Fedriga apre a Draghi presidente UE: i messaggi per Salvini

lunedì, 18 Dicembre 2023
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“Draghi è un valore aggiunto per l’Italia, ha autorevolezza e spessore, può portare avanti gli interessi del Paese. Dopodiché, non compete a me stabilire in quale ruolo”. Lo dice Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia, in una intervista a La Repubblica in cui torna anche a sollecitare l’autonomia delle regioni. “Premierato e autonomia sono due riforme che si integrano bene ma hanno tempi diversi. Una ha bisogno di una doppia lettura da parte delle Camere, l’altra ha una procedura ordinaria e necessita solo di decreti attuativi. Mi sembra che l’Autonomia possa giungere in porto prima”.

A prima vista nulla di eclatante, se non fosse che Mario Draghi è indicato da molti come possibile successore di Ursula Von Der Leyen alla guida della Commissione europea. A caldeggiare la sua elezione sarebbe il fronte centrista, capitanato dal presidente francese Emmanuel Macron che avrebbe già iniziato a tessere la sua rete delle alleanze. Macron è infatti convinto che la candidatura della Von Der Leyen (di cui fu regista cinque anni fa insieme alla Merkel) potrebbe non avere i numeri necessari per essere riproposta (nonostante si parli con sempre maggiore insistenza di un soccorso dei conservatori e della Meloni in particolare), e punta a buttare in pista il nome dell’ex premier italiano ed ex presidente della Bce ritenendolo la personalità più qualificata in grado di mettere d’accordo tutte le forze europeiste (popolari, socialisti, liberali, macroniani) ed anche i conservatori (per la Meloni potrebbe diventare molto difficile dire di No ad una candidatura Draghi).

Al momento però i popolari hanno riconfermato la candidatura della Von Der Leyen, anche se gli accordi veri si faranno soltanto dopo il voto in base agli equilibri e ai numeri reali del prossimo Parlamento europeo.

Quel che però stupisce dell’apertura di Fedriga è il fatto che arrivi da un governatore leghista, ovvero lo stesso partito che non più tardi di due settimane fa ha riunito a Firenze tutte le forze sovraniste europee, ribadendo  l’alleanza con l’estrema destra francese (leggi Le Pen), gli euroscettici olandesi di Wilders, e gli antieuropeisti polacchi. Un fronte che difficilmente potrà appoggiare una candidatura di Mario Draghi alla guida delle istituzioni europee, così come è oggettivamente impossibile che Draghi possa accettare di essere votato da forze politiche di stampo sovranista ed euroscettico. E’ vero che la Lega in Italia ha fatto parte della maggioranza che ha sostenuto l’esecutivo guidato dall’ex presidente Bce, ma è altrettanto vero che si è trattato di una scelta obbligata per Salvini, visto che bocciare Draghi avrebbe comportato la rottura con il Nord e con l’area liberale e autonomista del partito (leggi Giorgetti).

Quello di Fedriga è stato dunque un messaggio a Salvini per far capire che l’anima istituzionale della Lega non ha nessuna intenzione di isolarsi in Europa scegliendo il campo sovranista dopo le elezioni? O forse è il preludio di possibili scenari in vista delle europee con il passaggio della Lega “non salviniana” nel Partito Popolare europeo proprio nel segno di Mario Draghi?

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