Toghe rosse all’attacco del governo: il livore e la voglia di rivalsa della parte più politicizzata della magistratura hanno ormai raggiunto il livello di guardia. Nell’anno appena iniziato ne vedremo probabilmente delle belle.
Segnali inquietanti non arrivano solo dalle voci ricorrenti di possibili siluri che toghe d’assalto stanno preparando in qualche procura, ma anche da episodi apparentemente marginali (ma in realtà gravissimi) come le parole in libertà di qualche magistrato che non si vergogna di esprimere pubblicamente la sua faziosità contro l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
L’ultimo caso mette a dir poco i brividi. A scatenarlo è la furibonda e faziosissima dichiarazione espressa sui social da Marcello Degni, consigliere della Corte dei Conti. A commento della recente approvazione della legge di bilancio, ecco le frasi shock che escono dalla sua tastiera: «Occasione persa. C’erano le condizioni per l’ostruzionismo e l’esercizio provvisorio. Potevamo farli sbavare di rabbia sulla cosiddetta manovra blindata e gli abbiamo invece fatto recitare Marinetti».
Già, «farli sbavare di rabbia», roba da non crederci. Qui a “sbavare” sono in realtà solo quelle toghe che non si sono ancora rassegnate al ritorno della destra al governo. Ma lasciamo perdere… Le parole del consigliere Degni sono pesantissime, sia in se stesse sia per quello che denotano.
In se stesse perché rappresentano di fatto un incitamento ad altri “servitori” dello Stato a compiere opere di boicottaggio dell’azione del governo e di amministrazioni guidate dal centrodestra. Per quello che denotano perché abbiamo la prova provata che esiste una parte dello Stato che lavora contro… lo Stato, allorquando questo stesso Stato è guidato e rappresentato da forze politicamente sgradite.
Avevamo il sospetto che l’azione riformatrice del governo potesse trovare un ostacolo in quella parte dell’establishment volta a mantenere inalterati gli assetti di potere. Ora le parole del dottor Degni ne rappresentano l’eclatante conferma. Cade la maschera della legalità e appare il volto della faziosità.
Naturalmente, non sono solo le toghe ad avere interesse a rallentare l’azione del governo. Esistono anche vari settori dell’alta burocrazia che risultano refrattari a ogni cambiamento. Non c’è dubbio però che la parte più politicizzata della magistratura sia un po’ la punta di lancia di questi settori dello Stato sempre pronti a mobilitarsi contro il governo della destra.
Sarebbe comunque sbagliato pensare che sia tutto un fatto di faziosità ideologica e politica. In realtà gli interessi sono innanzi tutto di “casta”. Le toghe rosse sono interessate a mantenere inalterato il sistema di potere (spesso condito da arbitrii) che hanno edificato nel corso degli ultimi decenni. «L’indipendenza (della magistratura n.d.r.) è divenuta autogoverno. Familismo ed ereditarietà hanno aumentato separatezza e autoreferenzialità. Ci si attendeva razionalità e si è avuto populismo giudiziario. Ci si attendeva giustizia e si sono avuti giustizieri». A scrivere queste cose non è un bieco sovranista, ma il grande giurista Sabino Cassese nel libro “Il governo dei giudici” (Laterza 2022).
La verità è scomoda e amara, ma le toghe d’assalto tentano di impedirne la divulgazione a livello di massa, complici anche quei “giornaloni” che hanno spesso fatto da sponda mediatica alle iniziative più sconcertanti (e squisitamente politiche) di alcune procure.
È interessante notare, a chiosa del discorso, che queste parole shock del consigliere Degni sono state pressoché oscurate dalla grande stampa, che ha preferito invece dare ampio spazio alla notizia di un deputato di FdI che la notte di Capodanno ha combinato un guaio con il piccolo revolver con cui andava in giro.
Il potere di ricatto politico delle toghe rosse viene anche dalla compiacenza di una grande stampa che non ha mai amato (e che continua a non amare) la destra. È l’apparato giudiziario-mediatico che da trent’anni e più condiziona la vita italiana. Anche questa formidabile (e ben oliata) macchina di potere comincia però a conoscere l’usura del tempo. Non è più forte come in passato. Ma è ancora capace di insidiosi e sgradevoli colpi di coda. Ed è probabile che ce ne accorgeremo nel corso del 2024.


