Insorgono cattolici, musulmani e le associazioni che assistono i malati terminali. Tutti hanno criticato aspramente il progetto di legge.
Per l’arcivescovo Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese, “Chiamare “legge di fratellanza” un testo che apre al suicidio assistito e all’eutanasia è un imbroglio… una legge del genere spingerà tutto il nostro sistema sanitario verso la morte come soluzione”.
Gli operatori sanitari riuniti nel collettivo di “fine vita”, in un comunicato stampa, hanno giudicato la norma “molto lontana dai bisogni dei malati e dalla realtà quotidiana dei caregiver”.
Ed ha espresso preoccupazione anche Chems-eddine Mohamed Hafiz, il rettore della Grande Moschea di Parigi, che ritiene come la norma presenti “enormi ambiguità”.
Le opposizioni non avanzano unite, poiché le opinioni personali di parte di esponenti della destra, sono favorevoli su questi temi sociali ed etici.
” Non sono ingenuo, so che il dibattito parlamentare sarà aspro e anche violento, ma bisogna andare avanti, senza mettere fretta alle istituzioni”, ha detto Macron. E tiene a precisare come “non ci siano vite diventate inutili. No, mai. Credo che il testo elimini le ambiguità”, si tratta quindi di
un aiuto, un atto di solidarietà.
E ha rivelato che ha scritto personalmente le sue “direttive” sulle cure che desidera o meno ricevere alla fine della sua vita.
Il disegno di legge si basa sull’attività di un’assemblea composta da 184 cittadini francesi, scelti casualmente e che, con una votazione si è dichiarata per il 76% favorevole all’assistenza attiva “al morire”, per coloro che lo desiderano.
E anche secondo diversi sondaggi, la popolazione francese è per lo più favorevole a un cambiamento delle norme attuali, attese da più di vent’anni, e alla legalizzazione di una forma di assistenza medica per il fine vita.
La prima legislazione in Francia ad affrontare questo delicato tema risale al 1999. La legge di Lucien Neuwirth, padre della legalizzazione della contraccezione, riconosceva il diritto a ricevere cure palliative per i malati terminali.
Successivamente, una storia che colpì l’opinione pubblica francese e che spronò il dibattito sul fine vita fu la vicenda nel 2003 di un ventiduenne tetraplegico, muto e quasi cieco dopo un incidente stradale. Il Presidente Jacques Chirac non poté esaudire il desiderio di morire richiesto dal
giovane ma il suo caso portò all’approvazione nel 2005 di una prima importante legge: la legge Leonetti che proibiva l’accanimento terapeutico.
Un passo successivo fu fatto dal presidente François Hollande che incaricò il socialista Alain Claeys e lo stesso Jean Leonetti, di riscrivere la legge e inserire nel testo della norma una procedura medica che “accelera l’insorgenza della morte” con una “sedazione profonda e continua” .
La legge Claeys-Leonetti fu approvata definitivamente il 27 gennaio 2016.
Oggi alcuni pazienti incurabili si recano in altri paesi europei dove la legislazione autorizza l’eutanasia e/o il suicidio assistito, come la Spagna, Lussemburgo, Portogallo o il Belgio e i Paesi Bassi,dove l’eutanasia è consentita già da vent’anni fa.
Per queste persone i progressi annunciati da questa nuova legge aprirebbero uno spiraglio.
L’iter legislativo si prospetta lungo e l’approvazione non arriverà prima del prossimo anno.
Intanto il presidente ha riferito di voler rafforzare le cure palliative stanziando un ulteriore miliardo di euro per i prossimi dieci anni.
Sicuramente si tratta di una grande riforma sociale del secondo mandato di Macron, un altro passo per cercare di rafforzare la sua immagine in vista delle elezioni europee di giugno dove nei sondaggi la sua coalizione è indietro rispetto alla destra del Rassemblement National.
Sofia Barilari