L’autonomia differenziata è legge. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha messo la firma sul disegno di legge Calderoli, approvato dal Parlamento la scorsa settimana, ufficialmente privo di vizi incostituzionali. Ignorata la richiesta delle opposizioni di ricorrere al “rinvio” alle Camere”.
Una legge divisiva e ampiamente contestata dalla sinistra che porta ora la firma – forse dubbiosa – del PdR. Non è la prima volta che accade in questi (quasi) due anni di Governo Meloni.
Soddisfazione per la Lega e la maggioranza più in generale, grandi malumori dall’opposizione. Proprio la Lega, avrebbe definito il provvedimento “una vittoria per il Nord” e “un’occasione per rilanciare l’economia del Paese”. Matteo Salvini, vicepremier e leader di partito, ha sottolineato che l’autonomia “non sarà un regalo, ma uno strumento per chi ha il coraggio di innovare e proiettarsi verso il futuro”.
Di diverso tenore le reazioni delle opposizioni, che hanno criticato la riforma definendola “un pericolo per l’unità nazionale” e “un primo passo verso la disgregazione del Paese”. Il Pd ha annunciato che presenterà un ricorso alla Corte Costituzionale, mentre il Movimento 5 Stelle ha definito la legge “un regalo ai poteri forti”.
Nonostante tutto, diverse Regioni sono già pronte a chiedere l’autonomia differenziata. Tra queste la Lombardia è in pole position. Ha già individuato nove delle ventitré materie su cui intende esercitare maggiore autonomia. Anche la Calabria, seppur con alcune riserve, si è detta pronta ad accogliere questa opportunità.
L’iter per l’attuazione dell’autonomia differenziata resta comunque complesso. Ricordiamo che le Regioni interessate dovranno presentare al governo piani dettagliati, che dovranno poi essere approvati da una commissione paritetica Stato-Regioni. Il primo via libera per i primi esercizi di autonomia differenziata potrebbe arrivare già entro la fine del 2024.
Come già detto, non è la prima volta che il Presidente Mattarella firma “controvoglia” una legge del Governo Meloni. Ricordiamo i precedenti a partire dal Ddl Concorrenza, la stessa legge di bilancio e lo stop alla cosiddetta “carne coltivata”. Resta invece aperto il grande tema del Premierato, forse la riforma più controversa in campo. La rapidità con la quale è arrivato l’ok del Colle per la presentazione alle Camere, però, sembra quasi voler rendere plastica la volontà del Quirinale di non interferire sulla riforma voluta da Giorgia Meloni. Mattarella resta imparziale fino alla fine, basteranno questa volta le “tirate d’orecchio” dell’opposizione?



