Le carte da gioco “specchio” della storia all’Archivio di Stato di Napoli

sabato, 25 Maggio 2024
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Carte da gioco che attraversano centinaia di anni di storia, alcune anche rarissime come quelle del XVI secolo (25 delle 48 carte delle cosiddette carte a Dragoni), quelle introvabili del “Re” pre-1826, di cui sono noti solo 5 mazzi da gioco al mondo, ancora quelle da Riversino, un gioco d’azzardo molto in voga fra Settecento e Ottocento e le carte di contrabbando. Il tutto corredato da documentazione archivistica in un ricco itinerario, con più di cinquanta mazzi di carte storiche in vetrina. È la mostra “La carta ci fa gioco-Carte da gioco a Napoli dal XVI al XX secolo” che prende il via all’Archivio di Stato di Napoli dal 25 maggio. L’evento inaugurale è stato l’incontro organizzato dall’International Play Card Society, l’associazione che iscrive i grandi collezionisti di carte da gioco antiche e moderne.

Sono numerose le storie, fra i faldoni conservati all’Archivio di Stato, che riguardano le carte da gioco. «Un mondo suggestivo, dalle lunghe radici nei secoli, che ha mille sfaccettature – sottolinea la direttrice dell’Archivio di Stato, Candida Carrino – artistiche, di vicende giudiziarie, culturali e persino magiche. D’altronde, dove, se non nella “Casa delle Storie”, poteva concentrarsi una tale messe di testimonianze? Noi custodiamo carte e quelle da gioco custodiscono una tradizione culturale, iconografica e ci raccontano una socialità che oggi è mediata dai mezzi elettronici i quali hanno come impianto di base proprio le carte da gioco – aggiunge la Carrino – spesso il passaggio di proprietà immobiliari da una famiglia all’altra avveniva attraverso il gioco mentre il debito d’onore induceva qualche volta al suicidio, fatti testimoniati nella documentazione dell’Archivio senza dimenticare che i mazzi di carte accompagnavano le lunghe traversate degli emigranti, testimonianza di un legame anche con la terra di origine».

La mostra, che resterà aperta fino al 31 agosto, è allestita nel Chiostro del Platano e condurrà i visitatori alla scoperta di una realtà che raccoglie molti collezionisti appassionati, tanto da dar vita, su base internazionale, all’associazione di esperti fondata nel 1972. Alcuni aderenti all’associazione hanno acconsentito a esporre mazzi rari, se non addirittura unici, per condividere quelle che sono testimonianze storiche e sociali, in virtù delle loro decorazioni, spesso vere e proprie opere d’arte. Attraverso un percorso storico, si raccontano le origini delle carte da gioco a Napoli (che fra gli studiosi vengono qualificate di tipo spagnolo), le varie tipologie, gli arrendamenti e la storia dei principali maestri cartari. Si trattava di un mestiere antico, che ebbe le sue radici nel periodo della dominazione Aragonese del XV secolo e che richiedeva abilità, precisione e rigide regole decorative.

La delegazione italiana dell’Ipcs quest’anno ha scelto Napoli e l’Archivio di Stato per il consueto incontro di collezionisti e appassionati internazionali. In occasione dell’evento, l’Archivio di Stato ha organizzato un convegno tematico sulla storia delle carte napoletane antiche, con la partecipazione, oltre che di Candida Carrino, di Sergio Mastromarino, presidente Ipcs, di Nicola Antonio De Giorgio, collezionista ed esperto di carte da gioco antiche e di Vincenzo Capuano, docente di Storia del Giocattolo nell’Università Suor Orsola Benincasa e ideatore del Museo del Giocattolo di Napoli.

L’International Playing Card Society è un’organizzazione no profit che riunisce coloro che sono interessati alle carte da gioco, al loro disegno e alla loro storia. Molti membri sono collezionisti di carte da gioco, ma vi sono anche storici delle carte da gioco e dei loro usi. L’Ipcs ha sede nel Regno Unito, ma ha iscritti in tutto il mondo, soprattutto in Europa. Produce una rivista trimestrale The Playing-Card, che pubblica articoli principalmente in inglese, ma anche in francese, tedesco, italiano e spagnolo.

Foto: ansa.it

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