Barcellona, Malaga, Canarie e Baleari.
Ad accomunarle è lo scontento verso l’overtourism, un fenomeno di turismo di massa irrefrenabile che, se da una parte produce ricchezza e benessere, dall’altra esaspera i cittadini che vedono le proprie vite modificarsi, in peggio.
Tra gli abitanti il malcontento cresce sempre di più. Ecco perché sabato 6 luglio a Barcellona sono scese in piazza circa 3mila persone per manifestare ancora una volta la loro contrarietà verso questa forma di turismo così invasiva e incontrollata.
Quello che emerge chiaramente è la preoccupazione, crescente e diffusa in tutto il paese.
In Spagna infatti non è la prima volta che si scende in piazza in mete vacanziere per difendere i propri diritti di cittadini.
A fine aprile erano stati gli abitanti delle isole Canarie, in 50mila, a mobilitarsi per dire no agli oltre 14 milioni di turisti che in un solo anno hanno invaso casa loro.
Anche a Malaga si è alzata la voce per ribadire come gli effetti negativi del turismo siano sempre più evidenti.
Che l’overtourism sia dovuto al post Covid? Certamente dopo la pandemia il turismo è cambiato.
E la Spagna è sicuramente uno dei paesi che più soffrono in Europa il nuovo modo di intendere il viaggio. Ma non è l’unico.
Anche in Italia abbiamo avuto esempi simili con episodi critici, si pensi ai fatti recenti dell’Isola delle Femmine in Sicilia.
È urgente e fondamentale quindi un confronto serio, allargato ai paesi europei interessati e coinvolti per trovare soluzioni condivise e funzionali per mettere un freno ad episodi che, anziché promuovere turismo, mettono solo a rischio il territorio.



