Dunque, a leggere i resoconti dei principali giornali italiani sulle elezioni in Spagna sembrerebbe che a perderle sia stata Giorgia Meloni.
Il motivo? L’arretramento di Vox, il partito conservatore gemello spagnolo di Fratelli d’Italia accusato dalla sinistra di filo-franchismo (tutto il mondo è paese), che ha registrato una consistente perdita di seggi, oltre una ventina. E poichè c’era stato un assist da parte della premier italiana, ecco che la sconfitta di Vox diventa la notizia di prima pagina, come se Italia e Spagna fossero Paesi fotocopia, con le stesse dinamiche politiche.
Per carità, l’analisi ci sta tutta, però onestamente va anche detto che il vero sconfitto di queste elezioni rimane il premier uscente Pedro Sanchez visto che il Partito Socialista spagnolo è stato superato dalla principale forza politica di opposizione, ovvero il Partito Popolare. Ma guai a parlare di sconfitta socialista! Per i soloni nostrani Sanchez ha tenuto perché comunque tutti lo davano sconfitto più nettamente ed è riuscito a fermare la destra.
Il solito mantra di Pd e compagni: la sinistra non perde mai e quando perde, gli altri comunque non hanno vinto. Immaginiamo cosa potrebbe accadere se per ipotesi alle elezioni europee il Partito Democratico della Schlein dovesse superare Fratelli d’Italia. Come minimo il giorno dopo tutti starebbero a chiedere le dimissioni del governo e a decantare il sorpasso della sinistra. In Spagna c’è stato il sorpasso del centrodestra sul principale partito di governo ma per gli analisti politici italiani non è una sconfitta, né un segnale di sfiducia verso l’azione del governo. Ma la matematica continua a non essere un’opinione e piaccia o no i Socialisti sono stati superati e battuti dai Popolari. Poi certo, i risultati delineano uno scenario molto complesso e disarticolato e l’oggetiva difficoltà di formare un nuovo esecutivo; la sconfitta di Vox rende impossibile una maggioranza di destra, ma ciò non toglie che l’elettorato non ha premiato il governo uscente.
Per il Pd italiano cade un altro baluardo, visto che fino ad oggi Sanchez è stato per i dem un punto di riferimento importante, un modello politico e di governo da imitare sul piano economico, sociale e dei diritti civili. Invece è molto probabile che tanti elettori che la volta scorsa avevano sostenuto Vox per esprimere un voto di protesta, stavolta abbiano scelto di votare per il Partito Popolare puntando sulla forza del nuovo leader Alberto Nunez Feijòo, che ha impresso al partito una svolta fortemente conservatrice.
Ad ogni modo, anche se ci si sta aggrappando a tutti gli argomenti possibili ed immaginabili per ridimensionare la sconfitta socialista e farla passare per una vittoria, c’è da dire che queste elezioni non sono certo un incoraggiamento per le forze di sinistra in vista delle elezioni europee del 2024 dove si profila sempre più evidente l’avanzata delle forze di centrodestra con il possibile scenario di un cambio di alleanze in Europa.
Al momento la sinistra è al governo soltanto in cinque Paesi europei e se in Spagna si riuscirà comunque a mettere in piedi un governo a guida popolare, si rafforzerebbe l’asse conservatore con Italia e Grecia. Ma indipendentemente da cosa accadrà ora in Spsagna, da oggi il centrodestra europeo è più forte e il blocco delle sinistre più debole.
Quindi alla fine la vera chiave di lettura è sostanzialmente questa, ovvero che il voto in Spagna, al di là del sistema elettorale che rende difficile avere una maggioranza stabile ed omogenea, sta dentro l’onda che nell’ultimo anno ha interessato tanto l’Italia che la Grecia, con l’avanzata delle forze liberal conservatrici e l’arretramento di quelle legate al Socialismo europeo.
E se in Italia la Meloni è riuscita a catalizzare anche il voto dei moderati sfruttando la debolezza del leader storico Silvio Berlusconi, in Spagna è avvenuto il processo esattamente opposto, è stato il neo leader popolare ad attirare anche il consenso della destra. Ma cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.
Già cinque anni fa Berlusconi si fece promotore di un cambio di alleanze europee spingendo i popolari a cercare intese con le forze cosiddette sovraniste, ma la presenza dell’estrema destra di Marine Le Pen alleata della Lega di Salvini, fu considerata dal Ppe un ostacolo insormontabile. Oggi invece lo scenario è molto più concreto perché le ultime elezioni hanno portato ad un rafforzamento del blocco popolare e conservatore con la prospettiva di rendere di fatto le forze della destra più estrema irrilevanti ai fini di un cambio di alleanze europeo. E fra i popolari è sempre più nutrita la truppa di chi guarda a destra, ad un accordo con Conservatori, Liberali e quella parte dei sovranisti più moderata (leggi la Lega). Quindi il progetto potrebbe vedere molto più facilmente la luce, e sarà la Meloni ad esserne protagonista, al di là delle elucubrazioni dei media italiani.



