La grande impresa italiana crede nella settimana corta. Se il nostro Paese non ha ancora avviato una sperimentazione su scala nazionale, sono ormai decine gli esempi di aziende che hanno cominciato a proporre ai propri dipendenti di lavorare quattro giorni invece di cinque, senza subire diminuzioni dello stipendio. E qualcuno ha già superato la fase sperimentale, rendendo i tre giorni liberi a settimana parte della propria organizzazione aziendale.
Come è accaduto qualche anno fa con lo smart working, il settore bancario è in prima linea nell’innovazione. Intesa Sanpaolo ha offerto la possibilità di chiedere la settimana corta ai suoi dipendenti oltre un anno fa. Essi possono scegliere di volta in volta in quale giorno non lavorare, a patto che trascorrano un po’ più di tempo nei giorni in cui sono presenti, di fatto lasciando quasi invariato il numero di ore settimanali trascorse davanti al pc.
L’offerta è stata accolta con entusiasmo: interpellato dal quotidiano La Stampa, il responsabile risorse umane di Intesa ha spiegato che finora il 70% dei dipendenti che potevano accedervi (in totale 28mila dipendenti su un totale di 74mila) ha chiesto la possibilità di accedere alla settimana corta, sfruttando il nuovo sistema per un totale di 30mila settimane.
Non c’è dubbio, infatti, che la risposta dei dipendenti sia stata entusiasta ovunque la settimana di 4 giorni sia stata proposta. Tanto che anche le aziende che impiegano molti operai hanno cominciato a ricorrervi, ottenendo in cambio un clima aziendale enormemente migliorato a un costo bassissimo per le aziende (poiché la produttività non scende e i dipendenti, occupando meno uffici e stabilimenti, consumano meno acqua, elettricità, riscaldamento, eccetera).
Il sistema, d’altra parte, è in fase di adozione, in alcuni casi tramite veri e propri iter legislativi, in quasi tutti i paesi occidentali. L’ultima in ordine di tempo è la Germania, che ha avviato una sperimentazione per 45 aziende ricorrendo all’ausilio di una delle principali società di consulenza tedesche. Un tentativo quindi centralizzato che, se avrà successo, potrebbe rendere la settimana lavorativa di 4 giorni la nuova normalità per i lavoratori tedeschi.
E tutto farebbe pensare che le cose andranno così: un sondaggio pubblicato proprio in Germania ha rivelato che nel Paese il 71 per cento dei lavoratori aspira alla settimana corta, e più o meno la stessa percentuale si augura che l’innovazione venga regolata dal punto di vista legislativo. E quel che è più importante è che anche gli imprenditori interpellati si sono espressi in larga maggioranza a favore della settimana leggera.
Che anche l’Italia possa seguire la stessa strada è però difficile, poiché nel nostro paese buona parte dei dipendenti lavora in aziende piccole e piccolissime che contano sul controllo diretto da parte del proprietario e non sono in grado di assorbire grandi innovazioni dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro.
È quindi probabile che nei prossimi anni i “fortunati” che lavorano nelle poche grandi aziende italiane adotteranno in massa la settimana corta, mentre i milioni che lavorano nelle mini e micro imprese continueranno a recarsi in ufficio o in fabbrica esattamente come oggi.



