Parte il sinodo dei vescovi sulla sinodalità che avrà al centro temi essenziali per il futuro della Chiesa, e il clima si presenta già incandescente.
I conservatori sono sul piede di guerra ma anche i progressisti non sembrano disponibili ad accettare mediazioni al ribasso. Cinque cardinali, il tedesco Walter Brandmüller, lo statunitense Raymond Leo Burke, il messicano Juan Sandoval Íñiguez, il guineano Robert Sarah, il cinese Joseph Zen Ze-kiun hanno presentato una serie di dubia.
Una prima missiva è stata spedita lo scorso mese di luglio, ma la risposta del papa non ha convinto i firmatari che hanno ritenuto i chiarimenti forniti troppo generici e poco convincenti. I porporati hanno quindi deciso di tornare all’attacco e hanno inviato una nuova missiva alla quale però Bergoglio non ha risposto. Fatto sta che i cardinali hanno deciso di rendere pubblici i loro Dubia e rivolgendosi direttamente ai fedeli spiegano di aver preso questa decisione “affinché non siate soggetti a confusione, errore e scoraggiamento, invitandovi a pregare per la Chiesa universale e, in particolare, per il Romano Pontefice, perché il Vangelo sia insegnato sempre più chiaramente e seguito sempre più fedelmente”. Pregare per il papa è l’imperativo categorico, e sembra sia proprio lui a detta dei firmatari il primo a rischiare di cadere in errore.
Ma cosa lamentano sostanzialmente i cardinali? I punti più critici riguardano la benedizione delle coppie gay, l’ordinazione sacerdotale delle donne e la questione della remissione dei peccati per il tramite della sola confessione, perdono concesso indistintamente a chiunque si avvicini ad un confessionale. Argomenti che a detta dei tradizionalisti andrebbero a contraddire le verità di fede e tutto ciò che la Chiesa ha insegnato nel corso dei secoli.
Nella missiva è scritto: “Vogliamo quindi riformulare il nostro “dubium”: è possibile che la Chiesa insegni oggi dottrine contrarie a quelle che in precedenza ha insegnato in materia di fede e di morale, sia da parte del Papa “ex cathedra”, sia nelle definizioni di un Concilio ecumenico, sia nel magistero ordinario universale dei vescovi sparsi nel mondo (cfr. “Lumen Gentium” 25)?
Sotto accusa anche il sistema stesso della sinodalita, ovvero il coinvolgimento dei laici su questioni di fede che sono da sempre esclusiva competenza dell’autorità papale e della gerarchia. “Ci sia permesso – scrivono i cinque cardinali – di riformulare il nostro “dubium”: il Sinodo dei Vescovi che si terrà a Roma e che include solo una rappresentanza scelta di pastori e di fedeli, eserciterà, nelle questioni dottrinali o pastorali su cui sarà chiamato ad esprimersi, la Suprema Autorità della Chiesa, che spetta esclusivamente al Romano Pontefice e, “una cum capite suo”, al Collegio dei Vescovi (cf. can.336 C.I.C.)?”.
Insomma, di carne al fuoco ce ne è davvero tanta e la preoccupazione maggiore è che diversamente da quanto avvenuto in passato ad esempio con il Sinodo sulla Famiglia, stavolta papa Francesco possa assecondare le derive moderniste. La risposta fornita dal papa ai cinque porporati in occasione della prima lettera è stata piuttosto “ambigua” e molti ci hanno visto dietro la mano del neo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Victor Manuel Fernandez, considerato un progressista con una visione molto aperta sui temi oggetti del Sinodo.
Il papa in sostanza tiene le porte aperte su tutti i temi oggetti del Sinodo, dando una botta al cerchio e un’altra alla botte. Esclude il matrimonio fra persone dello stesso sesso ma ammette che si possono individuare forme di benedizione; sull’ordinazione delle donne sostiene che non essendo un pronunciamento dogmatico ma soltanto disciplinare può essere messo in discussione; infine ribadisce come la confessione non debba essere vista con timore e come il confessionale non debba essere considerato un luogo di punizione.
E’ l’atteggiamento tipico che Bergoglio ha tenuto in tutti questi anni, chiudendo e aprendo le porte sulle questioni più delicate a fasi alterne per tenere unita la Chiesa e spuntare le armi ai tradizionalisti, anche se stavolta ci sono tutti i segnali per considerare possibile una svolta. Del resto i progressisti sono ormai la maggioranza nel collegio dei cardinali e la nomina di Fernandez al Sant’Uffizio è chiaramente mirata a rinnovare l’impostazione tradizionalista della Congregazione, in forte discontinuità con l’epoca ratzingeriana. Proprio la morte di Benedetto XVI sembra aver rappresentato la rottura dell’argine conservatore nella Chiesa e favorito l’abbraccio definitivo fra Francesco e i modernisti, finora delusi dalle sue mancate aperture proprio sui temi in discussione in questo Sinodo.
La risposta del papa ai cardinali può essere così riassunta: un percorso è stato avviato e indietro non si torna. Fino a che punto si andrà avanti è però tutto da vedere. Ai conservatori non resta che sperare nell’assistenza dello Spirito Santo.



