Lollobrigida ha ragione. I nostri poveri mangiano meglio… degli americani

martedì, 29 Agosto 2023
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Lollobrigida ha ragione. “Gli Stati Uniti sono un grande popolo, ci hanno liberato, difeso, su una cosa non ci possono insegnare niente: a mangiare, lo sanno anche loro. Hanno una criticità che devono rimuovere, hanno un differente modello di educazione alimentare. Da noi è interclassista. Da noi spesso i poveri mangiano meglio dei ricchi, cercando dal produttore l’acquisto a basso costo spesso comprano qualità. Da loro le classi meno agiate vengono rimpinzate con elementi condizionanti che vanno nell’interesse del venditore più che del consumatore finale. Lo vediamo con la media del sovrappeso”.

Ecco le parole “incriminate” da “autarchia littoria” del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. E’ proprio vero: la sinistra mediatica, intellettuale, politica ormai alla frutta e senza più argomentazioni serie, oscilla tra “Robespierre” (il moralismo puritano e disinfettato del politicamente corretto), e il quotidiano “processo di Norimberga”, ossia l’ossessivo monitoraggio ideologico “antifascista”, nei confronti di quelle figure governative che ritiene più esposte o facili a rientrare nello “stereotipo nero” (La Russa ne sa qualcosa); un’operazione che si traduce in analisi e conteggi esasperati circa gli aggettivi e i sostantivi usati nelle dichiarazioni dei diretti interessati; analisi e conteggi spesso sbagliati, se non ridicoli.

Certo, già la dizione “ministero della sovranità alimentare” non è mai andata giù al mainstream progressista, che ha nella Schlein la più alta e populistica espressione.
Figuriamoci poi, quando Lollobrigida ha parlato legittimamente e giustamente di “sostituzione etnica”, riferendosi alla mera conta quantitativa delle presenze dei migranti, in costanza delle culle vuote, frutto dell’inverno demografico che ci affligge.

E ora, apriti cielo: ha osato dire che i poveri italiani mangiano meglio dei ricchi. Una frase che ha scatenato l’indignazione (antico riflesso comunista) dei moderni sostenitori della nuova lotta di classe, che nasce dall’invidia sociale. Tradotto, la destra odia i poveri, a tal punto che li prende in giro, affermando che le loro tavole sono più buone e prelibate rispetto a quelle dei benestanti (che tra l’altro, i moderni sinistri frequentano amabilmente).
L’idiozia è talmente idiozia che si commenta da sola. Ma tra la bieca strumentalizzazione politica e la realtà c’è di mezzo la verità. In Italia abbiamo un’eccellenza culinaria, eno-gastronomica che trasversalmente è fruibile e accessibile di fatto a ogni classe. Pure un operaio, un contadino, un piccolo impiegato, possono permettersi a costi modici, un piatto di amatriciana, di gricia, di cacio e pepe, di carbonara, o una pizza in tutte le varie combinazioni.
Per non parlare della dieta mediterranea studiata universalmente, o dei famosi piatti unici (verdure, uova, legumi), simbolo della tradizione arcaica che sono stati recuperati perfino dalle odierne mode new age, salutiste, molto apprezzate dal mondo radical-chic.

Ed è ovvio, perfino pedagogico, che chi ha disponibilità economiche inferiori alla media, si ingegni a scegliere bene, valutando con attenzione ciò che acquista, ricorrendo spesso al chilometro zero.
Gli americani, invece, che tanto copiamo, molte volte a torto, mutuando ogni moda, anche la più demenziale, che vanifica e mortifica la nostra identità storica, culturale e religiosa, sul cibo proprio non possono ergersi a impero del bene.
I ricchi mangiano da par loro e la massa sterminata dei meno abbienti, come noto, deve accontentarsi del piatto unico: patatine fritte e dozzinali hamburger o similari, guarniti con salse stomachevoli, vero e proprio attentato al colesterolo. Dieta che se reiterata diventando stile di vita, ci trasformerebbe come negli Usa, in un popolo di obesi.
Dove sta l’errore del ministro Lollobrigida? Nella testa di chi lo ha contestato.

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