Ceccon, boia chi molla. Usa e rinnega uno slogan in buona compagnia

mercoledì, 9 Agosto 2023
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“Boia chi molla” rimane ad oggi un motto off limits, troppo legato alla tradizione e ai valori fascisti forse, o semplicemente entrato in quella sfera di termini banditi solamente perché utilizzati frequentemente durante l’era Mussoliniana, ma che in realtà potrebbero prendere nuova vita e nuovo senso nel mondo moderno. Ad ogni modo, sono pochissimi i personaggi di spicco della politica e non solo che sono incappati nell’utilizzo di questo motto, alcuni unicamente per il significato puro del detto, come il portiere Gianluigi Buffon, altri per mandare un messaggio, più o meno politico, come Matteo Salvini.

L’origine storica del motto “Boia chi molla”, secondo le ultime ricerche, si dovrebbe attribuire a Roberto Mieville, fascistissimo ufficiale dell’esercito italiano e, in seguito primo segretario giovanile del Movimento Sociale Italiano, il quale scriveva alla madre durante la ritirata dal deserto libico del 1943: ” Sii tranquilla che comunque e ovunque avrò tenuto fede al mio motto: Boia chi molla!». Certo, il dibattito rimarrà probabilmente sempre aperto, a causa della mancanza di documenti che potrebbero attestare l’esistenza del motto già nel 1799 con Eleonora Pimentel Fonseca durante le barricate della Repubblica Partenopea nel 1799 o ancora nelle Cinque giornate di Milano del 1848. C’è anche un’intera schiera di intellettuali che si schierano a favore di D’Annunzio, e dell’invenzione per mano del Vate del motto durante la prima guerra mondiale e poi ripreso dai fasci nei primi giorni del ventennio fascista, andando a diventare un vero e proprio motto del Duce. Indubbiamente, bisogna dare la riconoscenza dovuta al missino Ciccio Franco per aver ripreso il motto durante la rivolta di Reggio Calabria del 1970/71 dove il Movimento Sociale si pose a capo di una enorme folla in protesta della decisione di rendere Catanzaro capoluogo di Regione.

Ma quindi, se il motto non è prettamente fascista perché inventato solamente nel 1943, a pochi mesi dalla caduta del fascismo e la deposizione di Mussolini, perché ancora ad oggi crea così tanti fastidi e qualunque personaggio pubblico vi si associ è immediatamente risucchiato in una tempesta mediatica? Nel lontano 1999, un giovanissimo Gianluigi Buffon scendeva in campo contro la Lazio con la scritta “Boia chi molla” sulla maglia del Parma. Nell’arco di pochi attimi il portiere si ritrovava al centro di uno scandalo molto più grande di lui, che nel mentre si giustificava dicendo di non conoscere l’origine dello slogan e che il suo unico obiettivo era quello di incitare i compagni. Molto più recente la storia instagram dell’oro Thomas Ceccon, che di ritorno dal mondiale di Fukuyama ha postato una foto al Foro Italico (indicando il suo ritorno agli allenamenti) con il motto di Mieville in caratteri cubitali. Anche il giovane nuotatore si è visto piovere addosso una montagna di articoli e commenti pieni di insulti che lo additavano a neofascista. Ovviamente, Ceccon ha immediatamente eliminato la storia e si è scusato anche lui dicendo di non conoscere le connotazioni fasciste del motto.

Eppure, anche importanti politici, che indubbiamente conoscono il legame tra lo slogan e il fascismo, hanno ripreso questo motto. Primo su tutti il ministro delle infrastrutture e leader leghista Matteo Salvini che sfrutta una parte dell’elettorato e un ottimo team di comunicazione rispondendo alle critiche con “Io non mollo”. Oppure il sindaco di Rieti, Cicchetti, che ha concluso il comizio di Fratelli D’Italia con ” Boia chi molla, il grido di battaglia è sempre il solito” per poi rispondere a chi gli ricordava l’origine del motto che lui voleva solo ” Invitare il partito a tenere duro”.

Lo slogan è, e rimarrà per sempre, divisivo. Sarebbe sbagliato dire che chiunque lo usi sia fascista e sarebbe allo stesso tempo sbagliato non sottolineare le sfumature di estrema destra del motto. Quindi, se da un lato il “Boia chi molla” può suscitare determinazione e resilienza per il messaggio esplicito del motto, dall’altro esso creerà per sempre divisione e scandalo.

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