“Il popolo se vota ha sempre ragione”. Cosa ha detto di tanto sbagliato Salvini, evocando e confermando la sua idea basica di populismo in salsa sovranista?
Ha detto che l’elettore quando vota, quando ha la reale possibilità di farlo senza pressioni e costrizioni, non solo compie il suo dovere, ma scrive la storia.
In sostanza, ha affermato un concetto giusto in astratto, sbagliato nel contesto a cui si è riferito.
Ma c’è un ma. La sua comunicazione è stata molto furba: un mix tra la ricerca dell’attenzione (basta restare al centro della cronaca, essere e restare visibili per avere le simpatie della gente), le polemiche anti-sinistra e la cinica spina nel fianco nel centro-destra (un segnale ben preciso rivolto a Palazzo Chigi). Tradotto: non tutti sono fideisticamente aggrappati alla mistica atlantista, europeista e filo-Usa; una postura che piace molto a certa destra tosta, “modello-Vannacci” che, al momento, si sente tradita dalla Meloni.
Ma, tornando alla frase giudicata farneticante, eversiva e ai suoi effetti politici, il tema vero è il consenso bulgaro ottenuto da Putin che ha impressionato l’Occidente e il mainstream tutto, i quali si trovano ora costretti a ridimensionare i risultati, etichettandoli come frutto della dittatura, della violenza contro l’opposizione, dei militari in cabina e della paura collettiva che fa vincere sempre lo zar.
Facile dire che è un autocrate, che non c’è la libertà e che i candidati ammessi alla consultazione sono stati solo dei figuranti, nel nome di una finta gara (la prova è che sono saliti senza vergogna sul palco che ha incoronato ancora una volta Putin).
Ciò che in pochi ammettono, è che lui gode di un credito tuttora fortissimo e che nonostante i servizi tv e gli articoli dei nostri giornali, le scomuniche internazionali, il popolo continua a sceglierlo ed evidentemente condivide le sue scelte, a cominciare dalla cosiddetta “operazione speciale”. Pur senza armi parlamentari e in un quadro oggettivamente poliziesco, chi lo contesta avrebbe potuto manifestare il proprio dissenso in vari modi: col non voto, col voto nullo, col recarsi alle urne dopo l’orario previsto, come da proposta della moglie dello scomparso Navalny. E invece, salvo sporadici segni di dissenso, le proteste sono state infinitesimali.
E’ lo stesso malessere che caratterizza in negativo le consultazioni da noi. Se ad esempio in Italia, un cittadino su due non vota, c’è un oggettivo vulnus della rappresentanza.
Sarà che forse il plebiscito filo-Putin e l’astensionismo in Europa mandano il medesmo messaggio? Cioè, la mancanza di democrazia, che nei regimi comunisti, militari, nazionalisti etc, si manifesta plasticamente e fisicamente con la repressione, suscitando però una reazione uguale e contraria; mentre nei sistemi democratici, si manifesta con l’eterodirezione, la manipolazione delle menti, quando le istituzioni ritengono di dover orientare i cittadini verso decisioni obbligate, ritenute fondamentali per la loro salute, sicurezza e benessere (si pensi ai vaccini, al green, all’euro etc)?
Qualcuno spieghi la differenza.
Ecco il punto: il consenso di cui gode Putin, al di là dell’attuale gioco delle parti tra il bene e il male, è lo specchio della nostra cattiva coscienza.



