La raffigurazione plastica dello stato di salute di Forza Italia lo si è visto chiaramente in queste ore in cui tutti nel partito sono uniti dal dolore per la scomparsa di Silvio Berlusconi, ma divisi sulle strategie.
A sorpresa è ricomparso Cesare Previti, fra i fondatori del partito, ministro della Difesa nel primo governo Berlusconi che ha di fatto incoronato Antonio Tajani come nuovo leader, dichiarando che è l’unico in grado di guidare gli azzurri orfani del gran capo.
Contemporaneamente un altro forzista della prima ora, il siciliano Gianfranco Micciché per anni leader del partito sull’Isola e braccio destro di Marcello Dell’Utri dichiarava che senza Berlusconi Forza Italia è finita, quasi lasciando intendere una sorta di “rompete le righe”.
Intanto l’Ufficio di Presidenza del partito ha ratificato la nomina dei nuovi commissari regionali e provinciali come da indicazione di Berlusconi stesso prima del ricovero di venerdì scorso al San Raffaele. Nomine caldeggiate da Marta Fascina e che la minoranza facente capo alla Ronzulli ha comunque accettato per non alimentare polemiche alla vigilia dei funerali del leader. Ma c’è chi dietro le quinte ha giudicato inopportuna la decisione di procedere con il riassetto del partito a poche ore dalla scomparsa di Berlusconi, sostenendo che sarebbe stato preferibile soprassedere e ridiscutere il tutto con calma. A parole tutti dicono di voler mantenere unito il partito per rispettare la memoria del fondatore, ma vedremo se i buoni propositi saranno rispettati.
Chi sperava in un ridimensionamento della Fascina probabilmente resterà deluso, perché secondo i rumors a proteggerla, ora che il compagno non c’è più, sarà Marina Berlusconi che sembra decisa a prendere in mano le redini del partito continuando a finanziarlo ma avendo in cambio voce in capitolo sulle decisioni. E a sentire i bene informati la stessa Marina sarebbe già in contatto con gli alleati per rafforzare l’unità del centrodestra e la compattezza del governo.
Per il resto la galassia delle correnti appare ben definita: ci sono i governisti capitanati da Tajani che vogliono un rapporto sempre più stretto con la Meloni e un rafforzamento dell’asse fra Forza Italia e Fratelli d’Italia in vista delle prossime elezioni europee, con l’obiettivo di saldare l’alleanza fra popolari e conservatori. Forza Italia esercitava molto bene il ruolo di garante del centrodestra ai tempi dell’egemonia sovranista di Salvini che vedeva Bruxelles molto diffidente. La Meloni invece è riuscita a smentire l’immagine di leader antieuropeista che molti gli avevano cucito addosso e in questi mesi è riuscita a mantenere ottimi rapporti tanto con la Commissione Ue che con la Nato. La Meloni non ha dunque bisogno del soccorso azzurro per essere accreditata come moderata in Europa dati anche gli ottimi rapporti che ha saputo instaurare con la Von Der Leyen. Quindi FI ha tutto l’interesse a sostenere il progetto meloniano di uno spostamento a destra dell’asse di governo europeo.
Ci sono poi gli autonomisti, ovvero Ronzulli, Cattaneo e Mulè che al contrario non vedono di buon occhio un rafforzamento dell’asse con la la Meloni e anzi hanno spesso giocato di sponda con Salvini per arginare il potere della premier. I quali vogliono una posizione più autonoma e distinta degli azzurri all’interno del governo, accusando Tajani di aver appiattito troppo il partito su FdI.
Infine ci sono gli ultraliberali come Micciché che non hanno mai nascosto il malessere per la permanenza in un centrodestra prima egemonizzato dalla Lega, oggi dalla Meloni, e che guardano in direzione del Terzo Polo.
Micciché del resto ha già tentato alleanze centriste in Sicilia in accordo con Matteo Renzi. E’ molto probabile che l’area cosiddetta siciliana che fa capo proprio a lui possa già trasferirsi nel Terzo Polo alle prossime elezioni europee come le dichiarazioni di Micciché lascerebbero intendere, suonando di fatto il de profundis a Forza Italia. Quasi come a dire che con la morte di Berlusconi sono scomparsi vincoli di fedeltà e di appartenenza. Da non dimenticare poi che con Renzi al Riformista nelle vesti di vicedirettore ci sta il giornalista ed ex parlamentare berlusconiano Andrea Ruggieri che potrebbe essere una sponda per i forzisti che guardano verso un nuovo centro e vedono nel leader di Italia Viva un potenziale successore di Silvio (lui stesso del resto negli ultimi tempi non aveva mancato di esprimere apprezzamento verso l’ex sindaco di Firenze facendo quasi intendere la possibilità di future alleanze).
Per il momento comunque il ricordo di Berlusconi farà probabilmente da collante per tenere ancora uniti gli azzurri, forse anche fino alle europee, perché difficilmente ci sarà chi vorrà assumersi la responsabilità di distruggere il partito per cui Silvio ha tanto lottato. Quindi si cercherà un compromesso ma non è detto che possa reggere.
Per quanto riguarda gli alleati sembra che, mentre la Meloni punterebbe a non fare campagna acquisti in casa forzista contando anche sul sostegno di Marina Berlusconi e Gianni Letta decisi a mediare e a tenere unita la maggioranza, Salvini invece sarebbe pronto a spalancare le porte a quanti al Nord vorranno cercare una casa più solida, con l’obiettivo di incrementare i consensi alle europee. E c’è chi è pronto a scommettere che la stessa Ronzulli, sempre più isolata nel partito, non tarderà ad arrivare.



