«Non è mai troppo tardi», ripeteva l’indimenticabile professor Alberto Manzi durante il suo programma, andato ininterrottamente in onda sul canale Nazionale Rai dal 1960 al 1968, per ricordare al suo pubblico, fatto di adulti curiosi e volenterosi, ancorché semianalfabeti, che non esisteva un tempo-limite per acquisire seppur piccole nozioni di lingua e grammatica italiane. Così, grazie a un docente visionario, un’intera generazione di italiani, oggi quasi del tutto scomparsa, scarsamente o per nulla scolarizzata, imparò a leggere e a scrivere o, quanto meno, a stendere una firma autografa.
Attualmente, nel tempo in cui, in seguito a una serie di concause sociali, giovani e meno giovani di questa generazione sono in balia di un analfabetismo di ritorno, con la conseguente fuga dalle discipline umanistiche, il modello Manzi, sorprendentemente è ancora valido o almeno percorribile.
Non sappiamo se il preside del Liceo classico e linguistico “Colombo” di Genova, o dirigente scolastico come si dice oggi, abbia pensato al professor Manzi quando, sostenuto dai docenti, ha deciso di lanciare un corso di greco antico rigorosamente per “adulti curiosi”. La cosa confortante è che il successo è stato immediato e per certi versi clamoroso. Subito 60 iscritti, dai 40 agli 80 anni, che hanno cominciato le lezioni, anche figurate, lo scorso 10 gennaio. E pare che ce ne siano altrettanti in lista d’attesa. Il titolo del corso è “Non è mai troppo… Greco!” (ecco allora che il professor Manzi c’entra davvero): la prima lezione ha visto la partecipazione entusiasta dei sessanta fortunati che sono riusciti a iscriversi per primi, mentre molti hanno dovuto rinunciare e già attendono una futura edizione.
L’interesse suscitato dall’iniziativa, che ha preso il via alla riapertura delle scuole, è stato enorme, ma non del tutto inaspettato: «Merito di un progetto che va incontro al bisogno di bellezza e di significato che attraversa la nostra società – hanno spiegato le docenti organizzatrici al Secolo XIX – guardare alla ricchezza della lingua e della civiltà greca non significa guardare con nostalgia al passato, ma significa illuminare il presente che stiamo vivendo».
Tra i “greconauti”, così sono chiamati gli alunni, in ricordo delle gesta degli Argonauti del Vello d’oro, c’è chi si è avvicinato al greco per la prima volta e chi, magari dopo tanto tempo, desidera rispolverarlo e chi, infine lo sta studiando ora e vuole sperimentare un approccio diverso alla lingua. I docenti propongono nozioni basilari di grammatica, a partire dall’alfabeto, argomenti di cultura greca, lettura di testi in lingua e in traduzione e lavoro sul lessico, in particolare sulle etimologie. La didattica si svolge in laboratorio e in classe con l’ausilio di dispense; le lezioni sono tenute da tre docenti di greco del liceo che si alternano durante il corso, che si sviluppa in lezioni settimanali di un’ora e mezza, da gennaio a maggio. La struttura didattica si articola in una parte dedicata alla grammatica e una agli esercizi, con correzioni in classe, culminando nello studio della letteratura. L’intento comunque è quello di offrire momenti di apprendimento in compagnia, in un clima disteso. Gli iscritti, con percorsi di studi e professionali diversi e hanno formato un equipaggio “eterogeneo”, spiegano le docenti, «unito dal desiderio di scoprire e di conoscere la ricchezza di un mondo antico, ma più presente fra noi di quanto si immagini. Il greco – aggiungono – è un patrimonio che non possiamo perdere».
Si teme che in una società sempre più orientata alla semplificazione, una lingua così ricca possa essere condannata all’irrilevanza. Il greco antico non è solo una lingua storica, infatti, ma anche uno strumento per “aprire” la mente, essenziale in campi come le scienze, la critica cinematografica e la comunicazione.
Foto: consorziodesiobrianza.it

