“Tutte le follie di Jac!”: la mostra sul papà di Cocco Bill

venerdì, 20 Ottobre 2023
2 minuti di lettura
Jacovitti

Surreale, sperimentatore, visionario, irriverente. Benito Franco Giuseppe Jacovitti è stato uno dei più originali disegnatori italiani fino a diventare un importante artista di riferimento per il fumetto del Novecento. A cent’anni dalla nascita, fino al 25 febbraio il mondo fantastico e giocoso di Jacovitti si dipana in due esposizioni, contemporanee, parallele e complementari nelle città più care all’artista (dov’è nato e dov’è morto), che portano lo stesso nome, “Jacovittissimevolmente”: al Maxxi di Roma e al Macte di Termoli, la prima (a cura di Dino Aloi e Silvia Jacovitti) di taglio più antologico; l’altra (a cura di Luca Raffaelli) che approfondisce le invenzioni tecniche e linguistiche dell’artista. Jacovitti esordisce giovanissimo come fumettista e dal suo pennino geniale spuntano personaggi divenuti celebri nell’immaginario popolare, come Cocco Bill, Zorry Kid, Jack Mandolino, Tom Ficcanaso che arrivano sulle strisce de Il Vittorioso, il Corriere dei Piccoli e il Corriere dei Ragazzi. In particolare, le vignette del Diario Vitt hanno accompagnato per trent’anni generazioni di giovani studenti e insegnanti italiani, grazie anche all’uso dei quaderni, agende e diari che spesso riportavano sulle copertine questi curiosi personaggi alcuni dei quali sono stati protagonisti di caroselli televisivi negli anni Sessanta.

La fantasia spiazzante dell’artista molisano cala i protagonisti delle tavole in un mondo improbabile, popolato da elementi grafici estranei al contesto narrativo: barchette di carta, scatole di cerini, sigarette e, forse i suoi tratti più distintivi e conosciuti, i salami e le famosissime lische di pesce. «Ho inventato – spiegò in più di un’intervista – anche delle espressioni similonomatopeiche diverse da quelle delle strisce americane: gulp, sob, sdeng. Per uno schiaffone io metto: schiaffffon. Oppure: cazzotttton». 

Al Macte, Museo di Arte Contemporanea di Termoli è possibile ammirare “Tutte le follie di Jac!, a cura di Luca Raffaelli, per approfondire invenzioni tecniche e linguistiche che hanno reso “la lisca di pesce” (il soprannome dell’artista di quando era giovane e magrissimo) uno stile riconoscibile e Jacovitti un inventore di segni e personaggi indimenticabili, un creatore di un mondo surreale, costruito grazie al metodo di lavoro unico che lo portava a creare disegni, storie e dialoghi direttamente con la china.

«La mostra – spiega il curatore Luca Raffaelli – parte dall’analisi dalla sua capacità di improvvisazione fumettistica indagando, nelle varie sezioni espositive, le caratteristiche più importanti del suo metodo di lavoro: i riempitivi, salami, vermi e invenzioni che, senza alcun motivo logico o narrativo, invadono le sue tavole; i continui giochi di parole, le assurde linee cinetiche che mostrano i movimenti dei personaggi; le onomatopee del tutto particolari per cui il suono di uno schiaffo è proprio schiaffo, il corpo, tagliato, spezzato, fatto a fette (a volte senza neppure procurare dolore), e la sua innovativa rottura della quarta parete (un “muro immaginario” posto di fronte al palcoscenico, attraverso il quale lo spettatore osserva l’azione che si svolge nell’opera rappresentata) per cui i personaggi in difficoltà possono rivolgersi direttamente ai lettori o al loro creatore».

Un grande narratore dell’Italia del ‘900, di enorme talento che andava doverosamente celebrato.  

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.