’ultimo numero.
Pose fashion in carta patinata e il racconto delle sue giornate: Elly ha confessato di sentirsi a rischio “burnout” (ma non era meglio se diceva sindrome da stress?) e di trovare sollievo nella playstation. «Poverina», diranno sicuramente, in un afflato di solidarietà, le signore della Ztl. Alle quali dame la Schelin ha comunque elargito una chicca super, confidando alle raffinate lettrici di “Vogue” di essere seguita, nella cura del suo look, da un’armocromista. Da una che? Si definisce così l’esperta dei colori dei vestiti. Alla faccia dei poveracci ai quali la segretaria Pd chiede il voto in nome del riscatto sociale.
Elly Schelin svela in tal modo un insospettabile lato vezzoso, che contribuirà sicuramente a costruire il suo personaggio come imprevedibile e, a suo modo (o per meglio dire “sui generis”) intrigante. Facendo un po’ di dietrologia spicciola, ci sembra evidente il tentativo dell’apparato mediatico di costruire una “narrazione” opposta a quella di Giorgia Meloni, in vista di un bipolarismo tutto al femminile, che va anche sul privato e sui tic della quotidianità.
Tutto sommato la Schelin può dirsi soddisfatta. Questo servizio di “Vogue” appare un po’ come la ciliegina sulla torta di un periodo positivo, con la neosegretaria che sembra aver rinfrescato e rilanciato l’immagine del secondo partito italiano, che ora, con il 20% accreditatogli dai sondaggi, è di nuovo sopra ai rivali (e potenziali alleati) del M5S.
In contrasto con questo trend in ascesa, si sta registrando però un fenomeno allarmante per i vertici di largo del Nazareno: è cominciata la fuga dei riformisti dal Pd. Con la svolta a sinistra impressa dalla Schelin, sono sempre più numerosi i moderati che non si ritrovano più nella linea del partito. Dopo l’addio di Giuseppe Fioroni e Andrea Marcucci, sono arrivate le tegole di Enrico Borghi e Caterina Chinnici. Particolarmente pesante l’addio della Chinnici, perché si tratta della figlia del magistrato assassinato nel 1983, un’icona della lotta alla mafia. Lo schiaffo più doloroso è che la parlamentare passa con Forza Italia.
Al di là del peso dei personaggi che hanno lasciato il Pd (e di quelli che potrebbero farlo a breve), il problema è che l’esodo dei riformisti riduce gli spazi di manovra del Pd, consegnando il partito alla sinistra e limitando fortemente la sua possibilità di attrarre ceti e settori potenzialmente decisivi. La conseguenza , per Elly e il suo gruppo dirigente, potrebbe essere quella di incontrare sempre più difficoltà a costruire una coalizione competitiva, un polo di centrosinistra capace di aggregare settori diversi e proporsi come alternativa al destra-centro al governo con qualche possibilità di successo.
Questi rischi non sembrano però, al momento, impensierire la leader, che punta evidentemente a costruire il suo carisma personale attraverso interviste e comparsate a 360 gradi, nonché a giocare di rimessa con la Meloni e il governo puntando sull’esasperazione del conflitto come si è visto in occasione del 25 Aprile.
Si tratta di una linea che può risultare proficua sul piano dei consensi al partito anche se non sposta neanche di un millimetro i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione. È probabile che la Schlein si accontenti in questo momento di aver arrestato l’erosione di consensi del Pd verso il M5S e di aver invertito il trend a suo favore.
Per quanto riguarda la strategia futura, Elly confida probabilmente sul fatto che la radicalità della sua opposizione potrebbe creare un’onda favorevole alla sinistra nel caso in cui la situazione economica italiana dovesse precipitare. Insomma, se non riesce a costruire un’alternativa a Meloni, a Schlein non resta che gufare.
È un po’ poco per un partito, come il Pd, nato con la “vocazione maggioritaria”. Il rischio vero per Schelin è di condannarsi all’opposizione perenne, schiacciandosi sempre più a sinistra, con la sola compagnia di “antifa”, sardine, sconvolti vari e le signore della Ztl che leggono “Vogue”.



