FdI conosce in questa fine estate il primo arretramento nei sondaggi. L’ultima rilevazione Swg, condotta lunedì 4 settembre, registra un calo del 1,2%, passando dal 29,4 di fine luglio al 28,2 di oggi.
Si tratta di una flessione ampiamente prevedibile e tutto sommato contenuta, viste le tegole che si sono abbattute sul governo nel corso dell’estate: dall’impennata del prezzo della benzina all’abnorme aumento degli sbarchi, dalle proteste per l’abolizione del reddito di cittadinanza al generalizzato aumento dei prezzi. Né vanno trascurati certi inutili temporali d’agosto, come il caso di Marcello De Angelis, costretto alle dimissioni da capo della comunicazione della Regione Lazio dopo le sue dichiarazioni sulla strage di Bologna. O come anche il caso del libro del generale Roberto Vannacci, che ha fatto in qualche modo emergere il malpancismo dei settori più radicali dell’opinione di destra per il pragmatismo e la postura moderata di Giorgia Meloni in questo (quasi) primo anno di governo.
Ad attenuare l’allarme per il calo di FdI è anche la circostanza che le opposizioni risultano poco beneficiate dalla discesa di consensi, non solo del partito della premier, ma anche dei suoi alleati (-03% la Lega, -08% FI): il Pd cresce solo dello 01, mentre il M5S dello 0,6. Insomma, a fronte a un calo complessivo dei partiti di governo del 2,3%,, le maggiori formazioni dell’opposizione conquistano appeno lo 0,7 in più, a cui potremmo aggiungere lo 0,3 racimolato da Verdi e Sinistra. Ma non fa molta differenza.
Questo confronto di dati suggerisce l’idea che, in fondo, a perdere consensi è solo la maggioranza, mentre l’opposizione rimane al palo.
Detto questo, rimane comunque il fatto che per FdI e per Giorgia Meloni il periodo favorevole è finito e che stanno probabilmente entrando in una fase di turbolenza. Un motivo di preoccupazione può essere fornito anche da un altro sondaggio di Europedia research illustrato da Alessandra Ghisleri su “La Stampa” di domenica scorsa: da questa rilevazione risulta che la popolarità personale della premier è scesa di 3 punti.
Ce n’è quanto basta per imporre a FdI e alla sua classe dirigente una seria riflessione sul modo in cui stanno gestendo questa fase di governo. Dovrebbero innanzi tutto preoccuparsi del fatto che l’onda ascendente di Fratelli d’Italia si sta esaurendo e che siamo alla risacca. Di per sé, sarebbe un dato fisiologico, dal momento che la luna di miele dei nuovi governi con l’opinione pubblica è destinata sempre a concludersi, prima o poi. Il problema è che, quando si imbocca il sentiero discendente, non si sa mai come va a finire. Tutto si può risolvere in una momentanea fase di arresto senza che sia preclusa la possibilità di risalita. O può essere invece l’inizio di un calo strutturale di consensi, frutto di una più profonda delusione di una parte dell’elettorato. È ovvio che i dirigenti di FdI devono scongiurare proprio questa seconda possibilità.
Che cosa dovrebbero fare? Dare innanzi tutto una immagine di solidità, serietà e senso di responsabilità, in attesa che arrivino a maturazione i frutti del lavoro avviato dalla Meloni e dal governo nei mesi passati: dall’aiuto alla Tunisia e agli altri paesi del Nord-Africa per frenare gli sbarchi al Piano Mattei per trasformare l’Italia nell’hub energetico del Mediterraneo, dalla politica di sostegno al lavoro attraverso il taglio del cuneo fiscale alla riforma del patto di stabilità più conveniente per l’Italia, senza dimenticare l’avvio della riduzione e delle semplificazione delle aliquote fiscali. E poi ci sono le riforme, annunciate ma non ancora avviate, dalla Giustizia al presidenzialismo (o premierato).
Sono tutte materie che entreranno nel vivo l’anno prossimo, in vista delle prossime elezioni europee. A quel punto, FdI avrà compiuto un primo giro di boa e potrà redigere i suoi bilanci provvisori: uno consuntivo e un altro (più importante) preventivo, cioè rivolto al futuro.
Tutto devono questo punto fare gli uomini della premier, meno che abbandonarsi a dichiarazioni estemporanee, che servono solo ad alzare inutili polveroni (in questa pratica si è distino in particolare il ministro Francesco Lollobrigida). Tanto ormai gli italiani hanno imparato a conoscere i loro nomi e i loro volti e non devono più uscire dall’anonimato. Nel quale potrebbero però sempre rientrare, se gestissero in modo sconsiderato questa grande e storica opportunità della destra principale forza di governo



