Bergoglio Vs Ratzinger: “Crollato l’argine contro il modernismo”

martedì, 25 Luglio 2023
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Dopo la morte di Benedetto XVI, avvenuta il 31 dicembre 2022, sono stati in molti ad ipotizzare che con la dipartita del Papa emerito sarebbe definitivamente crollato l’argine capace di bloccare le derive moderniste in seno alla Chiesa.

E difatti da allora si è avuta la sensazione che papa Francesco stia imprimendo una svolta radicale, con l’obiettivo di arginare sempre di più i tradizionalisti e dare un’impronta più progressista in campo dottrinale. L’ultimo colpo ad effetto che ha scatenato forti reazioni nel mondo conservatore è la nomina a Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dell’argentino Victor Manuel Fernandez che sarà anche creato cardinale nel concistoro di settembre. Vescovo noto per le sue posizioni molto aperte su temi sensibili come la comunione ai divorziati risposati e la benedizione delle coppie gay, ha ricevuto una lettera di Bergoglio con la quale di fatto lo invita a superare l’impostazione “ratzingeriana” dell’ex Sant’Uffizio, ovvero quella di organismo preposto alla censura e condanna degli errori dottrinali. per privilegiare il dialogo e l’apertura al mondo. Il tutto alla vigilia dell’apertura del Sinodo dei Vescovi dove sono in discussione temi fondamentali per il futuro della Chiesa e dove si teme una prevalenza delle tesi moderniste care all’episcopato tedesco.

Ora ad evidenziare come papa Francesco stia gradualmente demolendo la Chiesa di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, è lo scrittore Peter Seewald conosciuto come il biografo di Ratzinger avendo scritto con lui numerosi testi di successo raccogliendone le confidenze, il quale in un’intervista rilasciata in Germania conferma le preoccupazioni di chi nella Chiesa teme svolte radicali. L’intervista è stata tradotta in italiano e rilanciata da diversi blog della galassia cattolica tradizionalista.

Dice Seewald: “E’ evidente che il corso di Papa Francesco con l’età è diventato più radicale, o diciamo: svelato. Se poi un meritevole collaboratore come l’Arcivescovo Georg Gänswein viene esiliato dal Vaticano e allo stesso tempo viene chiamato un protetto come supremo guardiano della Fede le cui qualifiche per l’ufficio più importante nella Chiesa cattolica appaiono discutibili, quello è già un annuncio. Questo non solo suona vago, ma anche addirittura grottesco, vista la drammatica crisi della Chiesa in Occidente. Deve far pensare che Papa Francesco abbia contestualmente dichiarato che in passato il dicastero aveva «usato metodi immorali». Come potrebbe non essere visto come un cenno all’ex Prefetto della Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger? Così come un tentativo di legittimare il cambio di rotta”.

E poi ancora: “Per Ratzinger, il rinnovamento consisteva nella riscoperta della competenza centrale della Chiesa, per poi diventare la fonte di cui la società ha bisogno per non diventare spiritualmente, moralmente e mentalmente abbandonata. Riformare significa conservare nel rinnovamento, rinnovare nel preservare, portare la testimonianza della fede con nuova chiarezza nelle tenebre del mondo. La ricerca del contemporaneo non deve mai portare ad una resa del vero e del valido e ad un adattamento alla situazione attuale. La nomina del futuro Prefetto della Dottrina della Fede esprime in modo significativo cosa significano i titoli citati all’inizio quando dicono che l’eredità di Benedetto è stata distrutta. Francesco alla prima occasione possibile ha licenziato il Cardinal Müller, che era stato nominato da Benedetto e ora portando in carica qualcuno che ha immediatamente annunciato una sorta di auto-smantellamento. Vuole cambiare il catechismo, relativizzare le affermazioni della Bibbia, mettere in discussione il celibato”,

Frasi forti, che confermano come negli ambienti ratzingeriani le ultime mosse di Francesco siano percepite come un attacco all’eredità di Benedetto XVI per cancellare il suo insegnamento e soprattutto smantellare definitivamente il suo governo della Chiesa. La nomina di Fernandez alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede, accompagnata dalla lettera con cui Bergoglio chiede un significativo cambio di passo è da tutti stato letto come un chiaro segnale rivolto in direzione degli episcopati progressisti, gli stessi che fino ad oggi hanno criticato Papa Francesco accusandolo di scarso coraggio e di essere succube del suo predecessore. Il messaggio che sembra passare è molto chiaro: “Benedetto non c’è più e finalmente si cambia musica”.

Anche le nomine cardinalizie seguite alla morte dell’Emerito rappresentano chiaramente la volontà di arginare i conservatori all’interno del prossimo Conclave e preparare la strada all’avvento di un pontefice più radicale in grado di portare avanti l’opera modernizzatrice della Chiesa che Francesco sente di non avere né le forze, né forse il coraggio, di realizzare fino in fondo.

E prende sempre più quota l’ipotesi delle dimissioni, dopo il concistoro di settembre che finirà di fatto di blindare il collegio dei cardinali e garantire una solida maggioranza ai bergogliani.

Seewald conclude ducendo: “Fin dal primo giorno del suo pontificato, Papa Francesco ha cercato di prendere le distanze dal suo predecessore. Non era un segreto che i due non solo avessero temperamenti opposti, ma anche idee opposte sul futuro della Chiesa. Bergoglio sapeva di non poter reggere il confronto con Ratzinger nella sua genialità e nobiltà teologica. Si è concentrato sugli effetti ed è stato sostenuto dai media, che non hanno voluto guardare troppo da vicino per non dover vedere che dietro il Papa, dipinto come aperto e progressista, c’era un reggente a volte molto autoritario, come il Bergoglio era già conosciuto in Argentina. Certi giornalisti trasformano la messa in scena di un ‘Papa riformatore’ in un vero e proprio modello commerciale per i loro libri. Come Papa emerito, Benedetto ha evitato qualsiasi cosa che potesse dare la minima impressione che si sarebbe intromesso nel pontificato del suo successore. Il Collegio cardinalizio sta diventando sempre più specchio del pensiero e delle origini di Bergoglio. Ciò che colpisce non è solo il forte aumento della percentuale di Ispanici, ma anche l’età dei nuovi porporati. Per lo più intorno ai 60 anni, dovrebbero influenzare non solo il prossimo Conclave, ma a volte anche quello successivo. Tuttavia, come è noto, lo Spirito Santo ha ancora voce in capitolo. E molti che si rallegrano oggi che Francesco sta spazzando via l’eredità di Benedetto, potrebbero amaramente piangere per questo già domani”.

Infatti per chi teme le manovre bergogliane c’è rimasto soltanto lo Spirito Santo come ultima scialuppa di salvataggio.

 

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