“Parto” di stabilità e migranti. Salvini, Meloni e le trappole Ue. Ora il Mes?

venerdì, 22 Dicembre 2023
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Da noi c’è una guerra e ci sono tante guerre.

La prima è ovviamente la disputa mediatica tra destra e sinistra che si scontrano quotidianamente a suon di slogan. Per il governo l’intesa sul Patto di stabilità e sul patto migranti è stato un grande successo. Un po’ come la rimodulazione del Pnrr che ha visto impegnato allo spasimo il ministro Fitto. Per la sinistra, invece, come da spartito, si è trattato di un fiasco, dell’ennesimo fallimento delle politiche di Palazzo Chigi che ne hanno certificato il definitivo isolamento.

E ancora: la Lega si slega. Tra Salvini e Giorgetti è fuoco e fiamme a causa proprio dei due patti. E’ noto che il titolare del Mef sia sempre favorevole a ogni iniziativa Ue, mentre il Capitano sta dall’altra parte, specialmente adesso, in odore di campagna elettorale europea. Il suo lavoro, infatti, è mirato a occupare quegli spazi che, secondo lui, sono stati abbandonati dalla Meloni (eccessivo atlantismo, eccessivo europeismo, eccessiva continuità con le scelte economiche di Draghi: l’ipotesi di candidare Vannacci lo conferma).
Ma d’altra parte, cosa ci si poteva aspettare da Giorgetti, uomo di fiducia di Mattarella, organico culturalmente ai poteri forti, a Bruxelles, e simbolo di quella componente leghista (i governatori del Nord) che non hanno mai digerito la svolta sovranista di Salvini?

Al di là delle guerre in questione, la parola giusta per quello che si è deciso mercoledì è compromesso.
L’intesa sul patto di stabilità è arrivata in un inusuale Ecofin straordinario convocato in videocall dalla presidenza spagnola e l’Italia, fortemente critica fino ad una manciata di ore prima, alla fine ha sottoscritto quanto auspicato da Francia e Germania, determinandone l’unanimità.
“Il Patto è migliorativo rispetto al passato, è una buona notizia per l’economia europea”, ha sottolineato la premier Giorgia Meloni non mancando di rammaricarsi per il “no” dell’Europa alla golden rule sugli investimenti, ma ha aggiunto “la battaglia continua”.

Al di là dei dettagli, vedremo in seguito l’effetto di tale patto, risultato di un “sovranismo pragmatico” che rifiuta posture alla Orban, ma che cerca pure di non cedere ai diktat Ue. Una sorta di continuo gioco di scambio cui ora seguirà certamente l’accettazione italiana del Mes (non il suo uso: sarà la narrazione della premier), come compensazione per aver corretto il patto di stabilità.

Stesso discorso per il patto-migranti. Dopo dieci anni di tentativi, a Bruxelles è finalmente arrivata la fumata bianca. Consiglio, Commissione e Parlamento hanno trovato “l’accordo politico” sulle cinque tessere legislative che ne costituiscono il cuore, tra cui il pensionamento del famigerato accordo di Dublino e l’arrivo della “solidarietà obbligatoria” verso i Paesi, come l’Italia, di primo arrivo. Ora i negoziati proseguiranno per tradurre in testi giuridici l’intesa politica, con nuovi particolari destinati ad emergere con più chiarezza in futuro. Un apprezzamento alla svolta è arrivato anche da altri Paesi della sponda sud, Spagna e Grecia in testa.

Naturalmente, poi, c’è anche un aspetto più squisitamente politico. “Non è la perfezione, si tratta pur sempre di un compromesso, ma il campo europeista può mostrare di essere concreto”, si è espressa in una nota la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola. A sostenere l’intesa il Ppe, S&D, Renew. E secondo Schinas, anche una buona parte di Ecr, il gruppo guidato da Giorgia Meloni. Non pervenuta ID, quello di Matteo Salvini. Il che fa capire, ripetiamo, quale potrebbe essere il tono della campagna europea. E torniamo quindi, al tema elettorale e alle fibrillazioni interne alla destra di governo.

Le domande sono scontate: reggerà la compattezza della maggioranza? A forza di tirare la corda si rischia lo strappo. E poi, se da un lato la ridistribuzione dei migranti (pallino della Meloni, per questo canta vittoria), è stata recepita dalla Ue, questa non scipperà la ricetta proprio alla destra, svuotandola di contenuti? E non sarà una mera mossa per allargare la maggioranza Ursula ai conservatori, escludendo Identità e Democrazia?
Ai posteri l’ardua sentenza.

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