Migrante liberato e toghe. Vanno punite la Meloni e la Tunisia. Ecco perché

mercoledì, 4 Ottobre 2023
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Giorgia Meloni, nonostante il carattere grintoso e combattivo, di solito è restia a replicare subito alle polemiche “scientifiche” dell’opposizione e del mainstream mediatico.

Se lo fa, è quando non può proprio farne a meno; tanto per raddrizzare, riorientare la bussola del governo e non solo, ben sapendo che più che la realtà, la verità, in politica, contano la comunicazione, la narrazione, la percezione dell’opinione pubblica.
La premier recentemente è scesa nell’agone a proposito del governo tecnico, sorridendo e vanificando di fatto le fantasiose ipotesi giornalistiche, anzi le suggestioni di una sinistra che perdente alle urne, non fa che reiterare da decenni le solite vie d’uscita: lo spettro del fascismo, l’arrivo salvifico dei tecnici, che spuntano magicamente sempre dopo il terrorismo dei mercati (si legga la sindrome dello spread) e la via giudiziaria (Berlusconi ne sa qualcosa).

E dopo la sentenza del giudice di Catania sul migrante fermato in base alle norme dell’ultimo decreto varato dal governo (il decreto Cutro), su Facebook ha scritto: «Sono rimasta basita di fronte alla sentenza del giudice di Catania, che con motivazioni incredibili (”le caratteristiche fisiche del migrante, che i cercatori d’oro in Tunisia considerano favorevoli allo svolgimento della loro attività”), rimette in libertà un immigrato illegale, già destinatario di un provvedimento di espulsione, dichiarando unilateralmente la Tunisia Paese non sicuro (compito che non spetta alla magistratura) e scagliandosi contro i provvedimenti di un governo democraticamente eletto».

Un atto d’accusa ben preciso. E la risposta della giudice Apostolico, autrice della sentenza non si è fatta attendere: «Non voglio entrare nella polemica, né nel merito della vicenda. Il mio provvedimento è impugnabile con ricorso per Cassazione, non devo stare a difenderlo. Non rientra nei miei compiti. E poi non si deve trasformare una questione giuridica in una vicenda personale», ha detto all’Ansa.

Ma motivazioni pratiche a parte, la decisione della giudice non è affatto tecnica: entra nel merito di un provvedimento legislativo tra l’altro firmato dal capo dello Stato Sergio Mattarella. E’ politica. Tra l’altro, comminata da un esponente della magistratura che al di là delle legittime opinioni personali che vanno rispettate, si comprende benissimo da che parte sta: ha postato sui social informazioni e attività (velocemente rimosse) organicamente etichettate (da Vendola a Potere al popolo). Ma questo poi, non interessa molto. E’ che con tale precedente si rovescia lo Stato di diritto: non è la magistratura che garantisce il rispetto delle leggi, ma che entra nel merito. Quel potere di supplenza, viatico per la sinistra, che da Tangentopoli in poi, ha connotato le pagine della storia della nostra Repubblica. Nel bene e nel male.
Con un solito distinguo non da poco: adesso la politica non è più debole. Ma forte e legittimata dal voto popolare.

Entrando nel dettaglio, le maglie della decisione della giudice Apostolico ha una sua ratio: i richiedenti asilo non si possono trattenere, al di là della ‘cauzione’ di cinque mila euro richiesta dalla normativa annunciata dal governo. Secondo il giudice il meccanismo del trattenimento dei richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri è in conflitto con la normativa europea, che è ‘superiore’ a quella dei singoli paesi.
Due obiezioni: la cauzione è un’alternativa prevista dalla Ue, non un’invenzione della Meloni. Secondo, non può essere un giudice che decide sullo status di un paese non sicuro, come la Tunisia. Che dal canto suo, per bocca del presidente Kaïs Saïed, recentemente ha contestato lo stravolgimento del memorandum firmato a Roma, che riguardava aiuti economici al suo paese. Aiuti non a fondo perduto, ma dietro precise garanzie ideologiche: l’ingerenza Ue su quel paese, il commissariamento politico ed economico, “elemosina” che nessun paese sovrano può accettare.
Ecco il vero motivo che ha spinto il giudice a ritenere illegittimo il decreto Cutro: punire la Meloni e la Tunisia.

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