La ricerca: sono italiani i giovani meno ottimisti sul futuro

giovedì, 23 Novembre 2023
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Guerre, crisi economiche, pandemie, migrazioni, disfacimento della società: con queste basi, le prospettive a breve o medio termine non sono rassicuranti. In particolare, molti dei circa 68 milioni di persone sotto i 40 anni che vivono in Gran Bretagna, Polonia, Germania, Grecia e Italia non hanno conosciuto altro che tensioni internazionali, mentre altri soffrono perché l’emergenza climatica e le guerre sembrano improvvisamente privarli di ogni sicurezza. Alcuni appartengono alla “Generazione Y” (i Millennials), altri alla “Generazione Z”, un gruppo ampio ed eterogeneo che va dai 18 ai 39 anni. La maggior parte di loro si aspetta, addirittura, che la società diventi più ingiusta, insicura e divisa: otto su dieci si chiedono apertamente se la loro generazione potrà avere figli. Questo dato è il risultato impressionante dell’ansia che affligge i giovani europei. Lo rivela lo studio europeo sull’impegno delle giovani generazioni intitolato “The Movers of Tomorrow?” (I promotori del domani?) realizzato dalla Fondazione Allianz, in collaborazione con l’Istituto Sinus: un’indagine su 10mila giovani (tra i 18 e i 39 anni) con 312 domande e 2,6 milioni di risposte, che ha esaminato come i giovani europei in Germania, Grecia, Polonia, Gran Bretagna e Italia, vedono le loro società e il futuro, su temi di grande attualità, come il cambiamento climatico, la crescita economica, i diritti delle minoranze, la militarizzazione.

I giovani italiani. Rispetto agli altri quattro paesi, i giovani italiani sono ancora meno ottimisti sul proprio futuro (50% contro il 62% della media dei cinque paesi), sul futuro del proprio Paese (26% contro il 36%) e sul futuro dell’Europa (39% contro il 47%). Due intervistati su tre in Italia vedono il loro Paese diviso, con una percentuale più alta rispetto a quella registrata negli altri paesi. Il 33% ha fiducia nel governo nazionale per quanto riguarda le questioni sociali e ambientali, mentre la fiducia nell’Unione Europea è leggermente più alta (41%). Rispetto ai loro coetanei europei, gli italiani attribuiscono un valore leggermente inferiore ad alcune istituzioni democratiche: solo il 41% ritiene che i media indipendenti siano “molto importanti” per una società futura auspicabile e il 63% dice lo stesso di un sistema giudiziario indipendente.  Ma i giovani italiani sono i più convinti che la battaglia sul clima possa essere vinta, il 58% rispetto al solo 8% della Germania. I giovani intervistati attribuiscono maggiore importanza alle azioni di contrasto al cambiamento climatico (70% rispetto alla media del 57%) e a quelle che determinano la crescita economica (60% rispetto alla media del 47%). In Italia, il 63% dei giovani vede il cambiamento climatico e le sue conseguenze come una delle sfide più urgenti, più che in altri Paesi. Al contrario, questo ottimismo non si riscontra per le questioni economiche e politiche. I giovani italiani (e greci) sono i più pessimisti per quanto riguarda la crescita economica, le opportunità di lavoro e l’equilibrio tra lavoro e vita privata, con aspettative che tendono a peggiorare.

Società militarizzata ma più povera. Circa il 60% dei partecipanti al sondaggio concorda sul fatto che il conflitto tra Russia e Ucraina potrebbe estendersi fino al proprio paese. Circa lo stesso numero respinge categoricamente l’idea di un servizio militare obbligatorio. Nonostante la reticenza a prestare il servizio militare, molti giovani ritengono che le forze armate del proprio paese si espanderanno nei prossimi 10 anni (40% rispetto al 23% che la pensa diversamente).  Tuttavia, questo muro di protezione non li rassicura. Infatti, i giovani sono per lo più concordi sul fatto che i loro paesi diventeranno meno sicuri in futuro, non solo per cause geopolitiche, ma anche per l’indebolimento del sistema giudiziario, paventato dal 30% degli intervistati, soprattutto in Grecia (41%) e in Polonia (37%). Quasi il 60% teme che il divario tra ricchi e poveri si allarghi, in parte a causa dell’aumento dei costi di energia, cibo e trasporti. Il 41% si aspetta che il numero di posti di lavoro ben pagati diminuisca e il 39% prevede un peggioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata.

L’analisi. «I giovani italiani sono preoccupati e disillusi rispetto al proprio futuro, ma allo stesso tempo vogliono migliorarlo – spiega Luca Iacoboni, responsabile relazioni esterne e strategia per la decarbonizzazione del think tank italiano “Ecco” – è interessante leggere che il cambiamento climatico non è solo una delle priorità delle giovani generazioni, ma è anche legato a migliori condizioni di vita, un più forte stato sociale e un lavoro soddisfacente. Chi saprà coniugare l’azione climatica con la risposta all’attuale crisi sociale, riuscirà a far superare alle giovani generazioni la disillusione che attualmente esprimono, soprattutto rispetto alla politica dei partiti e alle istituzioni. La chiave per mobilitare le giovani generazioni è riaffermare i diritti “acquisiti” ma declinarli anche secondo la chiave della sostenibilità, assicurando ad esempio a tutti non solo il diritto alla casa, ma una abitazione efficiente e con basse bollette, modalità di trasporto non inquinanti all’interno di città più vivibili e un diritto al lavoro che sia sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale”.

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