Puglia, nuova bufera sul Pd: cosa sta succedendo

giovedì, 4 Aprile 2024
2 minuti di lettura

Puglia, non c’è pace per il Pd, di nuovo al centro di una poco onorevole vicenda giudiziaria. Dopo l’invio dei commissari al Comune di Bari, è la volta dell’assessora piddina ai Trasporti della Giunta Emiliano, Anita Maurodinoia, soprannominata “Lady preferenze”. L’accusa è pesante: corruzione elettorale nelle elezioni regionali del settembre 2020.

Per il Pd della Puglia (ma anche per quello nazionale) è una vera tegola, che incrina ulteriormente la già compromessa immagine del partito della “legalità”. Mai fidarsi dei “troppo onesti”. I risvolti della vicenda sono del resto assai miseri. Si parla di voti comprati a 50 euro l’uno. Una vera vergogna.  Al momento Elly Schlein tace. Come pure tacciono anche tutte le “anime belle” (intellettuali e non) che nei giorni scorsi s’erano mobilitati a sostegno del Comune di Bari preso d’assalto, a loro dire, da Gorgia Meloni e dalla destra. L’unico a parlare è il sindaco Antonio Decaro, che afferma di aver denunciato a suo tempo diversi casi di compravendita dei voti. Chissà perché, a seguito di ogni scandalo, spuntano sempre i moralizzatori del giorno dopo…

Insieme ad Anita Maurodinoia (che si è dimessa stamane dal suo incarico in Regione), sono finiti nei guai anche il marito Sandro Cataldo e il sindaco di Triggiano, Antonio Donatelli. Entrambi (Cataldo e Donatelli) sono ora agli arresti domiciliari per associazione a delinquere. Agli arresti domiciliari anche un consigliere circoscrizionale di Bari della lista Sud al Centro, Armando De Francesco (consigliere municipale tra il 2014 e il 2019). Complessivamente sono otto le persone arrestate e oltre settanta quelle indagate. E questo dato fornisce un’idea abbastanza chiara di quanto possa essere ampia la rete del voto di scambio in Puglia. Si rimane a dir poco sgomenti.

Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Alessio Coccioli e dai pm Claudio Pinto e Savina Toscani. Così si legge nell’ordinanza emessa dai magistrati inquirenti: «Negli accertamenti condotti dai carabinieri emergeva che la promessa e la consegna della somma di euro 50 erano finalizzate ad indicare quale preferenza sulle schede elettorali anche Anita Maurodinoia alle elezioni regionali che si svolgevano contemporaneamente alle comunali». Tra le promesse in cambio del voto c’era anche quella di ottenere un posto di lavoro.

L’organizzazione prevedeva l’acquisizione dei dati personali di numerosissimi elettori (nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico e sezione elettorale), con una «schedatura»  in elenchi in ordine alfabetico e mediante la raccolta e la catalogazione di copia dei documenti d’identità e delle tessere elettorali, per costituire un database informatico-anagrafico. Dei veri manager del voto di scambio.

Secondo gli inquirenti a Sandro Cataldo «viene da più parti riconosciuto un non indifferente peso decisionale, una penetrante influenza su tutto e tutti, elettori compresi, adulati, indotti e convinti a votare il candidato da egli di volta in volta sostenuto anche attraverso condotte corruttive». Nell’ordinanza si legge che l’influenza di Cataldo derivava anche  dai risultati ottenuti con il suo movimento Sud al Centro e «dall’incredibile e crescente successo elettorale tributato a sua moglie». Cataldo, inoltre, ha «dimostrato di tenere oltremodo alla ricerca ed all’intrattenimento di contatti, soprattutto con soggetti che ricoprono rilevanti cariche nell’ambito delle amministrazioni comunali, perlopiù facenti capo alla città metropolitana di Bari, della ex Provincia e della Regione Puglia, nonché presso altre amministrazioni pubbliche, anche ambito sanitario, ovvero enti ed Agenzie regionali».

In attesa di sapere cosa ne pensano i “soloni” del giacobinismo nazionale, si rimane rattristati dall’apprendere che in Puglia c’è gente disposta a vendere il proprio voto per 50 euro (anche se fosse una cifra più alta, sia chiaro, non farebbe differenza). Come direbbero Roberto Benigni e Massimo Troisi in un celebre film degli anni Ottanta, non ci resta che piangere…

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.