Tra i nomi noti che hanno espresso il loro punto di vista sulla rivoluzione che l’intelligenza artificiale apporterà su un piano sociale e lavorativo, spicca quello di Bill Gates.
Sul tema, il miliardario statunitense si è espresso in molteplici occasioni, in particolare nel suo blog personale, e nel corso dei suoi discorsi di fine anno.
Di recente Bill Gates ha affermato che l’intelligenza artificiale, grazie alla velocizzazione dei processi di analisi che sta sperimentando, consentirà progressivamente di ridurre la settimana lavorativa a 3 giorni, e non di 3 giorni, come da tempo alcune aziende hanno iniziato a sperimentare nelle loro sedi europee.
Secondo Bill Gates, questa rivoluzione potrà divenire attuabile grazie all’avanzamento rapido dell’AI, grazie alla quale processi come la produzione di cibo e beni primari sarà interamente assimilata dalle macchine, senza la necessità di un ulteriore intervento umano.
Altri importanti CEO statunitensi hanno supportato questa tesi, come ad esempio Jamie Dimon, Amministratore Delegato di JPMorgan Chase.
Questo sguardo positivo sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale e sulle sue ricadute in ambito professionale, tuttavia, non è universalmente condiviso tra gli esperti del settore.
Tra questi risaltano gli analisti di Goldman Sachs, che hanno affermato che l’intelligenza artificiale, specialmente quella “generativa”, metterebbe a rischio il lavoro di carca 300 milioni di professionisti.
Lo stesso Bill Gates, d’altronde, ha riconosciuto che l’AI non possa essere ritenuta una ricetta ideale per ogni settore: nel corso di un’intervista con Dax Shepard per la trasmissione “Armchair Expert”, avrebbe infatti dichiarato “La uso continuamente e dico: “Okay, no, non è abbastanza buona per questo, ma wow, è abbastanza buona per quello” Se si tratta di un problema che gli esseri umani non sono bravi ad affrontare, allora le tecniche attuali non creano alcun approccio nuovo”, sottolineando come questa possa rappresentare un vantaggio in termini di tempo e costo per tutti quei ruoli che un umano svolgerebbe più lentamente.
A questo proposito, in uno dei post all’interno del suo blog personale, Gates avrebbe affermato:
“Non credo che l’impatto dell’AI sarà drammatico come la rivoluzione industriale, ma sicuramente sarà grande come l’introduzione del pc”, aggiungendo che “Le applicazioni di elaborazione testi non hanno eliminato il lavoro d’ufficio, ma lo hanno cambiato per sempre. I datori di lavoro e i dipendenti hanno dovuto adattarsi e ci sono riusciti”.
Secondo il CEO di Microsoft, inoltre, assisteremo alla rivoluzione vera e propria dell’intelligenza artificiale nei Paesi occidentali nei prossimi 2 anni, mentre in Africa si assisterà al raggiungimento di livelli simili di utilizzo entro il 2028.
Ad ogni modo Gates ha più volte affermato che i vantaggi derivanti da questa rivoluzione supereranno di gran lunga i rischi ad essa connessi, come nel migliorare l’accesso all’istruzione, lo sviluppo in ambito medico, fino a favorire la riduzione delle disuguaglianze nel mondo.
È tuttavia un dato di fatto che poche altre invenzioni possono considerate al pari di questa;
E se è vero che al mondo giovano sia gli ottimisti, che con il loro sguardo positivo sul futuro inventano l’aeroplano, che i pessimisti, che individuando i rischi annessi creano il paracadute, resta da verificare se in tema di intelligenza artificiale sarà possibile guidare il processo di sviluppo con la giusta dose di prudenza e lungimiranza.
L’unione Europea, con il nuovo AI Act, ha tentato di procedere in questa direzione.



