Gay e trans, cosa nasconde l’ultima svolta del Vaticano

venerdì, 10 Novembre 2023
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Nuovo colpo di scena nella Chiesa. E’ di ieri la notizia dell’apertura del Dicastero per la Dottrina della Fede alle persone trans ed omosessuali, che potranno non soltanto ricevere il battesimo ma essere padrini e madrine oltre che testimoni di nozze. Una svolta che in qualche misura sembra inaugurare l’era del cardinale Victor Manuel Fernandez alla guida dell’ex Sant’Uffizio secondo le direttive di Papa Francesco.

E’ stato proprio il pontefice a chiedere a Fernandez, nella lettera con cui gli comunicava la nomina a Prefetto, di modificare l’impostazione del Dicastero, considerato un tribunale chiamato a vigilare sul rispetto della dottrina e a sanzionare eventuali deviazioni o posizioni contrarie al magistero. Francesco ha chiesto un approccio nuovo, più inclusivo, dialogante, misericordioso, aperto al confronto anche con chi ha posizioni non ortodosse.

Rispondendo ad alcuni quesiti che erano stati inviati al Dicastero a luglio 2023 da mons. José Negri, vescovo di Santo Amaro in Brasile, contenente alcune domande riguardo alla possibile partecipazione ai sacramenti del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive, l’organismo vaticano ha così risposto: “Un transessuale, che si fosse anche sottoposto a trattamento ormonale e ad intervento chirurgico di riattribuzione di sesso, può ricevere il battesimo, alle medesime condizioni degli altri fedeli, se non vi sono situazioni in cui c’è il rischio di generare pubblico scandalo o disorientamento nei fedeli. Nel caso di bambini o adolescenti con problematiche di natura transessuale, se ben preparati e disposti, questi possono ricevere il Battesimo”.

Il testo prosegue: “A determinate condizioni, si può ammettere al compito di padrino o madrina un transessuale adulto che si fosse anche sottoposto a trattamento ormonale e a intervento chirurgico di riattribuzione di sesso. Non costituendo però tale compito un diritto, la prudenza pastorale esige che esso non venga consentito qualora si verificasse pericolo di scandalo”.

Altro temo scottante: “Due persone omoaffettive possono figurare come genitori di un bambino, che deve essere battezzato, e che fu adottato o ottenuto con altri metodi come l’utero in affitto?”. Ecco la risposta: “Perché il bambino venga battezzato ci deve essere la fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica”.

Risposte sostanzialmente prudenti e redatte in punta di diritto canonico con tanto di citazioni dei padri della Chiesa, ma che comunque dimostrano un’apertura significativa su temi che fino ad oggi hanno rappresentato una sorta di tabù. Posizioni quelle espresse dal Dicastero che naturalmente hanno trovato più di qualche obiezione, specie nel campo cosiddetto conservatore che ha sin da subito criticato la scelta del neo cardinale argentino Fernandez come prefetto, in virtù delle posizioni progressiste del porporato sui temi cosiddetti sensibili, fra cui proprio i diritti Lgbt.

A far sentire la sua voce contraria è il predecessore di Fernandez alla guida di quella che fino a poco tempo fa era la Congregazione per la Dottrina della Fede, ovvero il cardinale Gerhard L. Muller con una lettera inviata ad InfoVaticana in cui spiega: “Il compito del Magistero romano, sia esso del Papa direttamente o attraverso il Dicastero per la Dottrina della Fede, è quello di conservare fedelmente la verità della rivelazione divina. È istituito da Cristo e opera nello Spirito Santo per proteggere i fedeli cattolici da tutte le eresie che mettono in pericolo la salvezza e da ogni confusione in materia di dottrina e di vita morale (cfr. Vaticano II, Lumen Gentium 18,23). Le risposte del Dicastero a diverse domande di un vescovo brasiliano (3 novembre 2023) richiamano, da un lato, verità di fede ben note, ma, dall’altro, aprono anche la porta all’equivoco che nella Chiesa di Dio ci sia spazio per la coesistenza di peccato e grazia. Il Figlio di Dio, nostro Salvatore e Capo della Chiesa, che è il suo corpo, ha istituito il sacramento del battesimo affinché tutti possano ottenere la vita eterna attraverso la fede in Cristo e una vita di sequela. L’amore incondizionato di Dio libera l’uomo dal regno mortale del peccato, che lo fa cadere in disgrazia e lo separa da Dio, fonte di vita. La volontà universale di salvezza di Dio (1Tim 2,4ss) non dice che basta professare con le labbra Gesù come nostro Signore per entrare nel Regno di Dio, mentre ci si affida alla debolezza umana per evitare il compimento della promessa. Questa deve essere dispensata dalla volontà santa e santificante di Dio”.

Muller va oltre e attacca: “Non possono essere battezzati coloro che sono peccatori perché si avvicinano al battesimo con l’intenzione di continuare a peccare e quindi resistono alla santa volontà di Dio. Questo è vero non solo per la contraddizione interna tra la grazia di Dio verso di noi e il nostro peccato contro Dio, ma anche per la falsa testimonianza esterna che mina la credibilità dell’annuncio della Chiesa, perché i sacramenti sono segni della grazia che trasmettono. In verità, non esistono persone transessuali o omofile (omoaffettive o omosessuali) né nell’ordine della natura creaturale né nella grazia della Nuova Alleanza in Cristo. Nella logica del creatore dell’uomo e del mondo, due sessi sono sufficienti per garantire la continuità dell’esistenza dell’umanità e per permettere ai bambini di prosperare nella comunità familiare con il padre e la madre”.

Una chiusura dunque a 360 gradi, che mostra chiaramente come dentro la Chiesa sia sempre più inconciliabile la visione di chi sostiene che non possa esistere misericordia senza volontà di coerenza alle verità di fede, e chi invece sostiene la necessità di una Chiesa aperta ed accogliente con tutti, in grado di superare il divario fra fede e mondo contemporaneo, ma soprattutto non facendo del peccato una discriminante per escludere. E’ evidente come le due visioni, quella tradizionalista e quella modernista, siano sempre più lontane dal trovare un punto di equilibrio. 

Di certo l’orientamento del Dicastero rappresenta un punto di svolta significativo, se si pensa che sui diritti Lgbt l’ex prefetto Ladaria Ferrer appena un anno fa, ribadiva l’impossibilità di poter procedere ad una qualsiasi forma di benedizione per le coppie gay, che avrebbe potuto ingenerare il fraintendimento di un possibile riconoscimento di forme di unione contrarie al magistero e all’insegnamento della Chiesa.

Insomma, la Congregazione a lungo guidata da Ratzinger, che durante il pontificato di Giovanni Paolo II ha rappresentato un argine al proliferare di teologie moderniste e controverse, oggi sembra aver assunto il ruolo esattamente inverso, ovvero quello di aprirsi al mondo e sdoganare le posizioni più ortodosse. Forse quella di ieri è indirettamente anche una risposta alle critiche giunte a papa Francesco da diversi settori del cattolicesimo modernista, ovvero di aver fatto del Sinodo sulla sinodalità l’ennesima occasione mancata per riformare la Chiesa?

 

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