Chico Forti e gli altri, chi sono gli italiani salvati da Giorgia

domenica, 3 Marzo 2024
2 minuti di lettura

Non solo Chico Forti, ma anche Patrik Zaki, Rocco Langone, Giovanni Langone e Maria Donata Caivano. Il governo Meloni si conferma impegnatissimo nelle attività diplomatiche necessarie a riportare a casa i cittadini italiani (ma anche stranieri “adottati”) che si trovano all’estero in condizioni di prigionia per i più svariati motivi.

L’ultima notizia è appunto quella del rientro in Italia dell’imprenditore trentino Chico Forti, incarcerato a Miami da 24 anni a causa di un omicidio del quale l’uomo si è sempre professato innocente. L’annuncio del suo trasferimento nelle carceri italiane è stato dato da Giorgia Meloni in persona, a margine di una visita negli Stati Uniti durante la quale la premier è stata ricevuta dal presidente Biden.

La leader di FdI ha cominciato a occuparsi di Forti fin dalle prime settimane del suo premierato: ne aveva discusso una prima volta a margine del G20 di Bali nel novembre del 2022, a neanche due mesi dalla nascita del governo. Poi aveva incaricato il vicepremier e ministro degli esteri Tajani di parlarne col suo omologo americano Anthony Blinken, quindi aveva mobilitato Nordio per un delicatissimo confronto con il Dipartimento di giustizia americano, ottenendo infine il superamento della resistenza del governatore della Florida Ron de Santis, repubblicano dal pugno di ferro che finché è rimasto in corsa per le primarie repubblicane non aveva affatto voglia di mostrarsi debole nei confronti di un detenuto, per di più straniero.

Un altro segnale, questo, degli ottimi rapporti che la leader di FdI sa tenere con la leadership americana, grazie anche a una linea atlantista in politica estera che quasi nessun capo di governo in Italia – se si eccettua forse Mario Draghi – aveva mai tenuto. Pure Silvio Berluconi, che amava ricordare di avere un filo diretto con l’allora inquilini della Casa Bianca George Bush jr, era visto con sospetto a Washington per il suo rapporto speciale con “l’amico Vladimir”.

La storia di Forti è degna di un thriller, e non è detto che prima o poi non se ne faccia davvero un film: ex campione di windsurf e di sci trasferitosi nei primi anni Novanta negli Stati Uniti in seguito a una vincita al programma Telemike, era riuscito a diventare un imprenditore di successo e si era fatto una famiglia. Una vita perfetta troncata dall’accusa di omicidio di un uomo d’affari australiano che Forti aveva incontrato per discutere l’acquisto di un albergo a Ibiza. Accusa tramutatasi in condanna all’ergastolo alla fine di un processo farsa (Forti superò con successo la prova della macchina della verità e sul luogo del ritrovamento del corpo della vittima non furono trovate né sue tracce di Dna né sue impronte).

Ma se della storia di Forti hanno parlato tutti i giornali non va dimenticato un altro successo del governo, quello che ha permesso di far rientrare a casa i tre italiani sequestrati nel maggio del 2022 nella loro casa nei pressi di Bamako, capitale del Mali. I Langone, tutti Testimoni di Geova, vivevano in Africa da anni ed erano stati rapiti da un gruppo jihadista. Il loro rilascio ha richiesto mesi di paziente lavoro e contatti con i leader tribali locali. Appena atterrato a Ciampino Giovanni Langone ha ringraziato “con tutto il cuore” il governo per il lavoro che ha consentito di riportarli a casa, spiegando di non aver mai “dubitato neppure un giorno che ci avrebbero riportato a casa sani e salvi”. Un atteggiamento ben diverso da quello di Patrik Zaki, che dopo essere stato liberato grazie all’intervento italiano non ha voluto rientrare nel nostro Paese col volo ufficiale che era stato preparato per lui, e non si è mai dimostrato riconoscente nei confronti del governo che tanto aveva fatto per liberarlo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.