Ma che cos’è e cosa cambia?
Il percorso è dunque personalizzato e prevede interventi di tipo educativo, formativo, lavorativo e abitativo ed è gestito dai centri per l’impiego, in collaborazione con gli enti locali e con gli altri soggetti del Terzo settore.
L’Assegno di Inclusione è rivolto a nuclei familiari con un ISEE inferiore a 9.360 euro annui, o inferiore a 11.640 euro annui per i nuclei familiari con almeno un componente disabile grave o non autosufficiente.
L’importo dell’assegno è dunque commisurato all’ISEE e alla composizione del nucleo familiare. E per accedervi è necessario soddisfare i seguenti requisiti:
- essere cittadini italiani o di un altro Stato membro dell’Unione Europea, oppure cittadini di Paesi terzi titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo o di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
- avere la residenza anagrafica in Italia da almeno un anno;
- avere un ISEE inferiore a 9.360 euro annui, o inferiore a 11.640 euro annui per i nuclei familiari con almeno un componente disabile grave o non autosufficiente.
Ed è pari a:
- 6.000 euro annui per i nuclei composti da un solo componente;
- 8.000 euro annui per i nuclei composti da due componenti;
- 10.000 euro annui per i nuclei composti da tre o più componenti (soglia aumentata di 1.000 euro per ogni figlio a partire dal terzo).
L’Assegno di Inclusione è poi riconosciuto ai nuclei familiari che abbiano almeno un componente in una delle seguenti condizioni:
- con disabilità;
- minorenne;
- con almeno 60 anni di età;
- in condizione di svantaggio e inserito in programma di cura e assistenza dei servizi socio sanitari territoriali certificato dalla pubblica amministrazione.
Ad oggi sono disponibili i primi dati sull’ADI, relativi ai primi mesi di applicazione della misura. Questi sono stati positivi, infatti nel mese di gennaio 2024 sono state presentate 400.000 domande di ADI, di cui 287.704 accolte e l’importo medio dell’assegno erogato è stato di 645,84 euro.
Nonostante i vantaggi della misura, non sono manche le critiche.
In particolare, alcuni hanno sottolineato che la misura è troppo complessa e burocratica, e che il percorso di accompagnamento sociale e lavorativo non è sempre efficace. Altri hanno invece sottolineato che l’ADI è una misura insufficiente per contrastare la povertà e l’esclusione sociale. In particolare, si è evidenziato che l’importo dell’assegno è troppo basso per consentire ai beneficiari di uscire dalla condizione di povertà.
Sono comunque in molti a pensare che l’Assegno di Inclusione sia una misura che ha il potenziale per essere efficace nel contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Ma è necessario che venga migliorato per renderlo più semplice e più efficace.
Per fare questo è opportuno semplificare le procedure di accesso alla misura, rendere il percorso di accompagnamento sociale e lavorativo più efficace. Inoltre, è necessario aumentare l’importo dell’assegno per consentire ai beneficiari di uscire dalla condizione di povertà.
Questa “nuova” misura dovrebbe dunque andare oltre l’ex Reddito di Cittadinanza che aveva mostrato segnali di debolezza e non aveva funzionato nel suo intento di favorire l’inserimento dei più fragili nel mercato del lavoro. Eppure, L’ADI non sembrerebbe aver risolto le problematiche della vecchia misura, anzi, ne ha aggiunte altre, specialmente attraverso l’evidente indebolimento del diritto ad un reddito minimo e adeguato.
Quindi l’ADI ci riporta al passato? Questo è ancora presto per dirlo, ma si tratta certamente di una decisione che disallinea, ancora una volta, il nostro Paese rispetto agli schemi di reddito minimo e contrasto alla povertà degli Stati dell’Unione Europea.



