Da Greta agli “eco-vandali” di Ultima Generazione, passando per la Ue e la Green Economy, la domanda è una sola: perché l’ecologismo diventa inevitabilmente inconcludente, ideologico, astratto, condannato a non incidere mai veramente; ridotto al massimo ad essere usato, strumentalizzato dai poteri nazionali e internazionali, configurandosi sostanzialmente come un fenomeno da salotto tv?
Non gli resta quindi (come accade oggi), che abbaiare alla luna o denunciare i temi con iniziative clamorose, provocazioni, che hanno come unico scopo occupare le pagine dei giornali, lasciando alla politica le eventuali soluzioni? Soluzioni che non vengono mai. A cosa sono serviti i rituali comizi di Greta, le sue cicliche manifestazioni, con relativi appuntamenti presso i sacri palazzi di Bruxelles, raccogliendo solo sorrisi e cenni di paternalistica comprensione, da parte proprio dei “professionisti dell’ambiente”? Il carbone è sparito?
Guai a quel sistema che si serve dei giovani per autoassolversi e rigenerarsi. E guai a quei giovani che cadono nella trappola. Come ora: chi imbratta i monumenti non si accorge che non è vero militante del verde, ma tristemente un utile idiota delle lobby del fotovoltaico e dell’elettrico.
Cosa rimane infatti, delle azioni della gloriosa Greenpeace con tanto di attivisti speronati dalle baleniere russe, o delle denunce quotidiane di Italia Nostra, del Wwf, o infine, dei Verdi in politica, sia da noi che in Germania e in altri paesi?
E’ cambiato il destino dei continenti? No. Si tratta e si è trattato di presenze minimali che al massimo hanno tinto di verde il falso ecologismo degli altri.
Personaggi che da un lato, hanno conquistato poltrone, o impostato le loro battaglie in modo romantico, o che dall’altro, paradossalmente sono scesi a patti proprio con l’odiato sistema economico moderno, “artefice” del degrado globale del pianeta.
Comunque, i giovani col loro “idealismo-integralismo” fanno bene a porre la questione delle “cause”, non limitando l’impegno ambientalista ai meri “effetti”. Però attenzione: solo le cause diventano “narrazione mistica” (lo stesso mantra del cambiamento climatico è unilaterale e non privo di limiti); pensare unicamente agli effetti (la gestione dei fiumi, degli argini, dei territori), non bloccando tutto nel nome di crociate grottesche, tipo la difesa degli orsi, delle nutrie, degli istrici o dei rospi ululanti, è altrettanto sbagliato.
Cause ed effetti (compito di una politica seria) marciano di pari passo.
Ma c’è un ma più profondo. Una riflessione che va fatta e che spiega alla radice il perché di un ecologismo evanescente ad uso e consumo dei potenti.
Non potrà mai ottenere dei varchi reali presso il pensiero liberale, l’impianto liberista moderno, perché il capitalismo mette al primo posto lo sviluppo economico e il ruolo centrale dell’uomo, le sue esigenze, i suoi interessi. Al massimo il capitalismo potrà interessarsi all’ecologia solo se sarà un business. Ed è lo sguardo di Bruxelles e di tutta la sua svolta green.
Porte chiuse pure dal mondo cattolico. Gli attuali ambientalisti (che cercano di tirare per la giacchetta papa Francesco), radicalmente intrisi di cultura laicista, atea e secolarizzata, scindono, separano nella sostanza il “creato” dal “Creatore” e recentemente pure il “creato” dalla “creatura” (l’uomo).
Qual è il Dna del neo-animalismo? Alle persone privilegia gli animali (umanizzandoli, divinizzandoli), le piante, i boschi, le montagne, l’acqua, l’aria.
E che dire del “transumanesimo” che esalta i robot, l’intelligenza artificiale, e che ripete costantemente, per bocca dei suoi tanti adepti politici, intellettuali, giornalisti, che “siamo troppi sulla terra”, altro luogo comune imperante? Ricordiamo i concetti espressi dall’ex ministro Cingolani sul fatto che la terra è programmata (da chi?) per soli tre miliardi di uomini? E degli altri che ne facciamo? Se sommiamo questo ecologismo all’aborto, un diritto indiscutibile (siamo troppi e non nasciamo), il dato è tratto.
Non è un caso che il termine natura sta per essere sostituito dal termine “ambiente”, concetto socio-antropologico, che non infastidisce il pensiero unico.
Natura dà fastidio. Richiama direttamente “l’identità naturale” (maschio-femmina), “la famiglia naturale”, “i valori naturali” che precedono gli Stati, le leggi, il primato della mente (il culto che ogni desiderio è un diritto).
Al contrario, sull’ambiente ci si può lavorare.
In conclusione, ecco perché l’ecologismo è una sensibilità antica trasformatasi in inganno contemporaneo. Dai gattopardi.



